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La Trattoria Semivuota

06/08/2013

Il piatto forte della Trattoria Semivuota è il minestrone… si dice che così buono lo facciano solo a Santa Margherita Ligure.
Nonostante questo la cucina rimane discutibile anche se il servizio è comunque eccellente.

Io tigro, tu tigri, egli tigra è un film collettivo in tre episodi del 1978 che tenta di bissare il successo al botteghino del precedente Tre tigri contro tre tigri (distribuito l’anno precedente), ma con esiti meno felici.
La regia del primo episodio è di Renato Pozzetto, le altre due di Giorgio Capitani. La sigla di testa è di Sandro Lodolo.
Nel primo episodio un autotrasportatore di nome Elia, che usa un motocarro elaborato come una vettura da corsa, si farà assumere come cameriere in una casa di ricchi industriali, rimasti senza personale dopo che hanno licenziato la cuoca e il cameriere. Qui stringerà molta amicizia con il suo principale di nome Caminito (Cochi Ponzoni), con cui progetterà “L’eliminazione fisica della belva”, cioè l’omicidio della moglie. Anche se il piano è stato strutturato bene, la moglie non morirà, anzi, morirà il suo amante, l’ufficiale dei carabinieri amico della coppia, che in quel momento si trovava a letto con lei.
Rimasta viva, dovrà evitare lo scandalo dando dei soldi e mantenendo suo marito e il cameriere. Sfortunatamente per questi ultimi, la moglie ritroverà il progetto della sua uccisione, e loro due si troveranno nei guai. Memorabile il passaggio della trattoria “Semivuota”, nel quale Pozzetto entra per pranzo e si vede trattare malissimo sia dalla anziana proprietaria, che dall’unico avventore il quale tiene a precisare che “certa gente, il minestrone non se lo merita!”.
Nel secondo episodio, Della Spigola è uno scrittore di fantascienza che non riesce ad avere rapporti con la moglie. Prova invano a travestirla da personaggio spaziale, ma va in bianco. Durante la giornata Della Spigola viene rapito dagli alieni perché a conoscenza di informazioni su di loro, ma in realtà erano solo delle coincidenze. Per accertarsi lo sottopongono a dei test molto strani, tra cui quello della temperatura che c’è su Fobos (uno dei due satelliti naturali di Marte in cui vivono), il test sulla forza centrifuga, sull’intelligenza, e da quest’ultimo deducono che il suo quoziente intellettivo era pari a quello di una formica presente sul loro pianeta.
Notando la sua incapacità decidono quindi di utilizzarlo, con scarso successo, per la riproduzione con la Regina Nera di Fobos che, secondo lui, era una donna bellissima, ma invece si rivela essere una creatura orrenda. Essendo u
n essere umano inutile, gli alieni lo riportano sulla Terra e immediatamente racconta l’accaduto agli amici che, invece di credergli, chiamano un manicomio. Quando Della Spigola sale sull’autoambulanza chiamata, scopre che i due autisti sono degli alieni.
Nel terzo episodio, il più lungo, Roberto Micozzi, mentre gioca a pallone in una piazzetta romana, riceve la cartolina per la visita di leva. Corre subito dall’amica Italia, prostituta di cui aveva chiesto la mano quando aveva cinque anni, pregandola di raccomandarlo “nelle alte sfere” che lei conosceva, per essere riformato. Ma invece viene arruolato nel 5º reggimento Bersaglieri, e messo al comando di un manipolo di 30 bersaglieri su un carrarmato lungo il confine svizzero. Il primo giorno delle “Grandi manovre” assaltano una fattoria e rubano galline, poi decidono di andare a comprare le sigarette a bordo del loro carrarmato e partono verso Bellinzona, ignari di cosa sta per provocare il varco del confine.
Le vedette svizzere avvistano 30 soldati che entrano nel Canton Ticino. La notizia si gonfia: ai generali elvetici è riferito che sono 3 mila; poi lo speaker della Tv svizzera interrompe le trasmissioni ed annuncia che “3 milioni di bersaglieri italiani in assetto di guerra stanno invadendo la Svizzera”. L’allarme è generale e l’ordine del governo richiama alle armi tutti gli uomini validi, invitando la Svizzera alla resistenza contro l’invasore.
In realtà 30 ragazzotti sono arrivati in una Bellinzona deserta solo per fumare, e la prima cosa che fanno è dare l’assalto a un distributore di sigarette, che accetta i franchi ma non fornisce gli agognati pacchetti di sigarette. Allora puntano a una tabaccheria aperta, ma il tabaccaio è il sindaco della città (Walter Valdi). Sicché vanno a caccia del sindaco-tabaccaio, che scappa su un campanile. Assaltano il campanile, ma il sindaco stordito dal frastuono delle campane non ci sente, e non capisce la richiesta di sigarette.
Sulla via del ritorno i poveri fumatori, per una serie di equivoci nel caos di ordini e telefonate tra Svizzera ed Italia, fanno saltare in aria un ponte, credendo che la cosa sia una esercitazione rientrante nelle “Grandi Manovre”. Finché vedono numerose truppe svizzere che li circondano, e immediatamente Micozzi fa alzare bandiera bianca. Il finale vede Roberto Micozzi uscire dal carcere militare ed incontrare gli stessi amici bersaglieri, ora liberi ed esentati dall’esercito. Insieme se ne vanno nientepopodimeno che a comprare le sigarette, sulla frase del Micozzi: “Fumatori, in marcia”.

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