Case Sottane, un progetto di comunità in alta Val Taro. INTERVISTA a Giovanni Codeluppi

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Giovanni Codeluppi lo chiama un “progetto di vita ordinaria”, ma Case Sottane è molto più di questo. È il frutto di una visione, di grande tenacia e amore per gli altri. È, tutto insieme, sostegno per persone fragili, recupero del territorio, cura della montagna, condivisione.

La visione è quella di chi vuol far rivivere un antico borgo non per ritornare al passato, ma per farlo diventare un centro attivo, “rivisitando in vesti nuove e più efficaci le tradizioni civili e religiose da sempre sostenute da sentimenti di pace, di fratellanza, di solidarietà vera e di rispetto reciproco – si legge sul sito dell’associazione Case Sottane Aps”.

Tra gli scopi principali della comunità ci sarà l’accoglienza di persone bisognose di aiuto, in condizioni sociali, fisiche e psichiche deboli. Attraverso borse lavoro, inserimenti lavorativi e la vita comunitaria, queste persone potranno sperimentare relazioni umane ed esperienze lavorative positive e utili per il loro percorso di recupero. Ma ci sarà spazio anche per l’accoglienza turistica ed è superfluo dire che si tratterà di turismo lento, sobrio e rurale.

Giovanni Codeluppi, che cosa è “Case Sottane” e perché si chiama così?

Case Sottane significa case di sotto, perché collocato sotto l’abitato principale di Porcigatone nel comune di Borgotaro a ridosso del passo di Santa Donna tra la Val Taro e la Val Ceno.
È un borgo composto da nove edifici, parzialmente ristrutturati, risalente al 1300-1400, era un borgo di contadini. Tanto tempo fa i proprietari, una famiglia di Mantova, avevano iniziato a ristrutturare pensando a un progetto turistico, progetto che si era interrotto a causa di un lutto. Per caso sei anni fa ho visto il luogo, un posto bellissimo e ho deciso di contattare la proprietà per avviare un progetto di comunità che abbiamo in testa da anni. Abbiamo raggiunto un accordo e ora abbiamo un affitto molto lungo di 18 anni+18. Lo studio di architettura di Piercarlo Bontempi, ha elaborato un progetto di recupero e ripristino con l’utilizzo di materiali del luogo e azioni ecocompatibili.

Cosa diventerà Case Sottane?

Un progetto di comunità rurale molto semplice. Nasce dai nostri vissuti, mio e di mia moglie, Alessandra Zerbini che è parte silenziosa, ma decisiva per tutto quello che stiamo facendo.
È legato alla nostra attività di Collecchio che ormai ha trent’anni. Siamo una piccola fattoria sociale (Terra&Sole ndr) che oggi accoglie una quindicina di ragazzi in difficoltà, in modalità diurna. Qui coltiviamo e commercializziamo prodotti biologici. Le mie esperienze di vita, come la frequentazione delle Case della Carità, una congregazione di Reggio Emilia dove ho fatto il servizio civile e la comunità monastica di Bose in Piemonte mi hanno spinto a lavorare su questa idea di comunità che vive e lavora.

Il progetto ha bisogno di una seria pianificazione economica, sia per la ristrutturazione che per l’inizio attività come avete reperito i fondi?

Sicuramente è un grosso impegno finanziario. Ormai mancano solo i pavimenti, i serramenti e l’impianto fognario. Ci hanno dato una mano diverse imprese o regalandoci i materiali o contributi economici. La Fondazione Munus ha aperto un fondo destinato a Case Sottane e lo scorso anno ci siamo aggiudicati un bando del Pnrr per l’architettura rurale.

Il professor Gabriele Canali del dipartimento di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza ha fatto uno studio agronomico e un business plan che riguarda la coltivazione e la sostenibilità economica soprattutto per i primi anni. E poi ci sono i tanti amici dell’associazione che ci aiutano, primo fra tutti Albino Ivardi Ganapini, già assessore all’Agricoltura della Provincia di Parma, Guido Sardella, che mi ha fatto scoprire questi luoghi, Caterina Siliprandi, lo stesso Carlo Bontempi, Giampaolo Dallara e tanti altri.

Come funzionerà la comunità?

Sarà la residenza stabile di alcune famiglie che avranno il compito di accogliere otto o nove ragazzi in difficoltà. Ci sarà anche una parte di accoglienza turistica, avremo 23 posti letto, ci sarà un refettorio comune che funzionerà anche da ristorante rurale, il laboratorio di trasformazione e panificazione e tutte le attività agricole connesse. Oltre ai 1700 metri quadrati di abitazioni, c’è una stalla 600 metri, una barchessa agricola di 400 e 200 ettari di bosco. La stalla servirà per il sostentamento della comunità, non abbiamo in mente di dedicarci all’allevamento intensivo, ma all’agricoltura. Le due realtà, quella di Collecchio e quella della Val Taro, si integreranno e i prodotti di Case Sottane saranno venduti al nostro spaccio.


Perché c’è bisogno di un ritorno alla semplicità e alla lentezza?

I nostri ragazzi oggi sono molto in difficoltà. C’è una grande necessità di accoglienza. Quelli che ospitiamo a Collecchio sono tutti giovani della zona. Hanno problemi di varia natura. Disagio, sociale ed economico, deficit psichico, situazioni familiari particolarmente critiche con i genitori che fanno fatica a seguire i figli, spesso lasciati alla deriva.
Quello che facciamo qui è far comprendere che è nella vita ordinaria di tutti i giorni che si possono trovare le chiavi per risolvere i problemi e vivere meglio. Abbiamo accolto ragazzi devastati dal lockdown, ragazzi in recupero da dipendenze, con forti problemi di autostima e poche relazioni.
Noi ci preoccupiamo non tanto di insegnare loro un lavoro, che è pure importante, ma proprio del recupero dell’autostima, attraverso il dialogo, il confronto e il lavoro. Le istituzioni socio sanitarie e le famiglie ci riconoscono i buoni risultati ottenuti e questo ci dà sempre nuovi stimoli e la forza per andare avanti.

Ci sono importanti appuntamenti per sostenere Case Sottane in questo week-end. Sabato 9 e domenica 10 settembre si terrà la seconda edizione di Case Sottane in Festa” una due giorni fra incontri (tra cui quello con Agnese Moro, figlia di Aldo e Franco Bonisoli, ex brigatista che faceva parte del commando che rapì il presidente della DC, nel 1978), buon cibo (insieme) e attività culturali. Info: www.casesottane.it.
Inoltre “Corri per la vita”, la camminata sulla distanza dei 5km che si svolgerà domenica 10 settembre (manifestazione che fa parte del Cus Parma Mezza Maratona), destinerà tutto il ricavato della vendita dei pettorali all’associazione Case Sottane.

Tatiana Cogo

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