Alleanza Pd-Pizzarotti: ortodossia o revisionismo? (di Andrea Marsiletti)

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In guerra, come in amore, è il primo passo quello più difficile.

Sabato sera al dibattito alla festa dell’Unità di Parma l’assessore all’urbanistica del Comune di Parma, Michele Alinovi, ha fatto la prima mossa nell’iter della possibile alleanza tra Effetto Parma e Pd alle prossime comunali di Parma del 2022.

Fino a ieri le dichiarazioni erano sempre state dell’ordine di grandezza del “cercheremo di dialogare”, “la coalizione larga alle ultime regionali è stata vincente”, “il modello Bonaccini è un esempio”; sabato Alinovi ha buttato un sasso nello stagno, alzato il tiro e parlato chiaro: “Credo che il Pd debba riconoscere il buon lavoro che l’Amministrazione comunale uscente ha fatto negli ultimi dieci anni.” (LEGGI)

Una richiesta dal suo punto di vista ovvia e giusta, pesantissima nel campo del Pd.

Ovvia perchè, come ha specificato lo stesso Alinovi, “ci deve essere stima reciproca, ovvero riconoscere in modo positivo chi fa il tuo stesso percorso”.

Pesantissima, perchè sul primo mandato di Pizzarotti il Pd il giudizio l’ha già dato, facendogli opposizione dura per cinque anni e candidandosi contro di lui nel 2017 esprimendo le più severe conclusioni sui risultati e sulla qualità della giunta. Più o meno sulla stessa linea è stata fin qui la valutazione sul secondo mandato espresso dal gruppo consiliare Pd, l’unico soggetto del partito che interviene sulle questioni cittadine, anche perchè quello istituzionalmente più competente. E non è mai stato tenero, neppure a commento di questa dichiarazione di Alinovi (LEGGI).

Alinovi la butta lì con nonchalance, ma chiedere al Pd di dare un giudizio positivo sulle Amministrazioni Pizzarotti significa pretendere che si rimangi tutto e abiuri quanto detto e fatto negli ultimi otto anni in Consiglio comunale.

Alinovi ha fatto una mossa che mette i Dem con le spalle al muro già ai blocchi di partenza, che mal si concilia con gli insegnamenti del generale cinese Sun Tzu, che suggerisce di “costruire al tuo avversario un ponte d’oro per permettergli di ritirarsi.”

Rimane da vedere quanto conti l’opinione del Pd di Parma, da anni diviso al suo interno e incapace di posizioni unitarie, e del gruppo consiliare rispetto alla strategia di Bonaccini, che è il vero sostenitore di Pizzarotti, credo più in chiave politica nazionale (per accreditare l’idea di un Pd nuovo che si apre a forze esterne) che ingolosito dal contributo di 1.000 preferenze in città portato alla causa bonacciniana dal candidato della giunta Pizzarotti alle ultime regionali.

Se a dare le carte delle comunali di Parma sarà Bonaccini prepariamoci a leggere un comunicato del Pd che farà impallidire personaggi come Krusciov e Deng Xiaoping, ovvero il gotha del revisionismo; se il Pd deciderà a Parma anche arrivare a una mera alleanza con Pizzarotti sarà una decisione sofferta.

Oggi all’interno del Pd di Parma sono pochi quelli danno un giudizio positivo sull’operato amministrativo delle giunte Pizzarotti. A pensarci bene non ricordo di averne letto alcuno pubblico.

Vedremo se Bonaccini riuscirà a convincerli, dicendogli, prendendo in prestito le parole di Deng, che “non importa che il gatto sia bianco o nero, finché cattura topi è un gatto buono”.

Buono per chi?” gli risponderà qualche ortodosso.

La battaglia tra ortodossia e revisionismo continua…

Andrea Marsiletti

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