INTERVISTA – Luca Ceci: “Aspetto ancora le risposte sulla violazione della privacy della videosorveglianza comunale”

Intervista a Luca Ceci, cittadino di Parma che si è visto vittima di una brutta vicenda riferita al sistema di videosorveglianza comunale di cui abbiamo già dato conto (leggi). Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Da cittadino si è trovato in una situazione spiacevole: foto scattate alla sua macchina dalle telecamere della videosorveglianza della Polizia Municipale non sono state distrutte come invece prevede la legge. Può spiegarci meglio l’accaduto?

Questa vicenda ha in effetti riguardato tutti i membri della famiglia in quanto tale automobile era di proprietà di mia moglie, l’assicurazione era intestata a me e l’auto veniva utilizzata da me, da mia moglie e da mio figlio.

Le sette immagini, riprese da una telecamera OCR posta in via Savani, dovevano essere state distrutte mesi prima e facevano in ogni caso riferimento ad un auto che non rientrava in nessuna lista speciale: non si trattava di un’auto rubata o priva di assicurazione o segnalata dall’Autorità Giudiziaria per qualsivoglia motivazione.

Una volta accortosi di questo fatto, quali azioni ha intrapreso?

Quando siamo venuti a conoscenza che tali immagini erano state, oltretutto, fornite a terze parti, a nostro avviso immotivatamente, ci siamo rivolti, fin dal 6 febbraio 2018, prima alla Polizia Municipale e poi al Comune di Parma senza ottenere risposte minimamente esaurienti.

Qual è stato l’atteggiamento del Comune di Parma?

L’atteggiamento del Comune di Parma è stato particolarmente strano. A fronte di numerose nostre comunicazioni scritte, anche via raccomandata, non ci è mai stata data alcuna spiegazione di come potesse essere successa una cosa tanto grave. Infatti, oltre ad aver riguardato tutti i membri della mia famiglia, tale incresciosa situazione potrebbe aver riguardato migliaia di altri cittadini di Parma che semplicemente, a differenza nostra, non si sono mai accorti di aver subito una tale violazione della propria privacy. Il Comune di Parma, in via informale, ha individuato in questi mesi almeno quattro diversi interlocutori con cui abbiamo interloquito direttamente o telefonicamente o via email. Quasi subito tutti e quattro tali interlocutori si sono chiusi in un assoluto mutismo affermando che era in corso un’indagine interna. Oltretutto, il Comune di Parma non ci ha mai comunicato chi è il responsabile del trattamento dei dati.

La Lega Nord si è interessata del caso. Con quali effetti?

Solamente a fronte dell’interessamento dei Consiglieri Maurizio Campari, Emiliano Occhi, Laura Cavandoli e Carlotta Marù che, in data 16 aprile 2018, hanno presentato un’Interrogazione in Consiglio Comunale sono arrivate le prime ammissioni ufficiali da parte del Comune di Parma. Il Comune di Parma ha ammesso che quelle sette immagini non avrebbero dovuto più esistere. Il Comune di Parma ha ammesso che tali sette immagini sono state fornite a terze parti ed ha confermato l’esistenza di una indagine interna. Ringrazio in particolare i quattro consiglieri della Lega Nord per aver saputo cogliere la gravità del problema ed essere riusciti perlomeno a “smuovere le acque”. Ringrazio anche il rappresentante del M5S Alessandro Guardamagna che ha espresso pubblicamente il suo giudizio in merito a tale vicenda dai contorni oscuri. Colgo infine l’occasione per ringraziare anche il Presidente del Movimento Nuovi Consumatori Remo Chierici per il supporto che ci ha generosamente concesso.

Adesso cosa ha intenzione di fare?

Recentemente ho inviato un’email ed una raccomandata al sindaco Pizzarotti, all’assessore Casa, al Direttore Generale ed al Segretario Comunale senza ricevere risposta alcuna. Un’indagine interna non può avere una durata infinita: dopo cinque mesi il Comune di Parma avrebbe dovuto già chiarire i contorni di tale oscura vicenda rassicurando i cittadini di Parma e mettendo in piedi un sistema efficace di controlli per evitare che cose del genere vadano nuovamente a danneggiare i cittadini di questa città. Invito il sindaco Pizzarotti e le parti politiche ad un pubblico confronto e ad un dibattito su tale scottante problema. Se Facebook e Zuckerberg hanno dovuto dare pubbliche spiegazioni a milioni di persone nel mondo, non si vede perché il sindaco di una città come Parma non dovrebbe sentire l’urgenza di fare altrettanto. AM