Renzi è tornato. W Renzi (di Andrea Marsiletti)

Alla fine è stata scissione. Renzi è uscito dal Pd.

Ti puoi incazzare per come vanno le cose. Puoi bestemmiare, maledire il fato, ma quando arrivi alla fine non resta che mollare” si diceva nel film “Il curioso caso di Benjamin Button”. Alcune cose avvengono perchè si impongono in sé, perchè la verità non è ciò che è dimostrabile ma ciò che è ineluttabile.

Ed era ineluttabile che Renzi e il Pd si separassero, perchè Renzi era una palla al piede per il Pd e il Pd era una palla al piede per Renzi.

Per Renzi il momento è propizio come mai era stato negli ultimi tempi.

La sua riabilitazione è compiuta.

E’ lui che ha dettato la linea al segretario Zingaretti, che si è dovuto bere l’alleanza con il M5S e poi Conte premier. Se Renzi gli avesse chiesto di farlo, Zingaretti si sarebbe bevuto tutto l’Arno. Per ripagarlo di questa arrendevolezza, Renzi gli ha spaccato il partito.

Idem per il M5S che, pur di non tornare a votare, ha fatto di Renzi, nei fatti, il suo più stretto alleato e, da domani, con i gruppi renziani decisivi per la vita del Governo, l’interlocutore privilegiato. Nessuno di loro oserebbe criticarlo, è troppo prezioso, è troppo determinante per la loro sopravvivenza. Eleggerebbero fin Tiziano Renzi a Presidente della Repubblica.

Renzi è diventato più simpatico anche alla cosiddetta sinistra radicale, un tempo tanto facinorosa quando lo additava come il distruttore della sinistra italiana. Tutta roba vecchia. Oggi gli è riconosciuto il piglio rivoluzionario di chi ha rovesciato la tirannia fascista di Salvini, di chi gli offrirà la possibilità di riscatto con l’abrogazione dei Decreti Sicurezza e la riapertura dei porti ai migranti. Va da sé che la disastrosa gestione dell’immigrazione del Governo Renzi con il ministro Alfano sia assurta a modello di accoglienza e umanità.

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Non solo immigrazione. Oggi i contenuti fondanti del renzismo, prima così laceranti ed esplosivi, sono tollerati, se non accettati, trasversalmente. Comunque non discutibili.

Nell’anno del Governo giallo-verde nessuno osò proporre l’abrogazione delle due leggi simbolo del renzismo: il Job Act e gli 80 euro. La “vergogna del Job Act” sembra un lontano ricordo anche per i sindacati, che non hanno proferito parola sull’assenza della sua cancellazione nel programma del Conte Bis.

Renzi è tornato. W Renzi.

Rimane da sapere cosa ne pensano gli elettori di questa restaurazione renziana. Quello non sarà un ostacolo facile da scavallare.

Come diceva Napoleone Bonaparte, “il pericolo più grande si corre nell’ora della vittoria”.

Andrea Marsiletti