Caritas: quando i volontari sono “punti di luce”. INTERVISTA alla direttrice Maria Cecilia Scaffardi

A causa del protrarsi della pandemia e ancor di più dei suoi effetti sul tessuto socio-economico nazionale e internazionale abbiamo rivolto qualche domanda alla Dottoressa Maria Cecilia Scaffardi, direttrice della Caritas Diocesana di Parma.

La Caritas è riconosciuta da tutti, credenti e non, come uno dei enti più impegnati a rispondere alle difficoltà del prossimo, non solo a livello locale ma in tutto il mondo.

Dottoressa Scaffardi, dal suo osservatorio privilegiato, perché la Caritas da sempre ha il polso della situazione dei bisogni e delle necessità delle fasce più deboli ed è presente in modo capillare sul territorio? Ci può illustrare il ruolo e l’importanza che ha avuto la sua associazione in questo periodo pieno di sofferenze a causa della pandemia?

Voglio riprendere una delle espressioni di Papa Francesco e dire di guardare, in questo anno così difficile, al volontariato come un “punto di luce” tra tante ombre e tanto buio. In questo periodo abbiamo toccato con mano che mentre dovevamo modificare i nostri servizi, adattandoli a nuove esigenze di distanziamento, di protezione e di tutela, non potevamo più contare sui volontari più anziani perché si sono dovuti chiudere in casa.

Tutto ciò ha suscitato una disponibilità molto bella e generosa di famiglie, di papà e di mamme, ma soprattutto di tanti giovani che si sono resi conto che tutti noi facciamo parte di un’unica Comunità e non si può pensare solo a se stessi. Pertanto sono riconoscente alle tante persone che ci hanno permesso, nonostante le difficoltà, di portare avanti tanti servizi che la Caritas ha in atto.

Questo impegno sta continuando?

Si, fortunatamente sta continuando sia la disponibilità di giovani e di studenti che quella di adulti che in questo modo intendono dare una testimonianza in famiglia, educando i figli a essere volontari. Questi giovani sono una risorsa importante che va custodita come un patrimonio prezioso che non va solo utilizzato per tamponare un’emergenza ma che va rispettato, valorizzato, ascoltato e considerato come un interlocutore vitale.

Al tempo stesso deve essere aiutato nella formazione, perché i nostri servizi, che sono dedicati alle persone, richiedono un approccio delicato e rispettoso.

Quindi questa pandemia ha dato una spinta affinché i giovani dedicassero tempo ed energie nel volontariato e in particolar modo nel ventaglio di servizi che offrite e che purtroppo non sono conosciuti da tutti. Può farci una panoramica delle opere che la Caritas porta avanti?

Volentieri, perché la totalità dei nostri servizi tenta di rispondere ai bisogni della persona nella sua interezza, soprattutto l’attività principale che è quella dell’ascolto dalla quale dipendono tutte le nostre attività.

Il Centro di Ascolto Diocesano è una rete ed è in contatto con tutti i centri di ascolto parrocchiali. L’ascolto è la base su cui nascono e fioriscono gli altri servizi tra cui posso ricordare quello della distribuzione dell’abbigliamento organizzato in un locale arredato come se fosse una boutique, poi l’ambulatorio per accompagnare le persone dal punto di vista sanitario, e ancora il centro studi dove raccogliamo i dati per poter offrire sempre al meglio il nostro impegno e dar voce alle persone povere e invisibili.

Una delle realtà più importanti è quella della mensa, perché le persone hanno bisogno soprattutto di mangiare e in questo periodo tale opera è pressoché raddoppiata. Alla mensa si accompagna anche il servizio di distribuzione dei pacchi alimentari che in questi mesi è notevolmente aumentato.

Un’altra offerta molto importante è quella del dormitorio sia maschile che femminile, in particolar modo per quest’ultimo vi è annesso un centro diurno dove le donne possono imparare delle attività.

Ci sono delle iniziative che realizzate anche al di fuori delle vostre strutture?

Certamente, il servizio in carcere e lungo le vie con l’Unita’ di Strada cercando di incontrare i senza tetto e le ragazze che si prostituiscono.

Infine abbiamo il Servizio Civile che ci permette di dare la possibilità ai giovani di prestare un anno di volontariato sociale in maniera più sistematica allenandosi a servire e a diventare cittadinanza attiva.

Ciò è importante perché bisogna far nascere nei cittadini la consapevolezza che tutti siamo parte di una comunità che deve camminare e crescere insieme e che si deve far carico dei bisogni delle persone più povere.

In tale ottica rivolgo l’invito a tutti i giovani e non a rivolgersi alla Caritas per offrire parte del proprio tempo e delle proprie energie impegnandosi in opere che cambieranno e miglioreranno la loro vita.

Raffaele Crispo e Elvis Ronzoni