La maledizione del perdente (di Andrea Marsiletti)

Foto: Repubblica Parma

E’ da qualche giorno che me lo chiedo: “Ma non scrivo proprio nulla su Dall’Olio, prima di archiviare queste comunali e non parlarne più?

E quando domandavo consiglio a qualche amico mi sentivo rispondere: “Lascialo perdere. E’ come menare uno che caga!

In effetti infierire contro chi ha perso tutte le competizioni elettorali a cui ha partecipato è superfluo, prima ancora che poco elegante. Del resto era lo stesso Lucio Anneo Seneca ad ammonire che “anche sul campo di battaglia si passa oltre di fronte al caduto e si combatte con chi resiste.” Sì, caro Seneca, ma consentimi di contrapporti l’insegnamento del compagno Mao Tse Tung “Bastoniamo il cane che affoga” con cui il Grande Timoniere educava la Guardie rosse. E poi, dai, se il destino s’accanisce tanto contro di lui avrà le sue ragioni!

Dall’Olio è riuscito a confutare la teoria delle eccezioni e delle probabilità, del vento che “una volta tira di qua e una volta di là”, financo a liquidare dispute filosofiche irrisolte da millenni quali l’influenza del “caso”. Prima l’unica cosa certa nella vita era la morte. Dall’Olio ne ha aggiunta un’altra: dove c’è lui si perde.

Esordì in politica, ovviamente perdendo, alle primarie del 2012 contro Bernazzoli, poi è stato presentato come assessore durante il ballottaggio e il centrosinistra ha perso, poi si è candidato alle europee e non è stato eletto, poi ha perso le primarie regionali per Balzani, poi ha perso il congresso comunale del Pd con la Bonetti, poi ha perso il congresso provinciale con Bizzi, prima ancora le primarie nazionali per Civati… e chissà quante altre sconfitte avrà rimediato che mi sto dimenticando. Per fortuna sua (e del centrosinistra) fa politica solo da cinque anni!

Dall’Olio avrebbe perso anche le primarie per le comunali del 2017. Ma la sua partecipazione alla competizione avrebbe favorito Dario Costi e quindi, per una volta, il suo ruolo avrebbe potuto essere positivo dando una reale chance al centrosinistra di vincere le elezioni. Non se ne parla: Dall’Olio ha pensato bene prima di raccogliere le firme per terrorizzare l’avversario e alzare il prezzo politico, poi di ritirarsi e di appoggiare Scarpa, un candidato debole che non aveva nessuna possibilità di battere Pizzarotti.

Nel vedere Dall’Olio esultare ai festeggiamenti per la vittoria di Scarpa alle primarie gli elettori del centrosinistra si abbandonarono ai più plateali gesti scaramantici e scongiuri! Quando poi è trapelata la notizia che Dall’Olio fosse il vicesindaco designato, beh, a quel punto era scritto sulla roccia che Scarpa fosse spacciato. Quando poi scrisse che “la partita è tiratissima. Si vince o si perde per una manciata di voti“, quella era la certificazione che sarebbe stata una debacle per il centrosinistra, che in effetti perse con più di 10.000 voti di scarto.

Concludo spezzando una lancia in favore proprio di Scarpa.

Già, perchè è da settimane che tutti gli danno la colpa della sconfitta, che direttivi, politici, giornali si scervellano per analizzare cause e responsabilità… è colpa di Renzi, dei tre ex assessori di Vignali, di Costi, di Salvini, della Meloni, delle temperature alte, del mare pulito della Romagna, di Bonaccini, di Merola, dei sabatatori interne, dei profughi, degli scafisti, del sindacato, degli industriali…

Magari non è così. La verità si ritrova sempre nella semplicità, non nella confusione.

Scarpa è stato solo l’ennesima vittima della maledizione del perdente.

Implacabile, come la morte.

Andrea Marsiletti

PS: A bocce ferme, un giorno Scarpa ci toglierà la curiosità: la sparata che in “un anno azzererò lo spaccio in città”, dica la verità, gliela ha suggerita Dall’Olio?