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Rassegna stampa del 16/03/2010

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16/03/2010
h.09.20

Polis apre la prima pagina con un titolo inequivocabile: «Parma modello per l’Europa».
Il celebre urbanista inglese Richard Burdett che ha già modificato Londra ha presentato il suo progetto. Il nuovo piano è strutturato su tre punti: sociale, economico, ambientale. Ieri incontro pubblico con tecnici e industriali. Stop al consumo del suolo e via alla green economy.
L’articolo è di Lorenzo Pietralunga: “La vita una questione di abitudini: se pensavate di poter trovare le linee sul governo della città nel solito programma di questo o quel sindaco, siete antichi e sorpassati. Dovrete abituarvi a sfogliare il piano urbanistico – pardòn, si chiama Piano strutturale comunale – per recuperare informazioni non solo su quanto si allargherà la città ma, soprattutto, sul come lo farà e su chi pagherà servizi e qualità della vita.
Per la Giunta cittadina, il Psc del Comune di Parma approvato solo nel 2007 segna il passo e per la sua variante (attesa a fine anno in Consiglio) che ne ridefinisca obiettivi e strategie è stato incaricato lo scorso autunno l’architetto inglese Richard Burdett, 240 mila euro per sette mesi di consulenza e un pedegree di razza. Il super tecnico, mente dell’urbanistica del penultimo sindaco di Londra Ken Livingstone, ieri ha incontrato al Duc di viale Mentana, per la prima volta pubblicamente, i rappresentanti delle categorie professionali – ingegneri, periti, architetti, commercianti e industriali – per cominciare un percorso di condivisione sul nucleo del nuovo Piano, che dovrà disegnare «losviluppo della città compatta» da qui ai prossimi 20 anni. Una città che con la variante al Psc darà il via «alla rivoluzione delle opportunità» – così l’assessore all’Urbanistica Francesco Manfredi, affiancato da un altro urbanista di fama, Ugo Caire – e si doterà «di strumenti flessibili» e di «distretti a vocazione in cui concentrare funzioni specializzate».
La parola d’ordine è creare condivisione su tre grandi temi strategici battezzati da Burdett: lo sviluppo sociale, quello economico e quello ambientale. Siamo franchi: ascoltare e coinvolgere le associazioni dei vari portatori d’interesse lo prescrive la legge regionale 20/2000 che disciplina la materia Psc, ma a Parma hanno una ragione in più per farlo e farlo bene: parlare di lotta allo smog e riduzione delle auto in centro storico senza concertare alcunché coi commercianti, ad esempio, vorrebbe dire scatenare una guerra che nessuno in Comune vuole a due anni dalle elezioni.
L’archistar britannica assicura che entro tre mesi divulgherà al popolo la sintesi tra i desiderata dell’amministrazione e quelli dei suoi interlocutori. Fin da ora, invece, sublima una diecina di obiettivi importanti e due «dimensioni» da rispettare. Quella sociale, in cui spicca il rilancio della «competitività di Parma», premessa necessaria per avere buone politiche di gestione «dell’inclusione sociale», della riqualificazione delle periferie e «dell’accesso universale al benessere e alla buona istruzione». Siccome un piano urbanistico parla pur sempre di case e mattoni, il nuovo trend (e il nuovo business) da seguire non sarà più quello del consumo del suolo e delle colate di cemento ammazza campagne ma, bensì, quello della riqualificazione dell’esistente. Sul fronte della «dimensione ambientale», «Parma è piccola e compatta e si presta ad una serie di iniziative» per «la riduzione del 10-15% dell’anidride carbonica nei prossimi anni» attraverso l’incentivazione all’uso massiccio del «trasporto verde», che comprende dai bus, alle bici passando per le isole pedonali. Burdett scommette sulla partita delle energie alternative, con azioni combinate tra l’approntamento di «un sistema fotovoltaico da numeri uno» e gli interventi di adeguamento delle costruzioni.
Sulla metropolitana prima cavalcata elettoralmente nel 2007 e oggi scaricata, Burdett con savoir fare anglosassone estrae il suo cartellino rosso: «Abbiamo tempo per capire quale è il modo più opportuno di creare un sistema di trasporto verde. Studiando, però, città europee dai 150 mila ai 300 mila abitanti, simili a Parma, ci si rende conto che ci sono sistemi meno costosi (di una metropolitana, ndr) e che possono dare lo stesso beneficio. E’ meglio spendere sulla metropolitana o su dieci altre cose, dal momento che i suoi costi sono parecchio più alti rispetto ad altri sistemi di superficie?».
Parola di Burdett, anche Parma deve imparare a «costruire sul costruito, come fanno in molte città inglesi», recuperando «aree ex industriali vicine al centro come la ex Bormioli Rocco», 130 mila metri quadrati in via San Leonardo. Ben venga una politica di incentivi a sostegno di chi si farà carico di ristrutturare, migliorandoli, vecchi edifici, perché «ci sono anche in Europa esempi di incentivi che sono stati molto utili in periodi difficili. Il punto è che dobbiamo lavorare per favorire una ripresa del mercato, non contro di essa».
L’assessore Manfredi sa bene che al Tar pesa un ricorso degli edili iscritti a Confindustria contro il contributo per la città pubblica e che il mondo dei costruttori non vede di buon occhio di essere rimasto l’unico a venir spremuto per realizzare i servizi e i sogni della Parma che verrà. La risposta di Manfredi a queste posizioni è tranchant e si articola in due punti. Primo: «Il piano di sviluppo di Parma è basato su eminenti interessi pubblici. Mi sono rotto le scatole – scandisce l’assessore – di inseguire coloro che traggono profitto dalla costruzione della città per avere un po’ del loro valore, come fossi un bandito». Ogni riferimento al ricorso al Tar è assolutamente voluto.
Secondo: oggi i privati devono pagare i contributi perequativi (ai sensi dell’articolo 18, della legge regionale 20), cioè quattrini che, versati in aggiunta ai normali oneri di urbanizzazione, consentono di poter costruire una casa o un capannone che sia. Una sorta di super tassa urbanistica odiata dagli edili ma il cui versamento Manfredi lo vorrebbe anticipato per «motivi di trasparenza» fin dal momento in cui un terreno viene inserito nella programmazione del Psc.
Nella giornata del dialogo e dell’avvio del confronto, ad Alessandro Tassi Carboni, presidente dell’Ordine provinciale degli architetti, non è andato giù l’addio alla platea di Cesare Azzali, direttore dell’Unione parmense degli industriali, intervenuto col consueto piglio istrionico per poi fare rotta altrove poco dopo. «Azzali ha uno strano modo di intendere la partecipazione. Bisognava restare», ha detto Carboni, preannunciando l’intenzione dell’Ordine di organizzare «momenti di riflessione più strutturati».
Sull'Informazione l'intervista di Francesco Saponara a Giovanni Favia, candidato presidente della Regione della lista 5 Stelle di Beppe Grillo. "I grillini in Oltretorrente: «Resistere» Contro la casta politica e l’inceneritore": Il protagonista (politico) di oggi sarà il comico Beppe Grillo, ma sul palco di piazzale Picelli questa sera salirà anche Giovanni Favia. Uno dei quattro aspiranti governatori (ma non chiamatelo così) dell’Emilia Romagna.
Ha 29 anni, da poco, ed è stato consigliere comunale della sfortunata amministrazione di Flavio Del Bono a Bologna. Oggi è candidato presidente alle prossime regionali sostenuto dai grillini del Movimento Cinque Stelle.
Quali sono le priorità fondamentali del vostro programma?
«Premetto che tutte le tematiche sono strettamente legate tra loro. Noi cercheremo di rivoluzionare l’energia e la mobilità creando lavoro,migliorando l’ambiente e di conseguenza la salute dei cittadini. Puntiamo all’autosufficienza energetica, riducendo la domanda e producendola con fonti rinnovabili, le uniche sulle quali puntare per realizzare un piano energetico di 100 anni, con oggettivi criteri di disponibilità.
L’obiettivo è creare un sistema di mobilità urbana, attraverso la promozione e l'attuazione di strumenti e iniziative finalizzate alla riduzione del traffico privato in favore di quello collettivo.
Così creeremo posti di lavoro che saranno duraturi perché non appartengono a settori in crisi.
Risparmieremo in spese sanitarie: un ambiente migliore previene le malattie causate dall'inquinamento».
Perché scegliere il Movimento Cinque Stelle, per qualcuno potrebbe essere un voto perso, voi come rispondete?
«Il voto perso o non utile è quello dato a chi non ci rappresenta. Diamo un valore serio a questa parola. L’attuale classe politica è anni luce distante dai cittadini. Lo si vede in continuazione con i moltissimi comitati che si creano, i quali vengono ascoltati solo durante la campagna elettorale».
Dite no alla costruzione dell’inceneritore, non pensate sia una battaglia persa visto che, nonostante il movimento di piazza, le istituzioni non recedono dalle loro posizioni e, anzi, continuano a sostenere che l’impianto non è dannoso alla salute?
«E’proprio per questo che ci candidiamo. Perché abbiamo amministratori, come l’assessore Sassi, che dicono che fare una grigliata di carne inquina di più che un inceneritore che brucerebbe migliaia di tonnellate di rifiuti. Dire no all’inceneritore non è solo dire no ai conseguenti danni per la salute, perché siamo cittadini che dicono sì al piano rifiuti zero che,in venti anni, porterebbe una seconda rivoluzione industriale.
[…]
Se vincesse, qual è la prima cosa che farebbe?
«Riduzione dei privilegi dei consiglieri regionali: stipendio, indennità di viaggio, ma soprattutto
non permetterei che dopo il primo mandato si possa già percepire una pensione. I cinque anni di mandato devono essere trasformati in anni di contributi Inps come succede a tutti i cittadini».

Andrea Marsiletti