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Dalla biotecnologia la soluzione per l'impotenza
Innesti di terza generazione: la risposta ai fallimenti delle terapie farmacologiche.

Agenda locali e discoteche
di Parma e Reggio Emilia
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04/12/2008
h.13.10


Secondo le stime del «Journal of Urology», entro il 2025 saranno 322 milioni gli uomini che soffriranno di problematiche legate alla Disfunzione Erettile (DE).
Il dato si riferisce alle proiezioni del 2005 presentate nel corso dell'ottavo Congresso Europeo sulla Medicina Sessuale che si è svolto a Copenhagen. In Italia, il mercato legato ai prodotti dell'impotenza (dati 2002 dell'Ims Health) ha sfiorato i 2 milioni di pezzi venduti generando un guadagno di oltre 52 milioni di euro. Tra questi prodotti, anche le protesi peniene che, grazie alle biotecnologie, si stanno ritagliando una parte importante all'interno del settore.
Il Dred (Drug resistant erectile dysfunction, Disfunzione Erettile resistente ai medicinali) è in aumento. La società "Tegea" di San Giovanni in Persiceto (Bologna), ha calcolato che, in media, il fallimento dei farmaci colpisce 100mila uomini al mese.
In Italia, si contano circa 900mila uomini che soffrono di DE e non possono essere curati attraverso la somministrazione di pillole. La medicina protesica, negli ultimi 20 anni, ha fatto balzi da gigante per rispondere alle esigenze della sessualità maschile. «Le biotecnologie hanno recentemente fatto ulteriori passi in avanti nell'area della protesica peniena, affrontando due importanti aspetti legati ai nuovi modelli: maggior praticità d'uso e maggiore sicurezza», dice Edoardo Pescatori, responsabile dell'unità di andrologia dell'Hesperia Hospital di Modena.
Secondo l'«Annals of Surgey», l'invecchiamento della popolazione porterà un aumento del 35% negli interventi urologici entro il 2020. Nonostante queste premesse, «il numero di impianti protesici è ancora relativamente basso -dice Pescatori-. C'è poca consapevolezza sia dei pazienti sia dei medici di base del trattamento soddisfacente che si può ottenere con un impianto protesico». Nel 2001, in Italia erano state richieste 410 protesi. Nel 2006, gli interventi di chirurgia protesica sono stati 1.200 (lo 0,4% della popolazione maschile affetta da DE).
«La domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: chi si interesserà dei fallimenti delle terapie mediche?», s'interrogano gli andrologi europei che domenica si riuniranno a Bruxelles per l'11esimo Congresso della Società Europea di medicina sessuale per sensibilizzare le problematiche legate alla sessualità maschile. «Le aziende leader nel settore della protesica andrologica - spiega Pescatori -, hanno lavorato per rendere più naturale e sicura possibile la sessualità di chi necessita di questa strategia terapeutica. Oggi, i problemi meccanici e le infezioni, già esigue, sono ulteriormente diminuiti».
Sempre secondo il «Journal of Urology», fino al 1987 l'incidenza dei problemi meccanici sulle protesi peniene era del 41%, mentre quella delle infezioni del 4%. Oggi, con le nuove scoperte delle biotecnologie, i dati sono scesi al 4% per i problemi meccanici e allo 0,9% per le infezioni.




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