Capece: “Fabi non ha bisogno di difensori, ma nel periodo della Pandemia la sanità di Parma non era allo sbando”

Lombatti
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Giovanni Capece

Ho atteso il termine della campagne elettorale per evitare che una vicenda importante sul piano socio sanitario per la città e la provincia assumesse una valenza troppo politica.

Il direttore generale dell’azienda Ospedaliero Universitaria di Parma non ha bisogno di difensori e se fosse non sono io il più appropriato per farlo; è la verità che ha bisogno di essere difesa, la verità dei fatti che molto spesso viene storpiata e tirata a piacimento per difendere o meno una tesi.

Nella querelle tra l’azienda Ospedaliera e la Professoressa Esposito è stata inopportunamente espresso un giudizio sulla gestione della pandemia a Parma con delle illazioni che fanno male a tutti coloro che in quel periodo si sono prodigati per dare una risposta quanto più efficiente ed efficace possibile.

Certo, parlare oggi di quella stagione è facile, è ancora più facile se la si è vissuta lontano dalle criticità a cui è stato necessario dare risposte puntuali ed immediate. Per me, invece, è stata una vicenda che ha fatto riscoprire il valore dello spazio e del tempo, del qui ed ora che vuol dire che poco importa avere milioni di mascherina disponibili in un aeroporto del Brasile se non sono QUI o avere l’ossigeno domani anziché ORA.

Giudicare l’operato e la qualità dei colleghi due anni dopo la fase acuta della pandemia, lasciare intendere che se Parma ha avuto molti decessi è a causa di una presunta inefficienza del sistema sanitario e non per la sua vicinanza all’epicentro dell’area di propagazione del virus è scorretto ed ingiusto anche se il termine più appropriato sarebbe: completamente falsa!

Non sono un esperto di organizzazione sanitaria in generale ma ho la certezza che nella lettera inviata dalla professoressa Esposito al presidente della Regione vi siano numerose inesattezze ed una scarsa conoscenza di ciò che era l’organizzazione messa in campo sia a livello nazionale che locale per la Pandemia, se le conoscenze della professoressa Esposito fosse stata messa a disposizione per la predisposizione di un piano pandemico  nazionale allora sì che avremmo fatto la differenza.

Ma a bocce ferme sono tutti pronti a dare le risposte, a questo punto dovrei tornare al QUI ed ORA di cui ho fatto cenno.

Occupandomi di volontariato sanitario in quel periodo ho vissuto la parte dell’emergenza territoriale in modo abbastanza intenso; nel diario di ricordi che ho proposta a Parma si può ritrovare la storia di quello che è successo sul nostro territorio, un elenco crudo e diretto di fatti dove è possibile notare efficienze ed inefficienze e che partono da un assunto indiscutibile: a Parma le file di ambulanze in attesa di scaricare malati al pronto soccorso non ci sono state e nessuno e rimasto a casa senza scorso (se lo ha richiesto) questo perché la nostra provincia ha una diffusa presenza di associazioni con ambulanze e volontari pronti a mettersi a disposizione ma soprattutto perché ANCHE gli oculisti e gli ortopedici si sono messi a disposizione per curare i malati nei reparti: in tutti i reparti possibili. Dico questo per confutare una certa letteratura secondo la quale parrebbe che gli infettivologi fossero lasciati inerti a riposare in un angolo: Ricordo che i primi accessi ospedalieri furono indirizzati verso il reparto degli infettivi e sembra dimenticarcisi che quel reparto è stato il primo investito dalla mole di lavoro che lo ha subissato fin dai primi giorni, il resto è stata una risposta straordinaria organizzata per consentire che nessuno attendesse per essere curato su di una ambulanza o nel letto del pronto soccorso.

Possiamo parlare giorni e giorni dell’emergenza covid che si è abbattuta su Parma nella primavera del 2020 ma non possiamo negare l’abnegazione e la professionalità che il sistema sanitario ha messo in campo per farvi fronte e per arginarlo. Se uno volesse potrebbe dare riposte puntuali ma non è questa la sede, questa è l’occasione per rassicurare i miei concittadini che no, la sanità di Parma non è allo sbando, e migliorabile come qualsiasi altra cosa alberghi nel mondo, ma non è priva di un governo che assicuri risposte appropriate che si riverberano anche sulle provincie limitrofe.

Giovanni Capece
Già Coordinatore Provinciale dell’Assistenze Pubbliche ANPAS
(Ruolo cessato nel settembre del 2020)

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