I Brasiliani liberano Collecchio

26/04/2015

ACCADDE OGGI: I combattimenti che portarono alla liberazione di Collecchio iniziarono il 26 Aprile del 1945 e si conclusero verso le 10 della mattina del 27. Il 25 Aprile una colonna di carri armati americani proveniente da Parma era avanzata fino a Collecchio dove “il comandante americano del primo carro, sceso a terra e messosi al riparo del muro all’angolo di via Roma (ora via Galaverna), cerca, tra la folla che lo attorniava entusiasta, qualche partigiano per avere indicazioni; ma li non ce n’erano.” Ne arriveranno di lì a poco tre, provenienti dal colle della Chiesa, ma subito la folla si disperde quando un colpo di “panzerfaust ha colpito il carro armato… in un attimo il comandante ha ripreso il suo posto sul carro stesso che fu rimorchiato dall’altro che lo seguiva” e la colonna corazzata fece dietro-front, allontanandosi nelle campagne circostanti. I tedeschi si erano asserragliati in attesa dello scontro.
All’imbrunire del 26 saranno i soldati del 2° battaglione dell’11° reggimento di fanteria brasiliano, al comando del generale Zenóbio da Costa, ad avanzare verso Collecchio. Stazionate nell’area di San Polo D’Enza, le truppe brasiliane vennero trasportate in camion nella zona fra il Taro e il Baganza e si dispiegarono a semicerchio nelle campagne a sud, stringendo d’assedio i due battaglioni della 90° divisione Panzer Grenadier trincerati nell’abitato. Verso mezzogiorno i reparti brasiliani controllavano gran parte della zona a sud di Collecchio tra il corso del Taro e Sala Baganza, mentre alcuni carri si spingevano lungo la statale 62 giungendo a Ponte Scodogna. I combattimenti erano proseguiti nella notte, fra i campi e le case, che i tedeschi avevano trasformato in fortilizi. Allo scontro prese parte anche il distaccamento partigiano “Iezzi”, che riuscì ad entrare a Collecchio grazie all’appoggio di un carro armato americano di stanza a Madregolo che era stato richiamato dagli spari. I partigiani entrarono in contatto con il carrista che, su loro richiesta, iniziò a rastrellare la campagna. Nelle parole di Oscar Ranzieri, che comandava il reparto, “c’era il frumento, alto 40-50 centimetri da terra ed erano tutti annidati lì, questi tedeschi, e sparando raso terra con le mitraglie, uno alla volta, ne abbiamo fatti prigionieri circa una cinquantina. Poi pregammo il carro armato di aiutarci ad occupare Collecchio. Anche lì accettò. Lasciammo una squadra di guardia ai prigionieri e così, un po’ dietro questo carro armato, un po’ sopra questo carro amato, cercammo di occupare Collecchio”.
Nel ricordo di Molossi, accorso a Collecchio poche ore dopo la liberazione, alcune case recavano i segni non gravi del cannoneggiamento del 26 Aprile. “Per le strade si mischiano con la gente… liberatori e partigiani; alle finestre si affacciano persone, bandiere e fiori. I soldati alleati sono un miscuglio di razze: brasiliani, alcuni negri e, mi pare, anche qualche neo-zelandese. Un episodio significativo: i partigiani collecchiesi hanno fatto sfilare una trentina di prigionieri tedeschi per le vie… laceri e stanchi, assai poco marziali, strascicavano i piedi, portandosi appresso le proprie povere cose. L’umiliante spettacolo suscita risa, l’ironia e il compiacimento degli spettatori. A me non piace. Il paese è in festa, la gente sembra impazzita dalla gioia”.
Tra il 24 e 25 Aprile una colonna tedesca in ritirata comprendente truppe alpine del 4° reggimento Hochgebirgsjäger, il grosso della 148° divisione di fanteria tedesca, veterana dell’Afrika Corps e della guerra lungo la linea Gotica, e alcuni reparti Italiani della divisione SS Monterosa e della San Marco, scendeva dal passo della Cisa ed arrivava all’altezza dei tornanti di Piantonia, al di sopra di Fornovo. Questa massa ingente di uomini e mezzi si riversava attraverso gli abitati della statale 62 alla ricerca di una via di fuga verso il fiume Po, che non riuscì a trovare, in quanto venne bloccata da reparti partigiani al ponte di Fornovo.
I tedeschi accerchiati a Collecchio si arresero e, fatti prigionieri, ammassati nella chiesa. Vi è incertezza sul loro numero; alcune fonti parlano di 600, altre di 300, cifra che appare più realistica. Di li a poco andranno ad ingrossare le fila del campo di Pontescodogna dove saranno raccolti 14.779 prigionieri tedeschi catturati nella Sacca di Fornovo, in cui la colonna tedesca in ritirata era rimasta intrappolata e costretta alla resa il 29 Aprile.

Alessandro Guardamagna