06/08/2008
BlogDaily intervista a Roberto Pirruccio, blogger di Pirru.net. Clicca qui per leggere le altre interviste ai blogger di Parma.
Puoi presentarti? Con piacere. All'anagrafe Roberto Pirruccio, detto Pirru per motivi abbastanza intuibili. Occupo la mia esistenza con parentesi principalmente giornalistiche, filmiche e musicanti. Da qualche mese non abito più a Catania e ho scelto Parma come nuova dimora. E' un passo che non ha un motivo specifico, se non quello integralmente contenuto nel concetto di "rifarsi una vita". Come avrò modo di raccontarvi più avanti, Catania e Parma sono due mondi agli antipodi. [la controbiografia pubblicata sul mio sito - pirru.net - è decisamente più adatta a quanti si siano annoiati leggendo questa sciatta presentazione (me compreso).]
Quando nasce e di cosa parla il tuo blog? Il mio blog rinasce a giugno 2008 sulle ceneri del suo omologo etneo. Essendo un giornalista, covo un'indole divulgativa, per cui i contenuti sono spesso legati all'attualità. Difficilmente - per non dire mai - scrivo qualcosa sulla mia quotidianità. Preferisco proporre temi che ritengo di pubblico interesse e sui quali ho qualcosa da dire.
Cosa ti ha spinto ad aprire il tuo blog? La voglia di confrontarmi con il contesto culturale di Parma e dintorni, perché ho grande voglia di comprenderne in profondità le caratteristiche, fare rete con chi mi è affine e poter contribuire, nel mio piccolo, a tener sempre vivi i fermenti propositivi. Toh, con tanto di rima.
Nel tuo blog fai spesso riferimenti alla politica. Qual è il tuo rapporto con la politica? Drammatico. Al liceo ero privo di speranze e avvolto di scetticismo. Università costellata di tentativi, dapprima indipendenti, poi partitici, poi associativi, poi diplomatici. Tutti pressoché fallimentari. O meglio, funzionali a farmi diffidare da qualsiasi meccanismo di conquista del diritto di parola tramite l'affermazione del proprio nucleo (a discapito di altri). Ho trovato invece nel giornalismo la risposta ideale alle mie esigenze di cittadino. Il modo migliore per risanare in maniera attiva i nostri malanni. E ritengo che oggi, in questa Italia traboccante di privilegi classisti, l'unica possibile via di salvezza sia rappresentata appunto dalla capillarità e dalla pluralità dei canali informativi.
Qualche giorno fai hai postato il seguente messaggio: "(ANSA) - NOVARA - Il sindaco leghista di Novara, Massimo Giordano, ha emesso un’ordinanza che vieta di fermarsi in parchi e giardini di notte in più di tre persone".…vi ricordate di quell’epoca che fu?". La foto che hai pubblicato dà già la risposta: il periodo fascista. Secondo te Parma è una città sicura e il tema della sicurezza è strumentalizzato, o in effetti bisogna cominciare ad avere paura a girare di notte in città? Essendo nato e cresciuto in Sicilia, la prima differenza che ho notato nella cronaca di Parma è che il marciapiede impraticabile, ad esempio, fa notizia. I cittadini si indignano e parlano di "degrado". Giusto per farvi capire: a Catania, durante dei lavori di scavo sotto una trafficatissima arteria urbana, sulla superficie stradale si dipana una voragine di 7 metri di diametro e 8 di profondità. Il direttore dei lavori, dopo aver dimostrato tutta la sua ignoranza in diverse tragicomiche interviste, è ancora lì sulla sua poltrona. E nessuno, cittadini o capi che siano, si è scomposto a protestare o a licenziare quest’uomo. La soglia di “degrado” a cui sono abituato è traducibile nelle ancor frequenti sparatorie con tanto di inseguimenti e morti o nella totale assenza dello Stato nei più tristi contesti sociali.
Parma non è il paradiso dell’onestà imprenditoriale, ma per sua fortuna non ha le abitudini di Catania. E farebbe meglio a vigilare in maniera positiva sulla propria qualità della vita, anziché regredire alle politiche restrittive tipiche dei regimi più bui. L’insicurezza non si combatte con militari, ronde, spedizioni punitive o ridicoli coprifuoco. Si combatte con una cosa semplice semplice: la giustizia uguale per tutti. La certezza della pena. La percezione ampia e diffusa del fatto che vivere civilmente conviene mille volte più che vivere nell’illegalità. Solo che, per fare questo, bisogna scomodare qualcuno. E il pesce grosso non è di certo il teppistello di periferia.
Da catanese, quali credi siano i più grossi limiti di Parma e dei parmigiani? Ho avuto l’impressione che il cuore critico della città sia un po’ abbandonato a se stesso e poco fiancheggiato dalla maggioranza della popolazione, più intenta invece a crogiolarsi nella secca ricerca del quieto vivere, senza la dovuta incisività sui temi più lungimiranti. Due esempi su tutti, le nuove infrastrutture: la Metropolitana e la Via Emilia Bis. I comitati cittadini faticano, analizzano, verificano, si sgolano, ma restano voci insolute se l’adunata delle coscienze ha la portata numerica di una partita di bocce. Eppure sembra che abbiano davvero molto da raccontare.
Andrea Marsiletti

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