La minoranza di centrosinistra: “Il Tar dà torto al Comune per la chiusura dell’open shop di via Bixio. L’improvvisazione non sostituisce la politica”

Il Tar ha accolto la domanda cautelare dell’open shop di via Bixio, che come si ricorderà era stato chiuso alcune settimane fa con grande dispendio di celebrazioni propagandistiche dell’assessore Casa il quale non aveva mancato di vantarsi per questo secondo lui significativo passo nella lotta al degrado cittadino.  “Esprimo la mia soddisfazione per il risultato raggiunto (…) Continueremo sulla strada della lotta al degrado in collaborazione con le Forze di Polizia, intervenendo con decisione nei confronti di quelle attività commerciali che costituiscono causa delle criticità segnalate dalla cittadinanza“.

Premesso che i cittadini che lamentano il degrado hanno certamente ragione e che non entriamo nel merito della specifica tipologia di attività commerciale, in questo caso essi dovranno lamentarsi con il Comune. Infatti il Tar accogliendo la istanza cautelare (e quindi occorrerà attendere il merito del giudizio) ha chiarito che chi ha sbagliato è il Comune. Risulta infatti che:
a) l’open shop era in regola sul piano delle attività svolte, nonché delle merci vendute;
b) chi non ha rispettato le regole è stato il Comune, il quale (quantomeno sul piano del giudizio cautelare) ha illegittimamente disposto una chiusura che non poteva disporre in relazione alle norme vigenti ed alle fattispecie riscontrate;
c) certo che se chi fa i controlli è il primo a non applicare le regole, o a farsele come gli conviene, sarà allora ben difficile combattere il degrado, a meno che la prospettiva del Comune non sia quella di sospendere lo stato di diritto;
d) un Comune che si fa condannare alle spese non può rivendicare autorevolezza sul tema della legalità, di cui solitamente parla per dare colpe ad altri, in particolare quando dichiara che la sicurezza è un problema di mancanza di certezza della pena, quando è il primo a non applicare correttamente le norme e a non dare l’esempio.

Il provvedimento del Tar chiarisce anche altre cose non secondarie:
a) non si possono accusare i gestori e\o titolari dei locali se essi sono in regola e se non hanno diretta responsabilità nel provocare situazioni di degrado: Si possono invece pretendere, da parte delle forze preposte alla gestione del territorio, controlli dei comportamenti di degrado e maleducazione che sono fastidiosissimi per tutti, ma che non necessariamente sono attribuibili alle attività economiche;
b) il Tar chiarisce che l’elemento aggregante nel caso di specie è la fruibilità della rete WI FI messa a disposizione dal Comune: in via Bixio (stessa cosa in Battistero): sarebbe quindi opportuno dotare la città di una rete funzionante ovunque se si vuole impedire la concentrazione in alcuni luoghi di persone;
c) il Tar evidenzia infine ciò che già nel caso del Giardino di San Paolo avevamo sostenuto: la chiusura di un luogo non risolve il problema del degrado, semplicemente lo sposta altrove.

Insomma non è così che si fa politica, ed è lecito oggi avanzare qualche dubbio anche su altre limitazioni e provvedimenti restrittivi adottati dal comune in passato. Questa ordinanza, oltre a evidenziare la scarsa competenza con la quale si è mosso l’assessorato e ad esporlo ad un brutta figura, mette ancora una volta in chiaro che sul piano dei controlli amministrativi non è tutto oro quello che fa luccicare l’amministrazione.

Il degrado si combatte con la politica, la vera grande assente di questa vicenda.

Gruppi consiliari PD – Parma Protagonista – Parma Unita Centristi