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Lombatti

09/04/2012
h.15.15

A cinque giorni dall’appuntamento con la seconda manifestazione nazionale contro gli inceneritori, che si svolgerà a Parma il prossimo 14 aprile, vale la pena ricordare i motivi che hanno spinto Gcr a tornare nelle strade cittadine, chiamando a raccolta i comitati di tutta Italia.
L’inceneritore in costruzione a Ugozzolo sarà grande il doppio dell’attuale quantitativo di rifiuto indifferenziato prodotto dal nostro territorio provinciale (65 mila tonnellate contro la capienza dell’impianto, 130mila).
L’inceneritore produrrà forti guadagni al gestore, entrate garantite dalla tariffa rifiuti, dal teleriscaldamento, dagli incentivi statali come i certificati verdi.
L’inceneritore produrrà ogni anno 40 mila tonnellate di ceneri di scarto, un materiale ricco di sostanze inquinanti e di difficile smaltimento, ed emetterà in atmosfera importanti quantità di Pm 10, oltre che diossine, furani, metalli pesanti, emissioni che peggioreranno ulteriormente lo stato di salute del nostro eco sistema.
Una corretta gestione dei rifiuti invece produrrebbe un netto miglioramento della qualità ambientale del territorio.
Partendo dalla riduzione e prevenzione dei rifiuti, il miglior approccio possibile al problema.
Con una raccolta domiciliare porta a porta con tariffa puntuale si potrebbe giungere in poche settimane al 75-80% di raccolta differenziata di qualità.
Quindi una parte preponderante dei nostri scarti verrebbe tolta dal flusso producendo anche introiti per i comuni attraverso i consorzi di filiera.
Di ciò che resta molto può essere ancora riciclato invece che bruciato.
I pannolini ad esempio possono essere riciclati recuperando plastica, cellulosa e organico con un impianto meccanico che funziona a vapore (si tratta di 8 mila tonnellate annue in meno di rifiuti).
I fanghi da depurazione (20 mila tonnellate all’anno) sono gestibili con un impianto a biogas e poi compostabili o trasformati in sabbia sintetica per uso edilizio.
I materiali plastici eterogenei, tutta la plastica che non rientra nel circuito Corepla, come giocattoli, vasi, cd, plastiche dure in genere, sono trasformabili con l’estrusione in nuovi prodotti come dissuasori, palizzate, tegole (altre 24 mila tonnellate tolte).
I rifiuti ospedalieri, 3255 tonnellate, possono essere riciclati in parte con la raccolta differenziata ed in parte, gli infettivi (255 tonnellate) ridotti a rifiuto urbano con un processo chiamato Econos, che disinfetta e sanifica tutto il materiale.
I rifiuti speciali (13.500 tonnellate) sono da trattare alla stregua di quelli urbani applicando la raccolta differenziata.
Infine il trattamento meccanico biologico, senza alcun tipo di combustione, è in grado di abbattere la parte organica dei rifiuti, e recuperare ancora materiali plastici e cellulosici, permettendo così di ridurre il residuo ad una quantità che come minimo è la metà delle ceneri prodotte dall’inceneritore.
La corretta gestione dei rifiuti porta a residui considerabili briciole, portando il riciclo ad oltre il 90%. Queste cifre rendono assolutamente impensabile che sia vantaggioso economicamente costruire un inceneritore. Mancano proprio i numeri di bilancio.
Allora a che cosa serve un inceneritore?
Lo dovrebbero spiegare coloro che ancora sostengono, senza prova alcuna, che sia necessario.
Territori vicini come Reggio Emilia hanno detto basta.
L’inceneritore di Parma si può fermare. Ora.
A 5 giorni dall’evento le sigle aderenti hanno superato le 140 unità.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

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