Come cambia il welfare, come cambia Proges. Intervista al direttore generale Giancarlo Anghinolfi

Nella foto: Giancarlo Anghinolfi, direttore generale della cooperativa Proges

Intervista al Direttore generale di Proges Giancarlo Anghinolfi sul bilancio 2018 di Proges da poco approvato, sul Piano di sviluppo della cooperativa e sui cambiamenti in atto nel mondo del welfare.

L’assemblea dei soci ha approvato il Bilancio 2018. Che anno è stato per Proges?

E’ stato un anno positivo: abbiamo stabilizzato i numeri e raggiunto gli obiettivi del budget. Era da un po’ di tempo che non vedevo risultati così significativi per la nostra cooperativa. Abbiamo accantonato risorse che ci serviranno per il futuro.

Oltre al Bilancio, in Assemblea è stato illustrato il nuovo Piano quinquennale di Proges. Di cosa si tratta?

Il Piano è stato elaborato grazie a un lavoro durato circa otto mesi. Ci siamo avvalsi del supporto della società di consulenza KPMG. La finalità del business plan di Proges è quella di formalizzare gli obiettivi di crescita, sfidanti ma raggiungibili, di medio e lungo termine dell’azienda. La scomposizione degli obiettivi secondo le principali dimensioni del business (area geografica e linea di servizio) permetterà a tutti i membri dell’organizzazione di avere una chiara prospettiva sul percorso che vuole intraprendere la cooperativa. Il Piano è calato sui vari territori, comprende i progetti speciali, il cantiere estero (Belgio, Russia e Cina) e serve per dotarci di un quadro di riferimento… poi non è detto che ogni previsione si avveri ma la base sulla quale l’abbiamo costruito è solida e ragionevole, coerente con le nostre competenze.

Qualche numero?

E’ stimata una crescita del fatturato di Proges dai 110 milioni del 2018 ai 145 milioni del 2023. E’ un aumento di 35 milioni di lavoro, che presuppone il mantenimento in valore assoluto dell’attuale fatturato. Le aree di maggiore espansione saranno quelle di Milano (dove entrerà in produzione il grande progetto di Via Adriano) e del centro-sud Italia. I risultati del Bilancio del 2018 ci danno fiducia.

Se teniamo conto anche delle società costituite da Proges per svolgere il proprio business, nel 2023 stimiamo di raggiungere i 165 milioni di fatturato.

Se infine consideriamo il “gruppo”, ovvero anche le cooperative con le quali Proges fa attività e di cui è socio sovventore (ad esempio Proges Trento, Leone Rosso, Biricca, Kaleidoscopio) puntiamo a 200 milioni.

In quale direzione sta andando il welfare? Quali i cambiamenti rispetto al passato, ad esempio nel settore degli anziani?

Le politiche pubbliche di assistenza agli anziani sono iniziate negli anni ’80 in favore di coloro che erano privi di rete familiare o di mezzi. Negli anni seguenti l’offerta si è ampliata qualitativamente e quantitativamente fino al massimo raggiunto nel decennio 2000-2010.

Nel frattempo la popolazione è continuata a invecchiare, al punto che l’Italia contende al Giappone il primato di Paese più vecchio, però le risorse e gli strumenti di sostegno non sono cresciuti, anzi.

Un rapporto di AUSER pubblicato nel 2017 mette in luce che sono diminuiti gli anziani presi in carico, nonostante cresca il numero di quelli non autosufficienti. Fra il 2009 e il 2013 gli utenti ospiti delle strutture residenziali si sono ridotti del 9,1%. La spesa per i servizi sociali per anziani di Regioni e Comuni è calata del 7,9%.

Se guardiamo all’Emilia Romagna, un territorio nel quale la partecipazione pubblica ai servizi assistenziali è sempre stata elevata, negli ultimi 5-6 anni la quantità di posti accreditati non è aumentata di una unità.

Inevitabilmente è emersa una carenza nella capacità di risposta del sistema. Non c’è stata neppure una ristrutturazione delle modalità di gestione dei servizi per recuperare risorse da reinvestire.

Il problema è molto profondo, perchè purtroppo è percepibile una perdita di interesse del pubblico, quasi che questi aspetti del welfare non siano più importanti. C’è l’idea che la qualità della vita sia determinata da altri elementi.

Quindi?

Per quel che riguarda Proges, è necessario un posizionamento diverso. La cooperativa deve continuare a seguire le politiche pubbliche, però quella non può più essere la sua strada strategica. Siamo chiamati a interpretare con il pubblico un ruolo differente, anche più competitivo, per stimolarlo ad attivare politiche che facilitino la creazione di nuovi servizi, mettere a disposizione le nuove tecnologie, far sì che il rapporto con il privato sia facilitato e non ostacolato.

In che senso?

Sappiamo di Amministrazioni comunali che invece di supportare il privato per tenere bassi i costi di costruzione e quindi applicare agli utenti tariffe sostenibili, chiedono il pagamento di oneri di urbanizzazione pari a quelli per la costruzione di un hotel a 5 Stelle. Fanno pagare fin la costruzione delle rotonde!

Per fortuna non mancano esempi di collaborazione positivi pubblico-privato. Penso a quella tra Proges e il Comune di Milano per la realizzazione di un importante complesso in via Adriano. In questo caso l’Amministrazione, per quanto è stato possibile, ha facilitato l’avvio della nostra struttura privata (non convenzionata) allo scopo di consentire rette il più basse possibile, nell’ottica di sviluppare risposte ai suoi cittadini. L’Adriano Community Center valorizzerà tutta l’esperienza che abbiamo maturato in rapporto con il pubblico: rimarrà aperta alla Comunità, si integrerà perfettamente nel contesto del quartiere e permetterà al Comune di fornire servizi innovativi.

Davanti a noi si presentano tante opportunità, ma servono Amministrazioni lucide sul tema.

Nei prossimi anni il nostro impegno sarà quello di trasformare la cooperativa per renderla protagonista nel nuovo contesto come è stata in quello precedente.

Andrea Marsiletti