Azione Parma: “Luci e ombre sul Recovery Fund”

Massimo Pinardi

Il pacchetto del Recovery Fund (Fondo per la Ripresa), proposto dalla Commissione Europea, di 750 miliardi (500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti) che guarda alle future generazioni (per l’Italia ammontava a poco meno di 173 miliardi di euro, di cui circa 82 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 91 miliardi di prestiti), dopo cinque giorni di discussioni e scontri è stato approvato con alcune modifiche volute dai paesi cosiddetti frugali ed in particolare dall’Olanda.

Il vincitore dell’accordo (arrivato dopo più di 90 ore di trattative) è l’Unione Europea, che ha preso la decisione storica di emettere 750 miliardi di debito comune per finanziare 390 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti, in favore dei paesi più in difficoltà, pur con qualche compromesso su fondi europei (qualche taglio è stato fatto a contributi UE su sanità, green deal e ricerca) e sullo stato di diritto.

Fondamentali nell’esito dell’accordo sono state le forze europeiste del Parlamento Europeo, con il contributo determinante di Francia e Germania.

All’Italia, dal Recovery Fund, sono destinati 208,8 miliardi, molti più dei 172,8 della proposta della Commissione. L’importo dei sussidi è leggermente minore (da 81,8 a 81,4 miliardi), ma il nostro paese potrà beneficiare di una quota di prestiti più consistente (da 90,9 a 127,4 miliardi) rispetto alla proposta della Commissione. Il bilancio 2021-27 dell’Ue sarà pari a 1.074 miliardi in sette anni (il nostro contributo al bilancio UE sarà di 55 miliardi totali e pertanto il beneficio netto dovrebbe essere di circa 26 miliardi).

Per finanziare il piano è prevista una tassa sulla plastica dal 2021 (la Commissione farà proposte per carbon tax alla frontiera e digital tax da applicare dal 2023) e l’emissione di obbligazioni comuni a lunga scadenza. I paesi che chiederanno di accedere alle risorse dovranno presentare un piano nei prossimi mesi, le risorse saranno disponibili dal 2021 al 2023 ed il rimborso dei fondi presi a prestito decorrerà dal 2027.

Il Recovery Fund avrà condizionalità e governance rafforzate (rispetto raccomandazioni semestre europeo e “freno di emergenza” che permette ad un solo paese di bloccare le rate degli aiuti, in caso di mancata osservanza degli impegni, portando il caso al Consiglio Europeo che si esprimerà nel merito).

Il Recovery Fund va a completare la risposta dell’Unione Europea a una crisi senza precedenti e si sommerà ai 540 miliardi già stanziati (Mes, Sure per la cassa integrazione europea e fondo liquidità della Bei per le imprese in difficoltà), nonché ai 1.350 miliardi di acquisti di titoli di Stato della Bce (con il nuovo programma di acquisti, a fine anno, la BCE dovrebbe detenere 575 miliardi di titoli di Stato italiani).

Una grande risposta alla crisi voluta in particolare da tre donne (la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, la Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde e la Cancelliera Federale della Germania, nonché Presidente di turno del Consiglio Europeo Angela Merkel) che hanno saputo cogliere l’allarme che Mario Draghi aveva lanciato nel corso di una intervista al Financial Times del marzo scorso; in particolare, in un passaggio Draghi affermava: «di fronte a circostanze non previste un cambio di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra. Lo shock che ci troviamo ad affrontare non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di chi la soffre. Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. La memoria delle sofferenze degli europei negli anni 1920 sono un ammonimento».

Sull’esito dell’accordo ha influito la posizione della Germania che, dopo aver difeso per anni il rigorismo dei conti, probabilmente, si è resa conto che senza Europa è incerto il futuro di tutti i paesi UE. I dazi Usa, la guerra commerciale Usa/Cina, i tentativi russi e dell’amministrazione Trump di far dissolvere l’UE, nonché la pandemia, hanno dimostrato che, le sfide vanno affrontate con un’Europa unità e forte.

Le responsabilità del governo italiano per spendere bene i fondi stanziati con il Recovery Fund sono grandi. L’attuale compagine governativa si mostra inadeguata, con molti ministri chiaramente non all’altezza delle sfide che ci attendono (a poche ore dall’accordo già si evidenziano divergenze su chi dovrà predisporre il programma da presentare a breve alla Commissione e richiese di ministri che mirano ad accaparrarsi parte dei fondi).

L’Italia ha bisogno di riforme strutturali che riguardano l’assetto istituzionale e di governo del sistema paese per accorciare la filiera delle decisioni, di investimenti per favorire l’occupazione al sud, di riforme della pubblica amministrazione per renderla semplice, di interventi sulla giustizia civile e sull’organizzazione della scuola e dell’università, nonché di un potenziamento del sistema sanitario nazionale.

Va rilanciato il sistema produttivo per renderlo più competitivo (siamo secondi in Europa per il manifatturiero), con innovazione tecnologica e riduzione delle tasse.

I provvedimenti adottati dall’Unione Europea rappresentano un’onda d’urto senza precedenti per rilanciare le economie europee alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra ad oggi. Per vincere questa sfida, il nostro paese deve mettere in campo le energie migliori, le personalità più qualificate e competenti e una capacità di gestione dei processi senza precedenti negli ultimi anni.

Parma in Azione
Serena Brandini
Massimo Pinardi
Vincenzo Turrà

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