Banksy sei tu? Un nuovo murales appare sulla facciata di Palazzo Tarasconi

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Lombatti

Sul lato sud di Palazzo Tarasconi, la splendida scenografica sede della mostra in corso fino al 16 gennaio prossimo di “Banksy. Building Castles in the Sky”, è apparsa una sorprendente figura acco-vacciata a cui sfugge un palloncino vivacemente rosso, a lato di una delle finestre manieristiche che danno luce alla cantina luogo della esposizione in corso. La grata spessa e intrecciata dà il senso del-la chiusura, della prigionia, in cui le opere dell’artista di Bristol sono conservate. Questo lato sud è quello che permette di operare con la maggior tranquillità, nel segreto illegale della notte che marchia una parete storica e monumentale, ma la figura vi si inserisce, come altre note dell’artista, con legge-ra lievità. Nel fronte dell’edificio non si legge alcun segno che indichi la presenza di un sotterraneo, per cui qui doveva essere il possibile ed eventuale giudizio dell’artista sulla mostra in corso.

Cerchiamo di decodificare l’immagine. È un primo modo per sapere se è autografa. L’iconografia rimanda alla notissima “Girl with Balloon” qui profondamente modificata al punto che siamo davvero di fronte ad una nuova e diversa immagine rispetto a quella che è la più nota ope-ra dell’artista inglese. È questo processo critico che si propone la Fondazione e Archivio “Antonio Ligabue” di Parma che con Metamorfosi associazione culturale di Roma ha organizzato la mostra di Banksy. Il primo giudizio infatti è stato: “è sicuramente l’ennesima conferma dell’interesse e della partecipazione, in forme originali, che il famoso street artist continua a suscitare nei luoghi dove si organizzano mostre come la nostra. Non è la prima volta infatti che la curiosità, l’attenzione e l’inte-resse per Banksy si trasforma in una vera e propria emulazione grafica a ridosso di una mostra a lui dedicata”.

Per questo Marzio Dall’Acqua, uno dei curatori della esposizione di Palazzo Tarasconi, propone di esaminare attentamente l’iconografia dell’opera apparsa come un fungo nella notte. E scrive: “Il palloncino è ben lontano e la figura se ne disinteressa come a dire che ‘se ne vada pure li-bero’, che questa è la sua dimensione, tanto più perché la corda svolazzante sembra suggerire che sia uscito dall’inferriata del sotterraneo. Nell’opera originale e di riferimento, Banksy, lo scrive nell’autobiografia, immagina di essere lui che si allenta dal mondo. Anche qui sembra una autolibe-razione. Alla finestra si relaziona anche la figura inginocchiata che è voltata in direzione opposta alla famosa bambina a cui sfugge il palloncino. In terra due palle giallo arancione mentre la figura ripie-gata su se stessa ne tiene una terza in mano. In questa iconografia le tre palle sostituiscono il pallon-cino che recupera la sua libertà, mentre esse non possono sfuggire al gesto che le soppesa.

Il riferimento culturale è immediato, anche in inglese, e rimanda al modo di dire tipico e quasi proverbiale di “Tre palle un soldo”, che si riferiva ai baracconi delle fiere e dei luna park nei quali in uno stand si offrivano tre palle per un soldo – un penny in inglese – da tirare a sagome di per-sonaggi più o meno famosi e se centrati si veniva premiati.

Nonostante l’apparenza immediata, non si tratta di una ragazzina, ma di un ibrido che cerca di na-scondersi, con i capelli a cappuccio, che sembra avere del pelo sulla schiena e un volto topesco. Il topo, si sa, è un simbolo sia della street art che dello stesso Banksy in sintonia con il graffitista fran-cese Blek le Rat.

C’è, come sempre nelle opere dell’artista, ironia, gioco, il piacere di nascondersi e di ap-parire all’improvviso inaspettato critico di una situazione, di una realtà, sfuggente insieme e pronto a sottrarsi per dire che lui non è nella mostra che gli è stata dedicata ‘là sotto’ catacombale. Lui è al-trove. Fa riferimento alla commercializzazione dell’opera dell’artista e le palle non possono sostituire il palloncino sfuggito per sempre, metafora appunto di libertà. Questa immagine, se non autentica di Banksy, dimostra che l’autore pensa come lui. L’iconografia è totalmente di Banksy giocata su una sintesi visiva chiaramente leggibile e comunicabile con una semplice battuta in un’immagine insieme poetica, ironica e di estrema sintesi visiva. L’uso dello stencil rende difficile riconoscere quella che gli antichi artisti chiamavano ‘la mano’, ma insieme nulla, almeno per i dati che abbiamo, la nega poiché qui c’è tutto lo spirito di Banksy”. 

mariolodi
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