Tre Nobildonne e un guerriero. Un convegno al Museo Cinese

Si riaccendono i riflettori su quattro personaggi (tre nobildonne e un guerriero) strettamente legati alla storia di Parma, ma da un po’ di tempo nascosti dalla nebbia del tempo. Il quarto centenario della scomparsa di Mario Farnese è l’occasione per un convegno che si terrà sabato 11 maggio, alle ore 10 al Museo d’arte cinese ed etnografico, in viale San Martino 8, a Parma.

Mario Farnese, grande condottiero, diplomatico, scrittore di cose militari, amministratore dei feudi tosco-laziali della grande dinastia Farnese, morì a Roma il 7 aprile 1619. Attualmente quasi sconosciuto nella nostra città, vi visse a lungo e sposò una parmigiana di gran rango, Camilla Meli Lupi, figlia di Isabella Pallavicino. Sempre a Parma nacque la figlia di Mario, Isabella Farnese (la venerabile suor Francesca), che scrisse pagine importanti nella storia monastica italiana: fondatrice di vari conventi, morì in fama di santità e già venerata dal popolo laziale.

Mario fu il braccio destro del grande Duca Alessandro Farnese (principe di Parma, protagonista della battaglia di Lepanto, governatore dei Paesi Bassi, espugnatore di Anversa, diplomatico raffinato e generale invitto, lo si considera pari a Giulio Cesare come condottiero d’azione). Mario assistette il condottiero supportando le sue attività diplomatiche, guidando parte dei suoi eserciti in battaglia e, soprattutto conducendo un grande ed oscuro lavoro di intelligence nelle corti d’Europa. Di suo, governò con lungimiranza i feudi di famiglia in Italia centrale.

Con grande intuito, alcune associazioni femminili di Parma (FIDAPA, MOICA, Zonta, Soroptimist, Associazione donne medico, Associazione moglie dei medici, Club delle fornelle), in collaborazione con l’Associazione socio culturale della Tuscia viterbese, hanno colto l’occasione per patrocinare un convegno che non solo ricordasse la figura di Mario, ma facesse anche riscoprire tre donne, ognuna per il suo verso, straordinarie. La suocera, la moglie e la figlia del condottiero.

Tra tutte spicca Isabella Pallavicino, figlia di Gerolamo, signore di Cortemaggiore. Nata nel 1548 (alcuni storici contestano questa circostanza), crebbe in un ambiente evoluto e raffinato. Ancora giovane, sposò Giampaolo Meli Lupi di Soragna, che morì tre anni dopo la loro unione. Grande appassionata delle arti, Ia Pallavicino fu amica dei più significativi letterati di fine secolo e di inizio ‘600, tanto da essere tra gli istitutori della celebre “Accademia degli Innominati”.

Ebbe una fitta corrispondenza col Guarini, mentre Torquato Tasso (Isabella fece stampare a sue spese un’edizione della “Gerusalemme liberata”, rivista e corretta dal grande poeta) le dedicò un sonetto. Altri autori le dedicarono commedie, opere e tragedie. Reggitrice di una corte raffinata, donna bellissima, libera da legami, e, per i tempi, spregiudicata, è considerata una femminista ante litteram. Non a caso fu molto legata alla poetessa Maddalena Campiglia (non è provato un legame saffico, che alcuni studiosi propongono assai timidamente), ferma sostenitrice dell’indipendenza della donna dall’uomo, della genitorialità come frutto intellettuale in alternativa al parto, “frutto carnale”.

Il convegno, organizzato e moderato dal giornalista e scrittore Luigi Alfieri, vedrà la partecipazione di Marzio Dall’acqua, Andrea Zanlari, Maria Guelfa Vittori, Tiziana Mancini, Giovanni Antonio Baragliu, Bonaventura Caprio, Luciano Frazzoni, Romolo Lucarelli. Sarà un’occasione di incontro tra studiosi parmigiani e della Tuscia, la terra di origine della famiglia Farnese, che per due secoli ha governato su Parma e Piacenza.

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