Stadio di tutti, per tutti

I Boys Parma si sono schierati ieri a Bologna contro l'idea di stadi privati per clienti selezionati e tesserati.

29/09/2009

Lunedì 28 settembre, a Bologna, s'è tenuto il convegno "Lo sport in tribuna". Il gotha economico-politico e sportivo s'è riunito per trattare due argomenti che gli stanno a cuore: la Tessera del tifoso; la costruzione, privatizzazione e ristrutturazione degli impianti. Ovvero: speculazione e repressione, che lavorano in sinergia.
La Tessera per disgregare, emarginare e zittire i Gruppi ultras (gli unici che si oppongono a tali speculazioni senza compromessi) e poi: privatizzazioni, cementificazioni, trasformazioni e finanziamenti pubblici ai privati (tutto a danno delle Comunità).
Contro l'idea di stadi privati per clienti selezionati e tesserati, gli ultras sono schierati a difesa della natura comunitaria e sportiva degli impianti italiani, affinché gli stadi siano di tutti e per tutti.
A Bologna c'erano anche gli ultras, per cercare di far sentire la propria voce, anche e soprattutto alle istituzioni. Il potere, se è veramente espressione popolare, non può ignorare la base, considerandola un fastidio da reprimere. A tale iniziativa, oltre agli ultras di casa (gli URB '74 del Bologna), hanno partecipato anche ragazzi appartenenti a Gruppi ultras di altre città, che condividono la stessa mentalità. In totale una sessantina di ragazzi, tra cui anche 5 appartenenti ai Boys Parma 1977.
Il trattamento riservato agli ultras è stato lo stesso che viviamo abitualmente allo stadio. Il convegno (programmato per un lunedì in orario assolutamente lavorativo) è stato spostato e completamente blindato, affinché fosse assolutamente impermeabile alla gente comune. Chi era in piazza è stato "attenzionato" dalla Digos, filmato e controllato. Poi scortato, perquisito e fermato, perché oltre una certa linea non era comunque possibile andare. Il potere economico-politico e sportivo, chiuso nel castello, sordo e insensibile alla voce popolare, con le sue guardie schierate a difesa dei bastioni. La gente, evidentemente, dev'essere tenuta lontana dai processi decisionali, esclusa da qualsiasi forma di partecipazione. Va convinta a cose fatte, con la propaganda.
Impossibilitati a partecipare al convegno, o anche solamente ad assistervi, noi ultras siamo rimasti sotto le Due Torri, esponendo lo striscione: "No alla Tessera del Tifoso", distribuendo volantini (vedi fronte e retro) e intonando cori contro la repressione, la speculazione, e il ministro Maroni, che invita al dialogo ma sembra volerlo evitare. Sono state accese varie torce, e un ragazzo degli URB '74 (in rappresentanza di tutti i partecipanti) ha parlato alla piazza con il megafono, spiegando le ragioni della nostra presenza. Poco dopo il mezzogiorno, vista la situazione e con in atto un corteo degli Autonomi (decisi a contestare Maroni per altre ragioni), abbiamo cosiderato conclusa la nostra azione e abbiamo deciso di scioglierci.

Dal Parma Calcio (presente al convegno con un suo rappresentante) abbiamo appreso con soddisfazione che il d.g. crociato Leonardi ha invitato il ministro Maroni a modificare l'art. 9 della Legge Amato. Il Ministro Maroni avrebbe apprezzato l'intervento, e avrebbe anticipato che sono in atto delle modifiche all'articolo 9, che verranno rese note nei prossimi giorni. Usiamo il condizionale perché (non facendo parte dei poteri summenzionati) siamo stati tenuti fuori dalla porta.
Stiamo a vedere. L'art. 9 è palesemente anticostituzionale, ma non è certo l'unico punto a determinare la nostra opposizione alla Tessera del Tifoso. Una Tessera che specula sui tifosi, e che cerca di disgregare Gruppi e Associazioni, per poi creare un popolo di clienti individuali o una specie di "nuova community di tifosi ufficiali che faccia capo alla società sportiva" (le dichiarazioni sono di Roberto Massucci, segretario dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive), non può che essere respinta. Non ci ridurranno mai a clienti-burattini.

Leonardi (leggiamo dal sito del Parma FC) ha parlato di trasformare il Tardini affinché il Parma possa trovare "risorse fondamentali" per "competere a medio termine a determinati livelli". Oppure, se non sarà possibile trasformarlo, "si dovrà cercare un'area adatta dove realizzare un nuovo impianto." Ha altresì dichiarato che "Non è possibile che debba essere sempre il Presidente a ripianare i debiti della sua società al termine di ogni stagione sportiva".
Tali dichiarazioni trovano la nostra totale opposizione. La prima risorsa per il Parma devono essere i suoi tifosi. Si operi quindi per cercare di portarli allo stadio, riempiendo tutti i settori. Ad esempio evitando tutti i disagi che vengono inflitti al tifoso medio: biglietti nominali, code alle biglietterie, gabbie di prefiltraggio, mancanza di buonsenso ai controlli, divieti per i tifosi ciclisti, chiusura anticipata delle biglietterie, divieti per i non residenti, o addirittura la Tessera del Tifoso. Se si vuole ottimizzare meglio il Tardini si provveda a ripristinarne la capienza reale, ad eseguire regolarmente la manutenzione di cui abbisogna, e a rimuovere tutti quei divieti (barriere fisse, proibizionismo sugli alcolici, ecc.) che arrecano disagio ai residenti e incentivano sentimenti anti-stadio.
Il Tardini ha natura sportiva, ed è un patrimonio e un simbolo di tutta la nostra comunità. Serve a fare sport e aggregazione, vera, sociale e non consumistica e commerciale. Comprendiamo gli interessi economici della Società, ma devono essere armonizzati ai sentimenti, alla tradizione e alla natura della comunità e della tifoseria. Viceversa si creeranno inevitabilmente situazioni conflittuali, in ogni caso improduttive, perché il Parma, Parma e i suoi tifosi, saranno forti solo se veramente uniti. Aiutare il Parma: sempre! E lo diciamo anche alle istituzioni, ma mai a danno della comunità. Le due cose devono essere in armonia, mai contrapposte.
Una società che vive al di sopra delle proprie possibilità non è una società saggia. Meglio non competere con chi imbocca certe strade. Non invochiamo leggi di mercato, ma la ragionevolezza. Di certo ci opponiamo alla proposta di legge n. 1881 (discussa al convegno di Bologna), con primo firmatario Giovanni Lolli, che si propone di finanziare la costruzione di impianti polifunzionali privati (nuovi o attraverso ristrutturazioni) con soldi pubblici. Finanziare chi ci porta via il nostro patrimonio, per stravolgerne la natura, pare quasi surreale.
Nessuno di noi pensa ad uno stadio assolutamente immutabile nel tempo. Il Tardini di oggi non è certo quello del 1923, tant'è che è stato rifatto, modificato ed ampliato nei primi anni '90 (meno di 20 anni fa - è uno stadio nuovo!). Quello che vogliamo immutabile è la sua appartenenza alla comunità, e la sua reale destinazione d'uso: lo sport - non necessariamente solo il calcio - e il tifo.
Se il ddl 1881 diventasse legge, tanto per intenderci, dentro al Tardini si potrebbero costruire anche dei condomini. Non solo: se si costruisse un nuovo stadio privato fuori città, sarebbe finanziato da denaro pubblico. Le opere a danno delle comunità, se proprio non si riescono ad evitare, almeno se le paghino interamente i privati, senza finanziamenti pubblici.
Se si vuole investire in altre attività (commerciali, residenziali, ecc.), Parma offre tante possibilità, senza dover forzatamente alterare gli spazi pubblici. Lo stadio Tardini dev'essere dedicato allo sport e al tifo, non ad "attività commerciali, ricettive, di svago, del tempo libero, di servizio, nonché ad insediamenti residenziali o direzionali" (art. 2 comma b, ddl 1881).

Al convegno era presente anche l'assessore allo Sport del Comune di Parma Roberto Ghiretti, da tempo in prima fila per la costruzione di un nuovo impianto fuori città.

Invitiamo la gente di Parma a non lasciarci da soli in questa battaglia. Perché lo stadio Tardini è di tutti e deve rimare di tutti, per tutti. Così come, di tutti, sono i soldi che qualcuno vorrebbe utilizzare per finanziare opere inutili (come in questo caso).
Le politiche per la Tessera del Tifoso e per la Costruzione dei nuovi impianti (che lavorano in sinergia) fanno capire che la "lotta alla violenza" o il "farci stare comodi" sono solo dei pretesti, per imporci leggi e provvedimenti che vogliono indebolirci dal punto di vista sociale, affinché sia più agevole far arricchire poche persone con il denaro di tutti.
Denaro che va impiegato altrimenti, in cose che veramente servono a tutta la gente. Lo Stato deve finanziare e dare agevolazioni a chi costruisce opere di pubblica utilità (ad esempio asili e ospedali pubblici), e non a chi vuole erigere centri commerciali, negozi, condomini, ecc. (strutture che rientrano nel concetto di "complesso sportivo multifunzionale") per i propri interessi.

Noi comunque andremo avanti, senza compromessi: a difesa della natura comunitaria e sportiva del Tardini e contro la Tessera del Tifoso!


Boys Parma 1977


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