† Terra Santa 14 – La mia esperienza nella grotta della Natività a Betlemme. E gli ortodossi ci ricascano… (di Andrea Marsiletti)

TeoDaily – Reportage dalla Terra Santa – La basilica della Natività a Betlemme è uno dei luoghi più sacri della Terra Santa.

E’ qui che la tradizione, fin da subito, invera sia nato Gesù, è qui che si trova la grotta della natività. Siamo ai livelli di venerabilità del Santo Sepolcro a Gerusalemme e della Basilica dell’Annunciazione di Maria a Nazareth.

Betlemme è a pochi chilometri da Gerusalemme ma si trova in Palestina.

Se affitti un’auto in Israele e vai in Palestina l’assicurazione non risponde.

Quindi prendo un taxi. E’ sabato, Shabbat, il settimo giorno della settimana ebraica dedicato al riposo, alla preghiera, alla famiglia. La Genesi racconta che Dio si riposò il settimo giorno della creazione. È la prima festività menzionata nella Bibbia e Dio è stato il primo a osservare il sabato. Durante lo Shabbat non si lavora, non si guida, non si cucina e non si compra; è una giornata dedicata alla preghiera e alla totale disconnessione. E’ vietato legare, slegare, strappare, scrivere, spegnere o accedere un fuoco, trasportare al di fuori della propria abitazione.

Gli unici taxi disponibili sono quelli con conducente arabo.

REPORTAGE TERRA SANTA

Arrivo a Betlemme senza essere sottoposto ad alcun controllo di polizia, nè all’andata nè al ritorno. Strano.

Non per fare l’ambientalista, ma è assurdo trovare delle macchine parcheggiate sul sagrato della basilica della Natività.

Si accede alla Basilica attraverso la “Porta dell’Umiltà”, un passaggio stretto e basso che serviva per impedire l’ingresso a cavallo degli invasori. Il chinarsi per entrare significa farsi piccoli e diventa un atto di umiltà a fronte dell’onnipotenza di Dio.

La grotta è gestita dai cristiani ortodossi che, mi dispiace dirlo, deludono ancora una volta (leggi Sulla tomba della Vergine Maria).Aprono l’accesso alla grotta con più un’ora di ritardo, così si accumula una lunga fila (e io ho dovrò pagare un supplemento al taxista che mi sta aspettando fuori). Ho l’impressione che alcuni gruppi che conoscono i sacerdoti ortodossi taglino la fila.

E poi quell’immancabile vendita di candele e di oggettistica religiosa lungo la fila. Non voglio farla tanto grossa e scomodare i mercanti del Tempio, ma mi sia concesso di definirla una pratica insopportabile in un luogo tanto sacro.

Per accedere alla grotta i pellegrini iniziano a spingersi.

Invece di concentrarsi sul momento mistico e forse irripetibile che stanno vivendo, e magari anche di pregare, la loro preoccupazione è di superare quelli in fila davanti a loro. Patetici.

Scendo nella grotta tra la calca.

Nessuno a gestire il flusso dei pellegrini.

Luogo sconsigliato a chi soffre di claustrofobia.

Sotto l’altare della natività una stella d’argento segna il punto dove nacque il figlio di Dio. C’è incisa la frase in latino “Qui dalla Vergine Maria è nato Cristo Gesù”.

Sopra la stella sono sospese quindici lampade d’argento, sei appartenenti alla chiesa greco-ortodossa, quattro a quella latina e cinque a quella armena.

Il luogo in cui sarebbe stata situata la mangiatoia in cui Maria avrebbe deposto il bambino Gesù subito dopo la nascita è di proprietà esclusiva dei padri francescani della Custodia di Terra Santa.

Davanti alla mangiatoia si trova altare dei re magi, il punto in cui essi si sarebbero prostrati per adorare il bambino.

Esco dalla basilica e la prima cosa che vedo sono gli occhi furibondi del taxista.

Tutta scena per chiedere 50 euro in più.

Non ho voglia di discutere di soldi e metto mano al portafoglio

Amen.

Andrea Marsiletti