† Terra Santa 3 – L’esperienza intensissima della trasfigurazione sul monte Tabor, nonostante Lavagetto (di Andrea Marsiletti)

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TeoDaily – Non dico che ci sono andato apposta, ma salire sul monte Tabor dove è avvenuta la trasfigurazione di Gesù era in cima ai miei desideri quando ho scelto l’itinerario del viaggio in Terra Santa (leggi anche Terra Santa 1, la spiritualità del primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana in mezzo al trash dei pellegrini e dei venditori e Terra Santa 2 – Indegno ed eletto al cospetto della moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tagba).

La trasfigurazione, raccontata dai vangeli sinottici di Marco, Matteo e Luca, è stata l’anticipazione della resurrezione, la rivelazione definitiva, proclamata dalla bocca stessa di Dio, che Gesù è il Messia, il figlio di Dio.

L’evangelista Marco scrive: “Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.”

Quando ho scritto “Monte Tabor” su Google Maps ed è apparso “16 km” mi è presa un pò di frenesia. Sono a due passi da dove è avvenuto l’evento più potente della storia, resurrezione a parte: Dio che parla, Gesù che sale in cielo e trasfigura, ovvero cambia di aspetto e assume quello che noi uomini assumeremo alla fine dei tempi quando saremo simili a Dio (leggi), il terrore umano alla vista del divino.

Non c’è nessuna indicazione stradale per il Monte Tabor. Forse perchè siamo in una zona della Galilea a maggioranza araba, con gli ebrei che notoriamente non si entusiasmano a fronte della celebrazione di Gesù il Messia.

Anche quando si inizia a salire il monte, e si attraversa una cittadina ai suoi piedi, nessun cartello indica il luogo sacro.

Arriviamo sulla cima.

C’è un parcheggio, vuoto.

Si può salire ancora un pò in macchina ma preferisco fare l’ultimo pezzo a piedi lungo un viale per meglio assaporare il contesto.

Arrivo al santuario costruito sul punto che la tradizione accredita come quello dove si è realizzata la trasfigurazione, gestito dalla Custodia francescana della Terra Santa.

Nessun bancarella, proprio qui dove volevo comprare un magnete da esporre sul frigorifero. Si fanno magneti su tutti i luoghi, ma non sul monte Tabor! Pazzesco!

Entro nella chiesa.

Sono solo.

Solo silenzio.

Mi siedo nei banchi per meglio introitare l’unicità e la santità di quello spazio.

Guardo in alto il dipinto della trasfigurazione, con Gesù in vesti bianchissime, Elia, Mosè.

All’improvviso sento un rumore alle spalle. Prendo paura, come gli apostoli. Per un attimo, con una presunzione di cui subito mi vergogno, penso che dietro di me possa essere apparso Gesù trasfigurato.
In realtà è un comune gabbiano che si trovava dentro la chiesa ed è volato via.

Esco per contemplare dall’alto la Galilea.

La vista è ascetica. Si possono ammirare le alture del Golan, oltre le quali c’è la Siria.

A un certo punto mi sovviene il pensiero del vicesindaco Lorenzo Lavagetto che in un mio articolo trasfigurava grandioso nella sede del Pd di Parma (leggi). A Lorenzo mi lega amicizia e stima, ahinoi da anni, per carità di Dio, ma faccio di tutto per non farmi distrarre, togliermelo dalla testa e rituffami completamente nel misticismo della trasfigurazione di Gesù. Per chissà quale forma di masochismo mentale non ci riesco. E’ come quando imponi a te stesso di non pensare a una cosa, e proprio perchè cerchi di farlo per forza la pensi.

Gli ultimi dieci minuti della mia visita sono così stati dedicati alla contemplazione del gettismo.

Mi attende la cena a Nazareth.

Mentre mi allontano mi volgo indietro con lo sguardo verso la chiesa.

Dico addio al monte Tabor, a Gesù trasfigurato, a Mosè ed Elia.

Ho presto tutto quanto potevo da quel luogo, l’ho vissuto con la massima intensità che potevo.

Ho colto l’attimo, perchè alla fine sono gli attimi quelli che ricorderemo per sempre, non i giorni, tantomeno gli anni.

La trascendenza del monte Tabor rimarrà per sempre dentro di me. Nonostante Lavagetto.

Andrea Marsiletti


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