11 agosto 355: Claudio Silvano si proclama imperatore romano

L’11 agosto 355 Claudio Silvano si proclama imperatore romano a Colonia.

Claudio Silvano (latino: Claudius Silvanus; … – Colonia Agrippina, 7 settembre 355) fu un generale dell’Impero romano, usurpatore in Gallia contro l’imperatore Costanzo II per 28 giorni nel 355.

Silvano, che era cristiano, nacque in Gallia. Era figlio del generale franco Bonito, il quale aveva servito sotto Costantino I nella sua campagna contro Licinio. Sostenne l’usurpazione di Magnenzio contro Costante I (350), ma Silvano defezionò in favore di Costanzo II poco prima della battaglia di Mursa Maggiore, in cui l’usurpatore fu sconfitto (351).

Sotto Costanzo salì la gerarchia militare fino a diventare magister peditum, comandante in capo dell’esercito di Costanzo. L’imperatore gli affidò il compito di respingere le tribù germaniche che stavano attaccando la Gallia oltre il fiume Reno: Silvano portò a termine il proprio compito pagando i Germani con le tasse che aveva raccolto (352-353).

Alcuni dei cortigiani dell’imperatore riuscirono a persuadere Costanzo che Silvano stava progettando di prendere il potere. Secondo Ammiano Marcellino, il prefetto del pretorio Volusiano Lampadio e il ministro Eusebio utilizzarono una spugna per alterare una lettera inviata da Silvano ad alcuni suoi amici a Roma. La lettera corrotta suggeriva che Silvano stesse provando a guadagnarsi supporto in città per un colpo di Stato. Silvano aveva contro tutti i collaboratori di Costanzo, a parte i generali franchi Malarico e Mallobaude: i cortigiani Apodemio e Dinamio composero persino nuove lettere false.

Costanzo mise sotto processo Silvano, ma i suoi alleati riuscirono a difenderlo dalle accuse infondate. Silvano però, non sapendo del successo dei suoi amici, pensò di difendersi dal pericolo di essere condannato proclamandosi effettivamente imperatore, l’11 agosto 355 a Colonia Agrippina (moderna Colonia, Germania).

Costanzo ordinò a Silvano di venire presso di lui a Milano, dando ad Ursicino l’incarico di andare a sostituire Silvano. Essendo Ursicino stesso in contrasto con i collaboratori di Costanzo, Silvano si fidò del generale e, ricevuta da questi la lettera di convocazione di Costanzo in cui non si faceva parola della ribellione di Silvano, si considerò salvo.

Ursicino, però, corruppe alcuni uomini di Silvano, i quali uccisero la sua guardia e, traendolo fuori dalla chiesa in cui stava pregando, lo scannarono, ponendo fine al suo regno di soli ventotto giorni. Lasciò un figlio, ostaggio di Costanzo, che però venne risparmiato.

È stata avanzata l’ipotesi che Ammiano abbia inventato la storia del colpo di Stato per giustificare l’assassinio di Silvano da parte di Ursicino, patrono dello storico. Secondo questa teoria, Costanzo si era ingelosito del popolare generale franco e ne aveva offerto il posto a Ursicino, il quale avrebbe assassinato il collega a seguito di un avvicendamento burrascoso. A supporto di questa tesi si è portato il fatto che Silvano non ha coniato alcuna moneta a proprio nome, a differenza di altri usurpatori di breve vita, quali Pemenio.

La tesi di un colpo di Stato inventato, però, è rigettata dalla maggioranza degli studiosi. La mancanza di monete coniate da Silvano viene spiegata col fatto che Treviri, la città più vicina a Colonia che avesse una zecca, aveva chiuso le sue porte a Silvano.