Rassegna JazzU al Circolo Zerbini: Parma diventerà una piccola Parigi del Jazz? (di M. Scaccaglia)

Rassegna JazzU al Circolo Zerbini: Parma diventerà una piccola Parigi del Jazz?

Un titolo del genere probabilmente avrebbe suscitato sorrisini ironici, pungenti ilarità.

Fino a ieri forse.
Il bel ParmaJazz Frontiere, il Festival del Maestro Roberto Bonati, nonostante l’importante portata culturale, da solo, non sarebbe bastato a giustificarlo.

E allora cosa può essere successo nel frattempo? Una sparata del sottoscritto per attirare l’attenzione? Certo, fa parte del mio stile (bieca provocazione contro strati comatosi della vita culturale).

Ma in questo caso credo proprio di no: per come la vedo io sta davvero succedendo qualcosa che può dare a Parma, nel jazz, uno spessore culturale di rilievo.

Con tutti i “se” del caso. Molto dipenderà dalla risposta della città…

La notizia della Rassegna JazzU al Circolo Arci Zerbini, proprio nella degradata e bellissima Via Bixio, è stata quindi il fulmine a ciel sereno che ha provocato tutte queste aspettative; dando vigore, meglio dire speranza, a chi ormai si stava abituando al perenne complesso di inferiorità nei confronti dei cugini e parenti lungo la via Emilia e “sulla via per Mantova” (cit.)

Non che lo Zerbini abbia mai lesinato sulla bontà delle proposte, soprattutto nel campo jazz.

Ma stavolta sembra esserci stato un deciso salto di qualità, maturità. Un nuovo livello che può essere decifrato isolando gli elementi strutturali che sostengono, in ombra, la rassegna.

Un metodo, un approccio che si può ritrovare in realtà affermate e cosmopolite, dal Blue Note di Milano a quel sancta santcorum che è la Knitting Factory di New York: un mix chimico, studiato e fisiologicamente figlio delle scelte fatte, che (incrociando le dita) può davvero essere il carburante necessario per invertire la rotta. E io, dalla tavola periodica delle esperienze musicali, evidenzierei:

1 La Dimensione Club: il corpo ideale e seminale per il Jazz è il club. La vocazione di questa musica è diffondersi in una oscura e fumosa caverna platonica, modellata dai e per i riverberi dei charleston di batteria e dalle onde para-percettibili del contrabbasso. Miasma venefico e benefico, nel quale le ance e le trombe possono aleggiare senza timore e le chitarre espandersi senza limiti spaziali. Non è operazione immediata, non basta un locale qualsiasi, ci vuole la mentalità e soprattutto il lavoro di ristrutturazione continuo. In ogni senso.

2 Il Think Tank. Fondamentale. Ebbene sì, nonostante le ambizioni personali, nonostante quel che crediamo di essere o di sapere: non tutti possono permettersi il lusso di concepire una rassegna jazz come dio comanda. Occorre cultura specifica, esperienza fuori e dentro dal palco, e tanta frequentazione dell’ambiente per poter distinguere le “sòle” dalla sostanza; le chimere da chi ha davvero in corpo un dna duraturo: scegliere chi ha “qualcosa da dire” insomma. Poca improvvisazione per gli improvvisatori (bellissima!). E il Think Tank della rassegna pare essere formato da un combo di artisti-organizzatori che masticano il linguaggio. Che hanno il pelo sullo stomaco.

3 La motivazione. Eggià! Senza vivere nel mondo delle fate e degli elfi, la motivazione deve contenere una buona dose di sano e perduto altruismo (forse masochismo, un pizzico). La volontà di operare considerando i bilanci, certo, ma senza l’ossessione del ritorno economico: altrimenti mica fai una rassegna jazz a Parma, aggiungo.
Sembra che le teste pensanti coinvolte abbiano la presunzione di “dover provarci” per un bene più diffuso dell’immediato tornaconto personale. Nessuno di loro compare tra gli ospiti musicali, e da quello che so (mi fido) non vi sono compensi per “consulenze” a pesare sul bar. L’intenzione è quella dell’offerta. Offrire alla città un’occasione per godersi a pochi passi da casa, il meglio della scena italiana attuale.

4 La Linea Programmatica. Stringi stringi, da qui si deve passare. E qui il programma c’è. Ma non bastano i nomi, occorre una “linea guida”, programmatica appunto.
Parola che suona appena MinCulPop, ma che descrive la non casualità dell’approccio, finalmente. Racchiude la consapevolezza e quindi il rispetto di una nobile filologia, il seguire un solco maturo riproponendolo attualizzato.. Il Jazz italiano ha una storia degna di nota: dalle incursioni di Chet Baker al lavoro del compianto Gianni Basso o di Franco D’Andrea per Philology. L’Italia grazie ai suoi Conservatori e alla tradizione musicale melodica, ha sempre avuto qualcosa da dire in merito.

Quando ho letto i nomi del brillante batterista Lorenzo Tucci, del sax di Max Ionata (senza Gegè Telesforo credo, lo Zerbini mi confermerà…) e dello spettacoloso trombone di Andrea Andreoli, mi è salita l’acquolina in bocca! Gente dal curriculum brillante e dalla reputazione alta, interpreti fondati e dall’ascolto ricco, che fanno ben sperare per quelli che non conosco: dai giovani Offset Quartet al più classico Nico Menci Trio, eccetera eccetera…

E dopo questa noiosa e autoreferenziale parte introduttiva, mi permetto qualche domanda al “direttorio” di questo sforzo rivoluzionario nella cultura cittadina. Con la mediazione della responsabile della comunicazione Arianna Petrone, mi rivolgerò a questo ipotetico “Mr JazzU”, sperando di non essere irriverente nel momento in cui la fonazione si manifesterà…

Max:”Potrei esordire col classico “com’è nata l’idea…”, ma il lettore è già fiaccato, quindi chiederò se il vostro stato mentale è stato certificato come salubre, in seguito alla evidente pazzia di questa operazione. Avete forse commesso l’errore di sopravvalutare Parma?”

Michele Morari: “Beh, mettere il limite davanti al creare non è proprio indole del musicista jazz. Per cui il limite non esiste dal momento che non lo vuoi vedere”

Beppe di Benedetto: “C’è voglia di bellezza, di cambiamento, di arte e cultura, di progetti curati e di utopie, ne ha bisogno Parma, ne ha bisogno il Mondo. Percepisco questo nei commenti sui social. La scommessa è che la voce si espanda in maniera autonoma, che ogni appassionato di cultura in generale e di Jazz nello specifico si faccia portavoce e ci aiuti nel far conoscere ad amici e conoscenti questa realtà. La politica dal basso attua questi propositi, no?”

Stefano Carrara: “In un sistema che ci porta all’omologazione, la follia è un valore. Tendiamo a ripercorrere le stesse strade, sicuri nelle nostre piccole certezze. Qui il proposito è quello di mostrare un percorso complementare, e visto che le vie convenzionali sono intasate….”

Giacomo Marzi: “Non abbiamo sopravvalutato Parma, come non avremmo sopravvalutato Tizzano Val Parma se lo Zerbini si fosse trovato a Schia, semplicemente perché una proposta culturale di qualsiasi genere richiede solo che il pubblico ne sia abituato e un minimo conscio. Prendi un americano dell’Iowa e dagli da mangiare dei cappelletti. La prima volta dirà che è più gustoso l’hamburger, la seconda volta sarà stupito del fatto che effettivamente sono buoni, la terza volta ti dirà che sono più buoni dell’hamburger. Cerco sempre di coinvolgere nuove persone nell’ascolto di questa musica a cui sto dedicando la vita, e la reazione che in assoluto preferisco è quando ci si rende conto che tante cose che paiono astruse e lontane, se ascoltate con un minimo di cognizione sono più vicine alla nostra sensibilità di quanto si possa pensare: “Buddy Rich? Ecco dove ha copiato Ian Paice, solo che l’altro era un po’ più preciso”

Luca Savazzi: “Per un certo periodo Parma è stata definita Capitale della musica e non ne ho mai capito la motivazione reale. Sicuramente in questa città esiste da sempre un fermento musicale quantomeno trasversale. La nuova rassegna jazz non è altro che la conseguenza logica e naturale dello spirito jazz di Parma”;

Max:”Un Think Tank composto in buona parte da musicisti di talento… Come avete fatto a non sbranarvi a vicenda, data la massiccia concentrazione di ego che abitualmente compone la personalità dei jazzisti?”

Michele Morari:“Ovviamente ci sbraniamo (oh là… n.d.a.). Ma il nostro obiettivo è più forte. E alla fine i veri rapporti non sono mai troppo pacifici”;

Beppe: “Ci siamo sbranati (rido) riconoscendo nello stesso tempo il valore, le competenze e la buona fede di tutti i protagonisti delle scelte. L’idea che non ottiene la maggioranza vuol dire che non è una buona idea, forse”;

Stefano: “Il voto, incredibilmente, qui funziona ;)”;

Giacomo:”La cosa bella di questa operazione è lo sbranamento che ne consegue. Beppe sa della mia allergia per il Pat Metheny Group, per il quale lui ha una venerazione, ma ci si vuole bene lo stesso perché alla fine ci si trova a suonare assieme e ci si stima perché ci fidiamo l’uno dell’altro, cercando di metterci sempre al servizio della musica che cerchiamo di creare. Cercando di stilare una programmazione, accade la stessa cosa. E’ come con le fanciulle: magari è vegana e non ti farà mai la tasca ripiena, ma ride guardando “Una pallottola spuntata” ed ha il sorriso più bello del mondo”;

Luca: “Ti dirò.. siamo colleghi, compagni ed amici, sempre pronti ad aiutarci a vicenda così come a litigare furiosamente, ma sempre con rispetto”

Max: “Lo Zerbini sta alzando il tiro di anno in anno, con precisione e resilienza (ecco ho usato questa parola anch’io, finalmente), chi glielo fa fare?”

Michele: “Penso che ci siano posti che ti fanno sentire a casa, per cui tutti avrebbero voglia di rendere migliore la propria casa giorno per giorno”

Beppe: “I circoli Arci hanno nello statuto il compito di offrire ai soci cultura. Tra i circoli Arci alcuni attuano questi principi, altri no. Mettiamo insieme questo aspetto all’amore per la musica ed il gioco è fatto”

Stefano: “Dovremmo chiederlo ai gestori dello Zerbini… Ma a pensarci bene questo spazio è cresciuto negli anni, fino a diventare un punto di riferimento che valica i muri della città, per cui non è nemmeno così lontana l’idea che anche una proposta di questo tipo possa continuare ad avere un pubblico, tanto più nel momento in cui ci si prodiga per offrire una stagione che nelle premesse non è affatto male…”;

Giacomo: “Più che per il pur enorme rischio d’impresa che il locale sta correndo, sono personalmente stupito e grato che il Circolo ci abbia accordato una fiducia cieca e totale, non interferendo minimamente con le nostre scelte”

Luca: “Il mondo continua a girare, se ti fermi proverai la terribile sensazione di tornare indietro…”

Max: “Quanto lavoro vi è costato tirare in ballo tutti questi nomi? Quanto è servita la vostra esperienza sul campo?”

Michele: “Il lavoro è stato tanto e faticoso, telefonate, mail, etc. Questi nomi probabilmente un pò ci conoscevano tutti personalmente e si sono fidati. Dopo di che è bastato solo esporre loro la nostra idea e tutto è successo da solo””

Beppe: “In tutti questi anni spesi nel girare l’Italia ed il mondo suonando in rassegne, festival, stadi, teatri, club ecc, ho sempre notato gli esempi virtuosi dei diversi posti in cui ho avuto il piacere di suonare. Grazie ad internet leggo i pareri di critici, dei gusti del pubblico, dell’idea di dove la musica debba andare nella sperimentazione e nella conservazione della tradizione. Ho fatto tesoro delle mie esperienze e le ho messe al servizio della comunità musicale di Parma (passando prima dalla feroce 🙂 critica dei miei colleghi direttori artistici), considerando il fatto che, in questo modo, confronterò con la realtà le mie idee e avendo la possibilità di affinarle con l’esperienza sul campo”

Max:”Rimarrete molto delusi se la rassegna non avrà la risposta che oggettivamente merita? Cosa vorrebbe dire nel caso? (domanda dall’atavico intento scaramantico ed esorcizzante)”

Michele: “Siamo pronti a questo, anche se stiamo lavorando proprio per non lasciare nulla al caso. Non abbiamo il controllo su tutto, noi possiamo offrire, ma poi l’altra metà dovrà farla il pubblico. Siamo fiduciosi”

Beppe: “Vorrà dire che non saremo stati capaci di comunicare il valore di queste musiche. Sono convinto che la musica Jazz (ma non lo dico solo io eh?) sia espressione dei valori della società contemporanea, un esempio perfetto dei valori di storia, tradizione, sperimentazione, confronto, arte, cultura, multidisciplinarietà, multiculturalità”

Stefano: “Ci sono infinite variabili a determinare il successo o l’insuccesso di questa “idea”, ma l’ottimismo impera, e tra i tanti che sceglieranno un mercoledì godereccio, ci saranno alcuni che sceglieranno un mercoledì godereccio ;)”

Giacomo: “Significherà che avremo sbagliato visione. Riallacciandomi a quanto detto in merito al presunto o possibile scontro di personalità all’interno della d.a., questo ci ha permesso di creare qualcosa di variopinto. D’altra parte, dunque, ci si potrebbe contestare il fatto che non abbiamo un’identità precisa. Ebbene, sono felice di questo. La scena è variegata e noi vorremmo dare una foto della scena, non promuoverne soltanto una parte, geograficamente o stilisticamente. Speriamo che questa scelta paghi”

Luca: “Ci saranno errori così come ci saranno insuccessi, per capire bisogna provare e sopratutto fare. La volontà e l’onestà di intenti ci sono, ne riparliamo a fine stagione”

Insomma… non resta che provarci a mettere piede allo Zerbini; staccandolo dal divano e da Netflix (parlo per me). Credo che l’offerta sia assolutamente sopra la media, potenzialmente sorprendente.

Concluderei male, ovvero facendo una piccola morale superflua… perdonatemi sono i danni inflitti da “Cuore” di De Amicis a generazioni di studenti delle elementari (lo scrivano fiorentino). Credo si possa investire in una qualche sfida ogni tanto. Escluderei per un attimo quella tecnologica, abusata, a favore di quella umana: seguire il bisogno soffocato di spazi, di arricchimento, tramite il contatto diretto coi luoghi, con le persone e coi suoni ovviamente.

Qui credo vi sia davvero la possibilità di trovare dietro casa un pacchetto viaggio, una Spa del benessere, una “zona franca” di crescita almeno culturale (chissà se umana, di riflesso).

Buon ascolto.

Max “Edmondo De Amicis” Scaccaglia

La programmazione di gennaio, ogni mercoledì:

10/01 “Lorenzo Tucci Sparkle Trio” (ascolta)

17/01 “Max Ionata Trio” (ascolta)

24/01 “Offset Quartet” (ascolta)

31/01 “Nico Menci Trio” (ascolta)

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