Monastero o convento?

Il silenzio della clausura (finalità della rubrica)

Monastero o convento?

La domanda è di quelle difficili, come scegliere tra i Beatles e i Rolling Stones, Save a prayer e Through the barricades, McDonald’s o Burger King, Del Piero o Dybala, Commodore e Spectrum, l’autenticità o la contraffazione del testamento di Lenin.

Cantava Lou Reed: “Odio le grandi decisioni, perché implicano infiniti dubbi nella mia mente.

Monastero e convento non sono sinonimi.

Il monastero è un edificio comune dove vive una comunità di monaci o monache, sotto l’autorità di un abate o di una badessa, separati dal mondo perchè dediti alla vita contemplativa. Il concetto di monastero è presente in tante altre religioni, ha una vocazione internazionalista.

Il convento nacque con l’avvento degli ordini mendicanti sorti tra il XII ed il XIII secolo in seno alla Chiesa cattolica ed è abitato da “frati” e “suore”. Gli ordini mendicanti sono quegli ordini religiosi (francescani, agostiniani, carmelitani, cappuccini, etc.) che fanno voto di povertà, tanto personale quanto dei conventi stessi, sostenendosi unicamente con la raccolta delle elemosine. I frati e le suore non si escludono dalla vita attiva della società, anzi assumono ruoli e funzioni nei servizi religiosi (predicazione, cura pastorale) e sociali (assistenza sociale e sanitaria, scuola).

Il monastero, invece, si separa da tutto ciò che sta fuori le sue mura. Il chiostro della clausura è lo spazio inaccessibile che diventa estensione fisica dell’amore di Dio dove ogni monaca offre la sua vita per il bene dell’Umanità attraverso la preghiera. La clausura è universale, è per tutti, non per pochi. La grata divide le monache dall’esterno ma allo stesso tempo consente loro di aprirsi totalmente al mondo.

Nella società di oggi è diffuso un certo scetticismo sulla vista claustrale. Esso deriva dall’avere scambiato la Chiesa cattolica per un Ente etico-filantropico chiamato a debellare la povertà dal mondo, costruire pozzi in Africa, tenere aperti i porti ai migranti e richiamarci a comportamenti corretti sulla composizione familiare piuttosto che sul contrasto alla proliferazione delle armi nucleari. Non è così, quantomeno non è solo così: la Chiesa è spiritualità e rapporto diretto con Dio.

Nella società aperta, dell’apparenza e della comunicazione continua, le monache di clausura in ginocchio nelle celle del monastero, invisibili e silenti sono eroine del nostro tempo.

Andrea Marsiletti