La scherma a Parma: valori, risultati, integrazione. INTERVISTA a Marco Melli

Calcio, football americano, pallavolo… in questi sport la tradizione di Parma è conosciutissima. Ma non tutti sanno che c’è anche una Parma che tira di scherma. Si tratta di una realtà dinamica che ha raggiunto ottimi risultati e che vogliamo conoscere meglio intervistando Marco Melli della ASD Club Scherma La Farnesiana.

Marco, partiamo dai valori: quali sono quelli della scherma?

Il primo direi il fairplay obbligatorio. Chi pratica il nostro sport educa la mente alla correttezza. Al di là del rispetto delle regole durante la competizione, siamo obbligati a fare il saluto all’avversario, all’arbitro e al pubblico sia all’inizio che alla fine. Sono gesti che attestano un rispetto per tutti coloro che partecipano all’incontro.
La scherma ha una duplice funzione educativa: psicomotoria e culturale. Fino a quando nelle scuole a ogni sport era abbinato un punteggio, la scherma aveva più punti, proprio per le sue caratteristiche e la sua storia.

In Italia la tradizione schermistica è fortissima.

Sì, siamo la federazione più medagliata.

Il primo trattato illustrato di scherma fu scritto alla Corte di Francia da un italiano nel ‘700. Insieme all’Italia primeggiano le repubbliche dell’ex Urss, la Polonia, la Germania, ovvero nazioni dalle marcate tradizioni militaresche. Allo stesso modo in Italia le città storicamente più forti sono quelle di porto: Napoli capitale del Regno delle due Sicilie, le province della Sicilia, Venezia, Mestre, Jesi.

E Parma?

Nella nostra provincia la scherma è nata con noi nel 1993, all’epoca con il Cus Parma. Poi la situazione si è evoluta e nel 2001 è stata fondata la Farnesiana. E’ con la Farnesiana che abbiamo raggiunto l’apice dei nostri risultati, in particolare con la partecipazione nella massima serie nazionale della nostra squadra femminile composta da ragazze tutte parmigiane. Eravamo la seconda squadra non professionistica, dietro il Club Scherma Roma che, in realtà, paga i propri atleti.

Quali abilità particolari sono necessarie per praticare la scherma, al di là del talento indispensabile per chi vuole eccellere?

Mi piace definire la scherma come il migliore equilibrio tra corpo e mente. Richiede sforzi massimali protratti nel tempo e reazioni complesse in pochi millesimi di secondo. Gli spazi sono stretti, perchè la pedana è larga un metro. Dovendo sorprendere l’avversario l’intensità del gesto è molto elevata, così come la velocità nel prendere le decisioni.

L’atleta più alto è sicuramente più portato rispetto a quello meno alto, però l’elenco dei medagliati dimostra che possono primeggiare anche persone non altissime. Si pensi, ad esempio, a Valentina Vezzani, che è stata il top in sei competizioni olimpiche.

La competenza strategica è una componente molto importante, con la quale si riesce anche a compensare una mancanza di preparazione fisica. Ciò dà più opportunità a chi voglia dedicarsi. Tra due atleti allenati allo stesso modo, quello che ha l’intelligenza strategica maggiore vince.

Poco tempo fa la Farnesiana è stata protagonista di un bellissimo evento internazionale. Puoi parlarcene?

Grazie al Lions Club di Colorno e agli altri Lions della provincia abbiamo organizzato, in collaborazione con sette società provenienti da tutta Italia, un evento integrativo che, per la prima volta, vedeva competere schermidori non vedenti, schermidori in carrozzina e schermidori normodotati. Tutti tiravano con tutti. Il vedente si bendava per tirare con quello non vedente e quest’ultimo si sedeva sulla carrozzina per fronteggiare l’atleta con difficoltà motorie. La scherma è stata uno degli sport che più ha favorito l’integrazione. Mentre noi organizzavamo questa competizione, a Verona si svolgevano i mondiali Under 20. Ci siamo resi disponibili a ospitare le squadre che volessero fare il training presso la nostra struttura prima dell’appuntamento mondiale. Abbiamo ospitato la nazionale algerina. E’ stato scambio di conoscenze molto ricco, nel quale ciascuno ha portato la propria tradizione. Siamo rimasti in contatto… nel futuro, chissà, potremo fare altre cose insieme. AM