NEW! TopTen Daily Le classifiche di cinema, musica e libri ___ 21/01/2008
ParmaGaily. Può presentarci la realtà della Rosa Arcobaleno; perché è nata l'associazione? La Rosa Arcobaleno è la prima associazione LGBT di ispirazione socialista a nascere in Italia, sulla scia di esperienze analoghe che, con nomi simili, già esistono in diversi Paesi europei. La Rosa Arcobaleno è un’associazione formata da ragazzi/e lesbiche, gay, transessuali, bisessuali e transgender che rivendicano il loro diritto a vivere liberamente il proprio orientamento sessuale e di genere, senza nessuna costrizione sociale e tanto meno legislativa. Attorno alla Rosa Arcobaleno si sono riunite anche nella nostra regione un gruppo di persone che si riconoscono profondamente nelle idee del socialismo europeo, per mobilitarsi insieme affinché anche le istanze LGBT siano prese nella dovuta considerazione da chi può e deve affrontarle nelle sedi appropriate della politica, delle istituzioni, della società. Da un anno la Rosa Arcobaleno si batte quotidianamente per promuovere nel nostro Paese i diritti civili e per contribuire a diffondere nella politica e nella società un clima di uguaglianza e di parità. L’esperienza della Rosa Arcobaleno è frutto del fermento politico e culturale sviluppatosi in seno alla Federazione dei Giovani Socialisti nella fertile stagione della Rosa nel Pugno. Nel corso del 2007 la Rosa Arcobaleno si è consolidata e si è resa associazione autonoma, partecipando come tale anche al comitato organizzatore del Gay Pride di Roma.
Avete scelto di intitolare la Rosa Arcobaleno Emilia Romagna a Reinaldo Arenas… Sì, scrittore, omosessuale, cubano, dissidente, perseguitato dal regime castrista, incarcerato e poi fuggito in esilio negli Stati Uniti, morto suicida a New York nel 1990, gravemente malato di AIDS. Davanti alla disillusione maturata negli anni dell’esilio nei confronti delle contraddizioni della società americana, Arenas scrisse: “La differenza tra il sistema comunista e quello capitalista è che, benché entrambi ti diano un calcio nel culo, in quello comunista te lo danno e devi applaudire, in quello capitalista te lo danno e puoi gridare. Io sono venuto qui a gridare”. E noi siamo nati per unirci a quel grido.
Perché avete deciso di schierare l'associazione nell'ambito del "socialismo"? Le battaglie gay non dovrebbero essere trasversali? Noi crediamo che la cultura politica italiana soffra di un profondo deficit di cultura liberale, a cui corrisponde un altrettanto profondo deficit di libertà, pagato sulla pelle di tutti gli italiani e degli omosessuali in particolare. La laicità per noi è lo strumento con cui si declina la libertà. Il tema della laicità è un tema complesso e articolato che tocca, incrociandoli, molti aspetti della vita politica, economica e sociale di una democrazia. Temi fondamentali come la modernizzazione politica, civile ed economica del nostro Paese sono tra loro strettamente connessi. Così il tema dei diritti civili difficilmente può essere scisso da un’esigenza più generale di liberalizzazione della società italiana, perché così ci insegna l’esperienza europea. Senza una radicale rivoluzione liberale e sociale, una rivoluzione che noi leghiamo ad una precisa concezione politica, che è per l’appunto quella del socialismo europeo, riteniamo assai improbabile che le condizioni di vita degli omosessuali possano finalmente migliorare anche nel nostro Paese.
Politicamente fate riferimento ad un partito politico? Sentite il Partito Democratico vicino alla vostre lotte? Il rapporto con la politica e con i movimenti politici è per noi fondante, ma al tempo stesso anche molto chiaro. Noi non siamo un coordinamento omosessuale di partito, ma un’associazione autonoma con un forte riferimento politico, ideale, culturale nel liberalsocialismo e, in particolare, nel socialismo europeo, in quanto è a questi pensieri politici e modelli sociali che si devono le più alte conquiste di civiltà nella storia delle rivendicazioni del movimento omosessuale, di cui la Spagna di Zapatero non è che l’esempio più recente, nonché compiuto. Va da sé che i nostri rapporti politici principali siano stati sin qui rivolti - e molto probabilmente anche in futuro saranno in primo luogo rivolti - a quei partiti e a quei movimenti che, come noi, si muovono entro il solco del socialismo liberale: dai Radicali italiani, al cui ultimo congresso di Padova abbiamo partecipato, ai Socialisti, al cui ambizioso progetto di costituire anche in Italia un Partito del socialismo europeo guardiamo con grande attenzione e speranza e a cui non faremo mai mancare il nostro contributo e il nostro costante stimolo nell’elaborazione politica sui temi LGBT, per quanto da una posizione di assoluta autonomia. Il P.D. ha fatto altre scelte. D’altro canto l’apoliticità di molte realtà associative del movimento LGBT italiano è spesso dichiarata, più che praticata.
… c’è l’Arcigay… La stessa Arcigay (con la quale godiamo in regione di ottimi e fecondi rapporti) nel momento in cui ha perso il suo partito di riferimento tradizionale (il P.C.I. – P.D.S. – D.S.), ha dato segni di evidente disorientamento, che da soli sarebbero sufficienti a fare sorgere qualche dubbio sulla loro passata autonomia. Su tutti valga l’esempio di volersi costituire in partito politico, esigenza del tutto inedita nella storia di Arcigay, nonché riferibile solo all’abbandono delle tematiche laiche da parte dei loro interlocutori storici oggi confluiti nel P.D. e non certo da parte di tutti i partiti. C’è il Partito Socialista, ci sono i Radicali, c’è la Sinistra Arcobaleno.
E sulla sinistra radicale cosa dice? Dal nostro punto di vista essa appare ancora fortemente legata al concetto di sudditanza dei diritti civili rispetto ai diritti sociali, non appartenendole per cultura una visione organica della libertà, che è quella che contraddistingue noi anche all’interno del movimento LGBT. Si badi bene che non si tratta di questioni di lana caprina, come ha dimostrato il voto non favorevole espresso in Senato dalla sinistra radicale all’emendamento socialista sull’ICI ai beni commerciali della Chiesa, in cambio di garanzie sul mercato del lavoro da parte dell’esecutivo. Noi siamo vicini alle tematiche del precariato, della strumentalizzata flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, degli impedimenti di carriera per i più giovani e specialmente per le donne, tanto è vero che siamo in stretto contatto con altre realtà associative sensibili alle questioni legate al welfare, ben consci però che nuovi (e sottolineiamo nuovi) diritti sociali si ottengono solo insieme a nuovi diritti civili e non escludendoli a vicenda. Non si tratta insomma di un gioco a somma zero.
Quali crede debbano essere, operativamente, i modi per dare efficacia alle battaglie per i diritti degli omosessuali? Il 2008 si presenta ricco di appuntamenti e di iniziative, che vanno dalla partecipazione al Gay Pride nazionale, che per nostro doppio orgoglio si svolgerà a Bologna, all’appoggio ad attività politiche coerenti, a partire dalla proposta di legge regionale Zanca sulle coppie di fatto di cui stiamo seguendo con grande attenzione l'iter, oltre ad avere in cantiere iniziative di interesse sociale e culturale di qui fino all’estate. La nostra costante ricerca è quella di sensibilizzare e coinvolgere la stessa popolazione LGBT fin ad oggi o indifferente o non rappresentata, perché non ci si riduca più a sentirsi omosessuali solo un giorno alla settimana quando si va a ballare. Quindi presenza e attivismo nel dibattito locale e nazionale sui nostri diritti e, a latere, impegno perché le nostre tematiche diventino mainstream nell’azione politica in primo luogo dei movimenti a noi politicamente più affini.
Come appare il mondo gay di Parma... visto dal livello regionale... da Bologna? La realtà gay parmigiana, dal punto di vista associativo, appare decisamente non all’altezza della grande tradizione di tolleranza e di civiltà di cui la città ha dato in altri ambiti prova. In altre parole, non si ha come gay la percezione di vivere in una città europea, quale Parma ambisce ad essere. In questo scenario, ancora più meritevole è l’azione di “Ottavo Colore”, associazione con la quale abbiamo da tempo istituito un contatto diretto di collaborazione. Particolarmente interessante appare il loro impegno nel mondo universitario, sicuramente più attento e aperto alla partecipazione attiva ad iniziative di promozione dei diritti. Come Rosa Arcobaleno Emilia Romagna, alle scorse elezioni amministrative, abbiamo sostenuto di Luca Marola, candidato al Consiglio comunale di Parma nella lista “La Rosa: socialisti radicali riformisti”, l’unica lista ad avere in programma temi LGBT, nonché lui stesso l'unico (su 640 candidati...) ad avere fatto attività pro diritti gay e ad essersi occupato nel territorio di queste tematiche.
Secondo lei hanno fatto bene i professori della Sapienza di Roma a contestare o si trattato di una sorta di censura? Partiamo dalla fine, dalle proteste che il desolante panorama politico nazionale ci offre. Abbiamo sentito dai banchi di Forza Italia citazioni di Voltaire sulla libertà di espressione, pronunciate da quegli stessi individui che sputano veleno sulle manifestazioni gay, etichettandole come carnevalate, come se la libertà di parola valga solo per il Papa. Abbiamo sentito dai banchi di Alleanza Nazionale che dovremmo vergognarci, anatema lanciato dallo stesso partito che definisce “materiale umano non classificabile” una persona transessuale. Abbiamo sentito esimi direttori di giornali come Paolo Mieli stracciarsi le vesti dicendo che in Italia regna la follia oscurantista. Per non parlare della tristezza di certa sinistra, che con in testa il Ministro Livia Turco partecipa alle veglie del sedicente intellettuale Ferrara, il quale dice che oggi, dopo la rinuncia del Papa, ci sarebbe da restituire la Laurea. Peccato che lui non l’abbia mai presa. Lo stesso Ferrara che con abilità da alchimista e cattivissima fede ha proposto la moratoria dell’aborto dopo quella della pena di morte. Ora tutti ripetono la lezioncina sulla necessità di ascoltare tutte le voci. Noi non ci uniamo a questo coro (stonato). Se c’è un’opinione che non è stata ascoltata mai è quella dei laici. La nostra. L’opinione del Papa la conosciamo tutti fin troppo bene. Ci si chiede ragionevolezza e ci si offrono per contro oscurantismo e ipocrisia. Se avesse prevalso, anche grazie al nostro silenzio, la scelta del Rettore de La Sapienza avremmo avuto in cambio solo insulti. Ancora e di nuovo insulti. Per le coppie omosessuali guerrafondaie. Per l’amore debole dei gay. Per l’essere contro natura delle lesbiche. Per non essere degni di riconoscimenti da parte dallo Stato. Di nuovo e ancora insulti. Se questa visita fosse passata, nei prossimi mesi ci avrebbero detto che dato che nessuno aveva protestato tutti erano d’accordo col Papa, gli studenti de La Sapienza volevano Ratzinger come il Rettore. Come successe per il referendum sulla legge 40 dove milioni di italiani distratti e più interessati al mare furono a loro insaputa presto arruolati nelle schiere dei ferventi clericali.
Alle prossime elezioni comunali di Bologna vi schiererete con Grillini (da sempre all'interno di Arcigay) contro Cofferati? Grillini rappresenta più di ogni altro la garanzia di una vita di lotte per i diritti degli omosessuali, fin dagli albori del movimento LGBT italiano di cui è stato uno dei fondatori. Presidente onorario di Arcigay, amministratore prima e parlamentare poi, ha al suo attivo una grande pratica nella gestione della cosa pubblica, oltre ad essere un bolognese appassionato della sua città. Dall’altra parte abbiamo un Sindaco (Cofferati) che ha tutta l’aria di avere subito l’esilio a Bologna e che in questi anni ha deluso le speranze e gli entusiasmi che il suo nome aveva saputo evocare. In primo luogo in tema di partecipazione, che secondo il programma avrebbe dovuto essere l’aspetto caratterizzante del suo mandato. Speriamo che l’epoca dei podestà sia finita e che se ne apra una diversa all'insegna della laicità.
Andrea Marsiletti
(nella foto: il direttivo della Rosa Arcobaleno Emilia Romagna)
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