Retorica e cani anti-droga… (di MarcoMaria Freddi)

MarcoMaria Freddi (nella foto a sinistra)

Nel tempo in cui la complessità è ridotta a slogan non ci si può stupire di tanta retorica ma al netto della retorica e degli slogan non possono essere i cani antidroga ad educare nelle scuole.

“L’adulto non comprende il bambino e l’adolescente e perciò è in continua lotta con lui” così Maria Montessori, educatrice, pedagogista e filosofa, parlava del rapporto tra minori e adulti, tra il mondo dell’infanzia e quello degli adulti.

I recenti fatti di cronaca ci hanno mostrato immagini di poliziotti accompagnati dai cani antidroga all’interno degli edifici scolastici. Immagini vergognose che mai avrei voluto vedere, viene da chiedersi come può essersi sentito un ragazzino di fronte ad una dimostrazione di potere e di forza come quella che abbiamo visto nelle immagini di TV Parma e sulla Gazzetta.
Come adulti e genitori, dovremmo reagire difronte a ciò che è accaduto nelle nostre scuole e domandare, ai dirigenti scolastici, le ragioni di questa scelta poiché per certo non possiamo abbandonarci all’idea che la scuola declini il suo ruolo educativo alle forze dell’ordine.

Si fa fatica a credere che nel 2018, a scuola, si continuino a programmare interventi sulla “legalità” senza prima passare da interventi di prevenzione e formazione ma è proprio dalla scuola che si deve ripartire, parlando ai minori con un linguaggio più laico e meno ipocrita, un linguaggio capace di liberarsi dalla morale proibizionista e propagandista colpevole di aver prodotto stigma e paura tra i giovani senza arrivare ad alcun risultato se non aver creato disagio sociale.

Nessuno vuole che le sostanze stupefacenti entrino nelle scuole ed è proprio per questo che come Radicali abbiamo lottato per anni all’abrogazione della legge Fini-Giovanardi responsabile di aver prodotto solo carcerazione tra i giovani e per certo nessuna riduzione dei consumi.

La droga, è una questione di salute delle persone piuttosto che un problema penale.

In altri paesi del mondo i governi hanno deciso di cambiare rotta ed aprire a regimi di depenalizzazione e legalizzazione della cannabis ma questo ha significato investimenti nei servizi medico sanitari, territoriali, in progetti di prossimità e di riduzione del danno.

Legalizzare la cannabis avvicinerà i ragazzi alla sostanza e farà aumentare il consumo tra i più giovani o addirittura li avvicinerà al consumo di eroina, come dichiarato nell’intervista a TV Parma dall’agente che ha partecipato ai controlli nelle scuole?

Quante volte abbiamo sentito questa narrazione inesatta nei numeri e negli studi internazionali?

I dati che ci arrivano da Colorado e California –  due Stati Usa dove la cannabis è legale – sembrano smontare questa tesi, non solo non aumentano i consumi, ma quello dei più giovani sono in calo, in Canada invece  -  dove la legalizzazione è realtà da qualche mese –  le istituzioni, e in particolare il Ministero della salute, stanno cercando nuove strategie comunicative per indirizzare i giovani verso un consumo più responsabile: non più messaggi basati sul divieto, ma un’informazione più attenta sul come utilizzare la cannabis e quando sarebbe bene evitarlo.

Dicevo, parlare ai minori con un linguaggio più laico e meno ipocrita poiché parlando di cannabis, non esiste una dose letale e non ha mai causato un singolo decesso nella storia dell’umanità.

Le istituzioni conoscono i numeri, numeri che non giustificano l’insensato proibizionismo mentre parlando di un’altra sostanza, anch’essa psicoattiva, altamente dannosa ma del tutto legale in gran parte del mondo, – l’alcool – di questa, non si applicano le stesse brutali ed insensate leggi.

In un importante studio della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, l’alcol si piazza al 5° posto nella classifica sulle droghe più nocive e pericolose al mondo, in base a 3 fattori analizzati: danno fisico, dipendenza, danno sociale. La cannabis si ritrova all’11° posto.

Secondo l’Istat, il 64,5% degli italiani di 11 anni e più, ovvero 35,6 milioni di persone, ha consumato almeno una bevanda alcolica e secondo lo studio pubblicato nel 2015 su Scientific Reports, gli studiosi hanno calcolato che la cannabis sia ben 114 volte meno letale dell’alcool. Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno analizzato il rischio di mortalità di diverse sostanze di uso comune per scoprire che, a livello di utilizzo individuale, l’alcool è al primo posto seguito da eroina, cocaina e tabacco.

Secondo il sito Geoverdose.it, che monitora le morti per abuso di tutte le sostanze in tempo reale, le morti per sovradosaggio di sostanze, dal 1 Gennaio ad oggi, 7 Novembre, sono state 273, 240 per abuso di eroina e 17 per abuso d’alcol, non una per consumo di cannabis.

Più di 3 milioni di persone muoiono ogni anno per abuso di alcol nel mondo e l’allarme abuso alcol è la prima causa di morte tra i giovani, anche in Italia.

Alla retorica degli inutili ringraziamenti, preferisco pensare alla vita dei nostri giovani, la cultura e la conoscenza aiutano a sconfigge le complessità della nostra società, chiudersi nell’ideologici steccati del nulla non serve, mi aspetto che la politica, abbia il coraggio di guardare alla realtà, alla scienza ed ai numeri ma nel tempo in cui la complessità è ridotta a slogan, non ne ho alcuna speranza.

MarcoMaria Freddi
Radicale, Consigliere Comunale eletto nella lista Effetto Parma – Pizzarotti Sindaco