Dialogo tra Stalin e Salvini: “Su immigrazione, sicurezza e diritti siamo d’accordo, sulla flat tax no. Bella la tua foto col mitra”

Dialogo tra il Maresciallo dell’Unione Sovietica Iosif Stalin e il leader della Lega Matteo Salvini, liberamente ispirato al romanzo ucronico “Se Mira, se Kim” di Andrea Marsiletti dal quale sono stati estrapolati e adattati alcuni passaggi.

“Iosif, ti vedo in forma.”

“Grazie Matteo. Vado avanti, sebbene il peso degli anni si faccia sentire e i colpi di frusta siano più numerosi dei colpi di fulmine. La vecchiaia arriva tutta in un istante, come la neve. Un mattino, al risveglio, apri la finestra e ti accorgi che è tutto bianco.”

“O tutto rosso?”

“Ah, ah, ah!”

“Non fare il modesto, sei il Maresciallo Stalin!”

“Sono realista e consapevole che i cavalli di razza quando invecchiano non sono migliori dei cavalli da tiro. Comunque non posso lamentarmi. Sono stato il Capo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, presi in mano una Russia medioevale e la feci diventare una superpotenza mondiale… cos’altro di più posso chiedere alla vita?”

“Già. Ma che bella divisa militare che hai addosso… bianca, elegante, in stile imperiale.”

“Diciamolo, è un po’ meglio della tua felpa della Polizia…”

“A proposito, non sai quante critiche ricevo tutti i giorni dalla sinistra italiana perchè indosso le giacche della Polizia. Mi danno del populista.”

“Polizia e Popolo coincidono. Nella gloriosa Urss favorimmo la fusione della Polizia con il Popolo: la Polizia e gli operai furono istruiti nelle stesse scuole, seguirono gli stessi corsi e partecipavano insieme alle manifestazioni. In molte occasioni gli operai hanno affidato le loro bandiere rosse alla Polizia e viceversa. Il potere comunista può lottare con successo contro i suoi nemici solo grazie all’unione fra la Polizia e il proletariato rivoluzionario. Più la classe operaia sarà solidale con la Polizia e viceversa, più saremo forti. Altro che populismo!”

“Qualche giorno fa mi hanno messo in croce perchè il responsabile social della Lega, Luca Morisi, ha pubblicato su Facebook una mia foto con un mitra in mano.”

“L’ho vista, uno scatto bellissimo. Non capisco dove sia lo scandalo: il potere politico nasce dalla canna di un fucile, diceva Mao Zedong. Morisi è maoista?”

“Non credo. Comunque, più mi attaccano più io volo nei consensi. Solo grazie alla chiusura dei porti ai migranti la Lega è passata dal 17% al 37% dell’ultimo sondaggio del Corriere della Sera. Più mi danno del fascista perchè proteggo i confini nazionali più prendo voti. Anche a sinistra.”

“Hai scoperto l’acqua calda. Hai fatto quello che noi abbiamo sempre fatto. Era impensabile che un migrante non autorizzato potesse introdursi nell’URSS o nella DDR superando il muro di Berlino, o oggi possa varcare i confini della Corea del Nord o della Cina. Gli sparano in fronte appena lo vedono a cinquanta metri dal confine. Il mito della società multirazziale è un’invenzione del capitalismo propugnata da cattolici, terzomondisti, pacifisti, trotskisti… tutta gente non marxista. Questa setta sedicente di sinistra, in realtà ferocemente anticomunista, ha sostituito gli operai coi migranti, le sentinelle con gli scafisti, i muri con i cordoni umanitari, il nazionalismo con l’antipatriottismo, l’indipendenza con la dipendenza, il militarismo con il pacifismo, la rivoluzione con le lagne, l’ordine con l’accoglienza, i Grandi Maestri con il Papa. Lenin, per non parlare del sottoscritto, considerava i contadini ignoranti sottoproletariato inabile alla rivoluzione, figuriamoci che opinione avrebbe avuto di questo esercito industriale di riserva composto da migranti! I comunisti hanno sempre avuto in testa il mito della Rivoluzione contro l’oppressore del Popolo, non la fuga o l’emigrazione. ‘Indietro? Neanche per prendere la rincorsa’ era il motto di Che Guevara. Se questi avesse preso in mano un remo invece di un fucile, a Cuba ci sarebbe rimasto il dittatore Batista. Che Guevara e Fidel Castro sono sì saliti su una barca, ma hanno fatto la rotta inversa a quella dei migranti: non insieme agli scafisti da Cuba alla Florida, ma dal Messico a Cuba sulla Gramna, insieme ai combattenti, per fare la Rivoluzione. I popoli oppressi si liberano con la lotta, non con i remi.”

“Anche perchè nei barconi si infiltrano i terroristi.”

“Già. Voi europei vi siete ritrovati il nemico in casa. Un nemico quasi invisibile che continua a mutare forma e nome… ieri si chiamava Al Queda, poi Isis, domani chissà. L’Europa sta dimostrando tutta la sua debolezza culturale e militare. A ogni attentato terroristico non sono capaci di fare di più e di meglio che posare dei fiori lungo i marciapiedi e scrivere dei bigliettini con delle frasi strappalacrime copiate su Internet. Dove c’è stata la strage accendono le candeline profumate dell’Ikea, suonano un concerto, si fanno dei selfie, cambiano la loro foto su Facebook mettendo in trasparenza le bandierine della Francia o del Belgio… è in questo modo narcisistico che l’Occidente contrasta i terroristi. Così facendo dove pensano di andare? Non è twittando foto di gattini o agitando una sciarpa della pace che si riportano in vita i cadaveri. Non è così che lo Stato protegge i suoi cittadini. L’intera classe dirigente europea porta delle responsabilità gravissime di sottovalutazione, negligenza, pacifismo. Andrebbe arrestata per alto tradimento nei confronti del proprio Popolo.”

“Ho fermato gli sbarchi dei migranti ma le espulsioni sono molto difficili da fare. E ho le carceri piene, non posso neppure metterli dentro e, come si suol dire, buttare via la chiave.”

“Ricorderai la figura di Louis Antoine de Saint-Just, il fedelissimo compagno visionario di Robespierre nel Comitato di Salute Pubblica, uno dei più convinti sostenitori della linea dura durante la rivoluzione francese. Apprezzato per il suo sacro furore, apologeta del Terrore, si meritò l’appellativo di ‘Arcangelo della Morte’ quando disse a Robespierre: ‘Maximilien, smettiamola di riempire le carceri, cominciamo a riempire i cimiteri.‘ Ecco, se proprio non vuoi seguire il modello bolscevico, segui quello di Saint-Just.”

“Sai che con la Francia non vado molto d’accordo… ah, ah, ah…”

“Il terrorismo è esploso quando l’Europa è diventata terra islamica con l’artificiale introduzione di grosse masse musulmane volute dalla classe dominante per arricchirsi sfruttando la competizione al ribasso con il proletariato operaio e contadino. La cosiddetta democrazia europea ha fatto il resto, con la sua retorica sullo stato di diritto, il rispetto della privacy, il pietismo, il buonismo, i diritti civili. Nel nome delle libertà personali, i terroristi possono spostarsi da un Paese europeo all’altro indisturbati e imbottiti di esplosivi, armati e finanziati dal grande capitale arabo e americano. Gli è consentito di fare proselitismo e propagandare le loro menzogne e i loro massacri sul web, telefonarsi e organizzarsi. In Europa non ci sono posti di blocco lungo le strade, la circolazione è libera, come è libero il mercato. Non potete andare avanti così! Anch’io, a un certo punto, dovetti ricondurre all’ordine nomadi e zingari che continuavano a spostarsi a piacimento. I Governi europei risparmiano sulla sicurezza interna, polizia, servizi segreti, informatori, hanno abolito la pena di morte. In questo modo mettono a repentaglio la sicurezza dei loro Popoli. I terroristi sanno che, se gli va male e sono catturati, vengono rispediti al Paese di origine. Se gli va bene, e gli va spesso bene, si rimettono in moto dopo pochi giorni. Quando governavamo noi, ti posso assicurare, che sopra al suolo sovietico non c’era un solo islamico…”

“E sotto?”

“Ah, ah, ah!”

“Ma perchè a me i comunisti italiani danno del fascista, mentre tu per loro rimani un Maestro del Socialismo? Un giorno dichiarai che venissero subito arrestati gli scafisti che commerciano esseri umani… non l’avessi mai detto! ‘Chi sei tu per condannare le persone senza senza fargli un processo! Abuso di potere! Il solito populista!’”

“Quei delinquenti sono già stati giudicati dal Popolo. E’ lui il giudice più giusto.”

“La chiamano giustizia sommaria.”

“Le vite di uomini così meschini non valgono le scartoffie di un processo. Se questa verità loro la chiamano giustizia sommaria… beh, è una questione lessicale”

“Perchè mi sono schierato per la famiglia tradizionale quelli di sinistra mi hanno dato pure del nazista.”

“Quella è sinistra fucsia, non rossa. Nel codice penale del mio URSS l’omosessualità era punita fino a otto anni di carcere. Il Commissario del Popolo Nikolai Krylenko teorizzò, cito testualmente, che ‘l’omosessualità è il prodotto della decadenza delle classi sfruttatrici, che non hanno niente da fare, e di condizioni ambientali sfavorevoli. Nella società sovietica con i suoi comportamenti costumi sani, l’omosessualismo è visto come una perversione sessuale ed è considerato vergognoso e criminale, con l’eccezione di quei casi in cui lo stesso sia manifestazione di profondo disordine psichico’. Nel nome dell’armonia sociale e dei costumi contrastammo molte caratteristiche della cultura del pensiero gay-friendly presente in Occidente, la quale abbraccia il consumismo, il classismo e la promiscuità. Per la ‘moda gay’ non c’è posto nel Partito e nel proletariato cosciente. Bisogna opporsi all’autolesionismo della cultura del piagnisteo, che è il cadavere del liberalismo e il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze.”

“Qui invece più sei minoranza più vai di moda.”

“Io ho rispetto per le minoranze, quando queste non cercano di destabilizzare l’ordine costituito. Con i sabotatori, lo ammetto, abbiamo avuto la mano pesante. Non potevamo fare diversamente: i kulaki, i trotskisti, i nemici di classe, i frazionisti e i revisionisti non potevano essere gestiti in altro modo. Non facciamo i finti tonti: il comunismo porta in sé una componente violenta e dichiarata dai suoi stessi Maestri. All’inizio si impone con un atto rivoluzionario, poi instaura la dittatura del proletariato e infine dispone stili di vita in contrasto con la natura egoistica dell’uomo. Tutto ciò richiede un prezzo di sangue nel campo borghese, indispensabile, e purtroppo anche in quello proletario.”

“Io ho la palla al piedi di Di Maio al Governo. Mi ha imposto il reddito di cittadinanza, che la Lega non voleva fare.”

“Ognuno ha le sue croci: tu hai Di Maio, io avevo Trotsky.”

“Ah, ah, ah.”

“Comunque hai ragione tu. Leggo che tanti considerano il Reddito di Cittadinanza una misura economica di sinistra, perchè dà un sussidio a chi non lavora. Ma non è così. La dignità all’uomo la dà il lavoro, non il divano. Lavorare è un dovere. Noi questo principio fondamentale lo inserimmo addirittura nella Costituzione sovietica: ‘Chi non lavora, non mangia’. Altro che reddito di cittadinanza! Lo Stato deve assicurare un lavoro ai disoccupati e obbligarli a lavorare, non regalargli 780 euro al mese per fare nulla, o magari per lavorare in nero. Chi sostiene che il Reddito di Cittadinanza sia di sinistra non conosce il marxismo.”

“Nel Def dell’anno prossimo voglio abbassare le tasse e introdurre la flat tax.”

“Qui sbagli, un’aliquota unica per ricchi e poveri è una sciocchezza che arricchisce la borghesia e danneggia il proletariato.”

“Volete sempre aumentare le tasse!”

“E’ esattamente l’opposto di quello che dici. Nei Paesi socialisti le tasse andrebbero eliminate, non abbassate. Le imposte hanno sempre coesistito con la società divisa in classi. Nelle esperienze progressiste la loro funzione è quella di ridistribuire il reddito tra i cittadini. E’ giusto. Col compimento della trasformazione socialista, ogni classe di sfruttatori ha cessato di esistere e quindi non sussiste più il bisogno di livellare il tenore di vita dei lavoratori. In Corea del Nord, ad esempio, le tasse sono state abolite nel 1974 poiché considerate come ‘parte di una società antiquata’. Ma fino a che non farai la Rivoluzione, la Flat Tax è ingiusta e antipopolare.”

“La Lega vuole fare una rivoluzione democratica che passi dalle urne. Se si torna a votare sarò costretto ad allearmi ancora con Berlusconi.”

“Stai attento. Berlusconi è stramazzato a terra, ha perso milioni di voti ma il tuo compito non può considerarsi esaurito. Per estirpare un albero bisogna reciderne le radici. Berlusconi assomiglia a una bestia obbligata a ritirarsi per curarsi le ferite. Tuttavia la bestia ferita non cessa di essere pericolosa. Per liberare l’Italia dalla sua minaccia, la bestia berlusconiana deve essere finita nella sua tana. Solo i morti vedono la fine della guerra!”

“Dai, palesati, sei leghista pure tu!”

“Ah, ah, ah.”

“Non dirmi che alle prossime europee voteresti per il Pd di Zingaretti?”

“Modera le parole. Ho fatto fucilare per molto meno.”

Andrea Marsiletti