Per la Cavandoli il Comunismo vale di meno di uno spaccino del San Leonardo

Alla fine il gruppo consiliare della Lega Nord di Parma ha ritirato la mozione per mettere al bando il comunismo che aveva depositato a fine ottobre. La capogruppo Laura Cavandoli fa e disfa, con grande nonchalance, come se l’argomento fosse di quelli dappoco, come se stessimo discutendo se il panchinaro De Sciglio giochi meglio sulla fascia con davanti Cuadrado o Douglas Costa.

E pensare che l’iniziativa leghista era di quelle intriganti, capace di raccogliere su ParmaDaily 1.40o condivisioni Facebook per la mozione di Parma (leggi) e 3.100 per quella di Soragna (leggi).

Il Gruppo del Carroccio avanzava richieste impegnative, mica noccioline: “perseguire penalmente con pene severe chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri dell’ideologia comunista. Il comportamento è punibile anche se commesso attraverso la riproduzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti, persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità”, con pena aumentata se il reato dovesse avvenire per via informatica (es. Facebook, Twitter, Instagram)”. Accipicchia!

A questo punto non mi stupirei se qualche comunista che ha sfilato a Soragna contro la messa al bando del comunismo (ignorando che nella storia tutti i Partiti comunisti arrivati al potere hanno messo fuorilegge gli altri instaurando la dittatura del proletariato a partito unico – leggi) esulterà per questo passo indietro del partito di Salvini intimorito dal poderoso sbandieramento messo in campo qualche mese fa. In tempi avari di soddisfazioni, anche questa è una grande vittoria politica.

In realtà è vero l’opposto: il ritiro della mozione da parte della Cavandoli è stato un atto anticomunista. La Cavandoli lo dice chiaramente: il Comunismo è così una roba del passato che anche solo parlare è tempo sprecato, perchè “ritengo doveroso e urgente concentrarsi sui temi che preoccupano i cittadini, in primis l’emergenza sicurezza e la drammatica situazione dei negozi in centro oramai cannibalizzati dall’incontrollata proliferazione centri commerciali”. Per la Cavandoli il Comunismo vale meno di uno spaccino del San Leonardo, che sappiamo lei neppure consideri una “risorsa”.

Per la capogruppo leghista già solo disquisire di Comunismo fa perdere voti perchè dà l’idea agli elettori di occuparsi di preistoria politica e non di cose serie. Neppure Stalin arrivò mai a essere così tranciante e sprezzante come la Cavandoli, persino nei confronti di Trotsky, che il Maresciallo dell’Unione Sovietica degnò sempre di attenzioni, prendendosi persino la briga di mandare in Messico un sicario per ammazzarlo a colpi di picozza in testa.

A pensarci bene forse solo Nikita Krusciov ha raggiunto i livelli di anticomunismo della Cavandoli.

Andrea Marsiletti