Dalle fabbriche alla Difesa della Costituzione

Lombatti

28/09/2013

Intervista a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil e uno dei promotori della Piattaforma per la difesa e applicazione della Carta Costituzionale che organizzerà una manifestazione nazionale a Roma il 12 ottobre.

Landini, vale la pena oggi battersi e impegnarsi a difesa della Costituzione?
Oggi non bisogna solo difendere la Costituzione, è necessario farla applicare. Il problema del nostro Paese è che i principi fondamentali non sono stati applicati e anzi, hanno prevalso politiche, in Italia e in Europa, che vanno in altre direzioni.
Applicare la Costituzione è l’unico modo per cambiare il nostro Paese, per risolvere le ingiustizie e i ritardi accumulati. Mi riferisco in particolare al diritto nel lavoro – cioè al diritto a un lavoro stabile -, al combattere la precarietà, al diritto alla salute, al diritto all’istruzione, al diritto alla giustizia sociale e al fatto che lo Stato abbia il compito di rimuovere tutto ciò che impedisce la realizzazione della persona intervenendo anche sul versante delle leggi sulla rappresentanza sindacale e al ruolo delle imprese nella democrazia economica.

Insieme a Rodotà, Don Ciotti, Zagrebelsky e la Carlassarre siete stati promotori della Piattaforma per la difesa e applicazione della Carta Costituzionale. Qual è l’obiettivo?
L’obiettivo è quello di dire al Parlamento e al Governo che se pensano che i problemi si risolvano cambiando la Costituzione quella non è la strada. Vogliamo recuperare il livello di partecipazione nel Paese dove regna una sfiducia sempre più grande; ormai metà degli italiani non va a votare, mentre una parte sempre più consistente non si sente rappresentata e nutre sempre più sfiducia verso le istituzioni.
Noi vogliamo estendere la democrazia, e proprio nel rispetto della Costituzione abbiamo proposto una mobilitazione, una manifestazione e l’avvio di una discussione nel Paese per rendere evidente che la maggioranza delle persone chiedono un cambiamento e vogliono che venga applicata la Costituzione.
Allo stesso tempo pensiamo che la nostra Costituzione sia importante anche per costruire l’Europa. L’Italia in Europa ci deve andare portando la Costituzione e portando quei valori e quei principi per costruire davvero un’Europa sociale e non politiche europee solo monetarie che stanno mettendo in ginocchio l’Europa e anche il nostro Paese.

Ma secondo lei è realmente possibile un cambiamento? In che modo?
Intanto va cambiata le legge elettorale.
Bisogna fare in modo che una legge elettorale che è considerata incostituzionale venga resa costituzionale. Quindi il primo passo da fare è quello di dotare nuovamente il Paese di una legge che permetta ai cittadini di scegliere il parlamentare e anche il Governo. Ci troviamo oggi nel paradosso di avere un Governo che nessun cittadino italiano ha votato. Più che larghe intese, mi sembra un Governo di poche intese, visto che mi pare non siano d’accordo su nulla e non credo che stiano risolvendo i problemi del Paese.
Si deve rimettere al centro il lavoro: dare lavoro a chi non ce l’ha, combattere la precarietà, difendere ciò che c’è. Inoltre, bisogna ripartire con gli investimenti pubblici e privati e combattere le ingiustizie come l’evasione fiscale e la corruzione, introducendo una fiscalità progressiva che faccia pagare chi più ha per recuperare in questo senso anche uno spazio vero di giustizia.

La leadership e la grinta non le mancano. Considera l’ipotesi di una sua disponibilità a scendere in campo nella politica istituzionale?
Sono già in campo da anni: faccio il sindacalista e sono segretario della Fiom. Mi sembra che di cose ne abbiamo fatte. Fare sindacato significa difendere gli interessi di chi lavora. Se la Fiom ha 110 anni di vita, è perchè non ha mai rinunciato all’idea di cambiare la società.
Personalmente penso di continuare a dare un contributo attraverso il lavoro che la Fiom sta facendo. Anzi, penso che in una fase di questo genere sarebbe importante che ogni singola persona, nel ruolo che ha, svolgesse al meglio il proprio compito con onestà e cambiamento, questa mi sembrerebbe la rivoluzione importante da compiere.

Se il cambiamento auspicato non si realizzerà, quale destino avrà il movimento della società civile che avrete intercettato? Esclude la trasformazione in qualcosa di più strutturato sul piano politico?
Quello che succederà lo si vedrà. Intanto bisogna vedere come andrà la manifestazione e cosa succederà nel Paese. Abbiamo proposto di fare assemblee e di giungere a una manifestazione. Vogliamo fare in modo che la politica istituzionale torni ad essere oggetto vero della politica. Ognuno fa la sua parte nel ruolo che ricopre. Non si può prevedere prima ciò che accadrà nel futuro, anche perchè i cambiamenti non si fanno a tavolino, ma si realizzano quando le persone ci credono e partecipano attivamente. Se il 12 ottobre si rivelerà una grande manifestazione che rimette al centro questi elementi, credo che tutti i soggetti, politici e sociali, dovranno farne i dovuti conti.

Anche il Movimento 5 Stelle ha organizzato iniziative a difesa della Costituzione. Non si potrebbero unire le forze?
Non escludiamo nessuno. Abbiamo firmato un manifesto che è scritto ed è pubblico. Tutti quelli che sono d’accordo possono aderire e manifestare alle iniziative che si organizzano come quella del prossimo 12 ottobre in piazza a Roma, ovviamente sono ben accetti. Ci siamo rivolti in modo particolare alle associazioni, ai movimenti e a tutti quelli che in questi anni si sono battuti sul piano sociale ed economico per applicare e difendere la Costituzione, dagli studenti, al movimento per l’acqua, ai lavoratori ecc.. Anche se ci rivolgiamo alle forze politiche e le invitiamo, quel giorno a Roma non parlerà nessun rappresentate di partito. Quella sarà la giornata della società civile, dei movimenti e delle associazioni che chiedono un cambiamento della politica e della politica economica.

MB