Biomasse, quando la green economy è grigia

29/06/2013
h.11.55

Un convegno intenso quello sulla combustione delle biomasse organizzato ieri sera al Toscanini da Gcr e Rete Ambiente Parma, con il patrocinio dei comuni di Parma, Langhirano e Montechiarugolo.
Un fitto elenco di relatori per richiamare l’attenzione sul mito delle green economy e sulle sue negative applicazioni nella realtà del nostro territorio parmense.
A partire dal cogeneratore Citterio, un impianto imponente che metterà a rischio le qualità ambientali di Poggio Sant’Ilario. A parlarne con i dettagli del caso Giuliano Serioli di Rete Ambiente Parma, che ha seguito in questi mesi la vicenda di Felino sospingendo la riflessione e l’attivazione dei comitati della pedemontana, per opporsi a questi ulteriori progetti che impattano su ambiente e salute dei cittadini, oltre che mettere a rischio l’agroalimentare di qualità.
Manrico Guerra, medico Isde, ha portato l’attenzione sulle emissioni di questi impianti, veri e propri piccoli inceneritori che minano l’ambiente per la qualità delle molecole in uscita dai camini. I tassi di incremento di malattie gravi come il tumore sono in forte aumento sul nostro territorio e l’attenzione dovrebbe rivolgersi a ridurre inquinanti in atmosfera e non certo ad incrementare le emissioni con nuove installazioni.
Stefano Bovis, sindaco di Langhirano, che di fronte al rischio di un raddoppio del problema di Felino ha posto il veto con una norma del Rue, ha sollecitato l’intervento legislativo per permettere ai comuni di decidere per i loro territori senza temere i ricorsi delle aziende proponenti, spesso interessate più al profitto che ad una reale intenzione di risolvere il ciclo dei rifiuti.
L’assessore ambiente di Montechiarugolo Maurizio Olivieri ha sviluppato il tema delle energie rinnovabili e delle occasioni per le amministrazioni locali di coniugare il vantaggio economico con la salvaguardia del territorio, in particolare con la produzione di biogas da immettere in rete.
Gabriele Folli, assessore ambiente del comune di Parma ha sottolineato le tante occasioni pulite che il tema delle rinnovabili offre, a partire dal risparmio energetico e il recupero degli edifici per ridurne le necessità energetiche.
Riccardo Dagli Alberi ha portato la testimonianza del comitato ambiente di Langhirano, messo in allarme dal progetto di cogeneratore poi stoppato dall’amministrazione. E’ necessaria la collaborazione degli enti locali con i cittadini e le loro istanze, dando priorità all’informazione.
E di un inceneritore già attivo ha parlato Luca Ori del comitato Rubbiano per la Vita, alle prese con il camino di Laterlite, che dal 2000 brucia oli esausti ed emulsioni oleose, con un forte impatto sul territorio, un inquinamento a norma di legge che non ha impedito ad Arpa di riscontrare livelli di tossicità delle emissioni molto alti, con presenza di sostanze mutagene, rilievi che però non hanno portato ad alcun intervento.
Da Monchio l’esperienza del consigliere ed ex assessore Pier Luigi Ricci. Una possibilità di sviluppo per la montagna ormai disabitata è proprio quella di investire nel risparmio energetico e nel corretto utilizzo delle fonti rinnovabili, che possono creare un circuito virtuoso con grandi vantaggi anche per le economie locali ormai in affanno.
Da Sala Baganza è Massimo Bacchi a portare l’esperienza del comitato Sala Ambiente che sottolinea la pericolosità dei progetti di centrali a biomassa che vanno anche contro la direttiva aria della comunità europea.
L’ombra dell’inceneritore di Parma si aggirava anche ieri sera in sala, tra domande dei giornalisti e interventi del pubblico. Partirà? E quando?
Curiosa la posizione di Bovis, contrario alla centrale a biomassa, ma ancora favorevole all’inceneritore di Parma, che in realtà non risolve e chiude il ciclo dei rifiuti ed è in sostanza un trasformatore di materia, con enormi ricadute ambientali ben superiori alle centrali di cui si parlava.
Dal pubblico la sollecitazione a trattare con attenzione anche le centrali a biogas visti i recenti problemi in Germania dati dall’enorme numero di impianti presenti.
Il territorio preso a singoli comuni e comitati può fare poco contro l’assalto del profitto camuffato da green economy.
Occorre formare una forte rete a livello provinciale che metta davanti a tutto e tutti la salvaguardia del territorio sotto il profilo ambientale e della salute, una rete innanzitutto dei cittadini attraverso la collaborazione e il dialogo tra i comitati, ma anche un patto tra i sindaci che rivendichi la superiorità dell’interesse locale e degli amministrati sopra ogni proposta o progetto imprenditoriale che metta a rischio beni comuni come la salute o la salvaguardi ambientale.
Si fa ancora fatica a superare l’orto del proprio comune per guardare al territorio circostante.
Basterebbe pensare al comportamento dell’aria, impermeabile ad ogni confinamento e democratica nel dispensare molecole buone o cattive, secondo le scelte che si fanno a monte.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

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