INTERVISTA – Gentian Alimadhi: “I sovranismi e le frontiere presidiate dai cannoni preludono a guerre e disastri per tutti”

Intervista  a Gentian Alimadhi, avvocato italiano di origini albanesi, che nel 2017 si è presentato alle primarie del centrosinistra di Parma.

Mi pare che nel dibattito politico pochi altri argomenti siano stati centrali come oggi è quello dell’immigrazione in Italia. I sondaggi accreditano il raddoppio dei voti di Salvini in solo un mese di governo. Perchè, secondo te, siamo arrivati a questo punto?

Oggigiorno l’elettorato è estremamente volatile: pensiamo solo al 41% di Renzi di qualche anno fa, dov’è adesso? E questo, si badi bene, non è affatto un fenomeno nuovo ma che inizia nei primi anni ’90 con la spettacolare liquefazione di DC e PSI, forze politiche che avevan dominato la scena per cinquant’anni e radicatissime sul territorio. Ma soprattutto l’elettorato è spaventato. La lunghissima e durissima crisi ha colpito larghi strati di popolazione e ha minato quella fiducia nel futuro che per decenni ha accompagnato la crescita del Paese. La reazione a questa inquietudine ha portato a sopravvalutare i rischi connessi al fenomeni migratorio, che d’altra parte è incontenibile. Non va dimenticato che se all’Italia va il merito di aver salvato migliaia di vite, le politiche di accoglienza e integrazione praticate non sono state, complessivamente, all’altezza della situazione.

Come giudichi la decisione di Salvini di chiudere i porti alle navi della ONG?

Salvini ha dato la risposta più semplice ed immediata, ma di assai corto respiro: si chiude a tutte le ONG, sia a quelle che salvano vite umane, sia a quelle che sui migranti speculano (cosa questa tutta da dimostrare). E l’elettorato, come abbiamo visto, ha risposto positivamente nell’immediatezza

Oggi tanti in Italia si chiedono come possa l’Italia continuare ad accogliere se gli altri Paesi europei mettono i loro eserciti alla frontiera con l’Italia? Che risposta dai?

Come è scoppiata la prima guerra mondiale? Perché risultò impossibile fermare le mobilitazioni a catena e i conseguenti ultimatum. Sta accadendo qualcosa di analogo: se la Germania chiude, l’Austria finisce per fare altrettanto. E, a catena, l’Italia che già era stata lasciata ampiamente sola nella gestione degli sbarchi, in particolare dei c.d. migranti economici. Il senso di solitudine e di pericolo degli italiani è stato creato anche dalle chiusure e dalle sottovalutazioni di Bruxelles e dei nordeuropei. Attenzione: se è giusto polemizzare con Francia e Germania per episodi e atteggiamenti non accettabili, è anche giusto tenere presente che sono i Paesi che più di tutti gli altri hanno accolto e cercato di integrare masse ingenti di migranti. Mettiamoci bene in testa, come italiani ma anche come francesi e tedeschi, che non esiste un’alternativa alla gestione cooperativa e solidale al fenomeno. I sovranismi e le frontiere presidiate dai cannoni preludono a guerre e disastri per tutti.

Pensi che il Pd abbia sbagliato qualcosa sul tema dell’immigrazione?

Il PD ha largamente sottovalutato l’impatto del fenomeno. Ha rivendicato le iniziative di salvataggio in mare, mai lodate abbastanza, ma non ha capito quali disagi e quale percezione di insicurezza l’arrivo di masse ingenti di migranti creavano, soprattutto negli strati popolari. Il ministro Minniti ha inaugurato una politica complessa, fatta di soccorso ma anche di contenimento del fenomeno, attraverso la negoziazione con il Paesi africani e con il coinvolgimento delle Nazioni Unite, oltre che dell’Europa. La sua azione, che avrebbe dovuto essere completata con più efficaci politiche di integrazione sul suolo italiano ed europeo, è arrivata troppo tardi per essere compresa e apprezzata come meritava. Nello stesso momento Salvini ha detto: in Australia e negli Stati Uniti non si sono rassegnati per niente, e la stanno spuntando, specialmente l’Australia che in effetti ha azzerato i flussi. A chi dovrebbe aggrapparsi, secondo te, una persona spaventata?

Dal suo osservatorio, quale credi sia oggi il livello di integrazione nella nostra città?

E’ fatto di luci ed ombre. Lo spirito parmigiano inclina all’accoglienza, ma le politiche di integrazione sono ancora largamente carenti. E, sia chiaro, non vanno disgiunte dalla azione ferma e decisa per contrastare e correggere i cattivi comportamenti che creano inquietudine e disagio, anche quando non rivestono profilo penale.

Cosa di più e di meglio, nel concreto, potrebbe fare il sindaco Pizzarotti per favorire l’integrazione a Parma?

In occasione delle ultime elezioni amministrative mi sono presentato alle primarie del centro-sinistra, ponendo la cultura, intesa come inclusione e trasferimento di valori, al centro della mia proposta. Ho anche collaborato alla stesura di un ampio documento sul rapporto sicurezza – inclusione. Spero che Il nostro Sindaco abbia preso in considerazione le mie proposte, che peraltro sarei onorato di poter discutere con lui e con i suoi collaboratori. AM