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"Alcuni pensavano fosse matto ma aveva un gran cuore"
La storia del Mat Sicuri raccontato da Anna Coruzzi.

17/07/2009

Chi era MatSicuri?
Mat Sicuri era una figura storica. Lo conoscevo fin da bambina, quando con la sua bicicletta con due cestini pieni di sacchi percorreva le vie di Parma. Aveva un grande cappello ed ha sempre attirato la mia attenzione. Il caso ha voluto che anni più tardi l'ho incontrato come ospite di una struttura dell'I.R.A.I.A. (Istituti Riuniti per l'Assistenza agli Inabili ed agli Anziani) in cui ho lavorato per molto tempo.

Che tipo di persona era?
Il sig. Sicuri, così lo abbiamo sempre chiamato, era una persona umana e dolcissima. Non ho mai saputo il suo vero nome. Era conosciuto come Mat (matto) Sicuri per il suo stile di vita che sicuramente non era comune a tutti e vedendolo in quelle condizioni in molti, inizialmente anch'io, avranno pensato che fosse pazzo. In realtà aveva un grande cuore, era onesto, non ha mai rubato ed era pure colto. Ho avuto modo di conoscerlo abbastanza bene in quanto è rimasto nella struttura per sette, otto anni e quando morì a più di novant'anni dispiacque molto a tutti. Sapeva farsi voler bene.

Sei rimasta sorpresa dal reale Mat Sicuri?
Certamente. Per anni avevo pensato male di lui in quanto credevo fosse un vagabondo ed un poco di buono. Con quel modo di vestire e con quel fare incuteva un certo timore in coloro che lo incontravano. Invece era buono come il pane, non bestemmiava mai e se la prendeva con quelli che tiravano qualche accidente. Diceva sempre che siamo noi la causa dei nostri mali e che non centra un Dio.

Quindi fondamentalmente conservi un buon ricordo di lui?
Sì, lo ricordo come una persona molto particolare. Amava la musica classica e lirica. Me ne accorsi un giorno che giunse in struttura un nuovo ospite che suonava il pianoforte. I suoi parenti gliene portarono uno nella sua stanza ed ogni tanto sentivamo suonare.
Il sig. Sicuri, prontamente, scendeva dal piano superiore e veniva ad ascoltare quella musica ogni volta che si presentava l'occasione e al ritorno nella sua stanza continuava a canticchiare per proprio conto. Era molto solitario, isolato nella propria camera, con i cartoni ancora sotto il letto. E guai a chi glieli toccava!

I cartoni sotto il letto?
Lui si trovava in una struttura ma non aveva mai abbandonato la strada e l'esperienza maturata. I cartoni erano stati per anni la sua casa e portarli con sé è un po' come se si fosse sentito più sicuro. Facevano parte della sua personalità, della sua identità. Ma il ricordo più interessante è di quando lo portammo al Teatro Regio per la sua profonda passione per la musica classica.
Tra le altre cose c'era la possibilità per gli ospiti della struttura di partecipare a vari eventi tra cui le opere a teatro. Il Sig. Sicuri alzava sempre la mano per essere presente ma molti erano arrivati prima di lui ed avevano la precedenza. Finalmente arrivò il suo turno ed andai a cercare un vestito adatto per la serata. Quando lo vide si rifiutò di indossarlo e si creò un vestito fatto di sacchi della spazzatura. Era novembre ma indossò solo quelli.
Un vero e proprio vestito. Quando ci videro arrivare a teatro stentarono a credere che ci fosse il permesso del Comune ma ci lasciarono entrare e il sig. Sicuri si godette per intero lo spettacolo ad occhi spalancati. Era come se non avesse fatto altro per tutta la vita.

Dopo anni di vita in strada, come ha reagito ad una struttura?
Male, almeno all'inizio. Fosse stato per lui ci sarebbe anche morto in strada. Solo che ad un certo punto una simile vita è diventata davvero troppo pesante anche per lui ed il suo fisico non ce l'ha più fatta.
Prima di venire all'I.R.A.I.A. fu trovato in coma per il freddo pungente dell'inverno e trascorse un po' di tempo all'ospedale per riprendersi da quel trauma. Giunto da noi il suo carattere tendenzialmente nervoso fece molta fatica ad adattarsi al cambiamento ma in realtà lui continuò a vivere senza abbandonare le sue vecchie abitudini.

In che senso?
C'erano delle particolarità nel suo comportamento che richiamavano continuamente il suo passato. Ad esempio si faceva il bagno da solo, senza voler l'aiuto di nessuno e poi non usava asciugamani. Diceva che lasciare la pelle bagnata la rendeva più resistente al freddo. La sera beveva un po' di caffè nero e basta anche se gli portavamo fagiolini, purè e una mela cotta.
Finito di mangiare quel poco che si sentiva, prendeva tutto il resto e lo conservava nel proprio armadio per il giorno dopo. Noi appena ce n'era la possibilità, approfittando della sua assenza, aprivamo l'armadio e buttavamo via tutto per evitare che l'eventuale muffa lo facesse star male.
Lui si arrabbiava moltissimo sostenendo che se era arrivato a quell'età era grazie alla penicillina! Capitò inoltre, un anno prima della sua morte, che il Sig. Sicuri venne a conoscenza di un ponte romano a Parma, quello in Ghiaia, e volle andarlo a vedere, stavolta vestito da “cristiano”. Quando arrivammo mi fece vedere uno per uno gli angoli in cui anni prima dormiva con i suoi cartoni.

Le ha insegnato qualcosa?
Grazie a lui ho capito davvero cosa voglia dire non giudicare prima del tempo le persone solo dal loro aspetto fisico. E' stata una grande fortuna conoscerlo per poter capire quante fossero le reali risorse di una persona considerata quantomeno un po' strana.


Massimiliano Losini

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