Claudio Rossi (ex sindaco di Fidenza): “Del PCI rimane il fascino delle grandi civiltà scomparse. E’ stata una storia di riscatto umano da raccontare ai giovani”. VIDEO

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Claudio Rossi, ex sindaco di Fidenza del PCI, ha partecipato al webinar “Quando a Parma c’era il PCI…” sul tema “La rottura sentimentale all’interno del PCI”. (leggi:  Il PCI di Parma vive ancora, in una serata su Zoom – di Andrea Marsiletti)

Riportiamo alcuni stralci del suo intervento, rimandando l’esposizione completa alla visione del video sotto: “Bersani e vari esponenti del PD nel 2018 parlarono di ‘rottura sentimentale’ che sarebbe avventa tra il Partito Democratico e la sua base elettorale più fedele nel tempo.

Per me Matteo Renzi è l’esito finale, non la causa, del cambiamento dei comportamenti.

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Se Mirko Sassi propose a me, che ero un giovane proveniente da una famiglia piccolo borghese, con un recente passato extraparlamentare, e comunque non un esperto di marxismo leninismo, di diventare funzionario del partito, vuol dire che nei primi anni ’80 il PCI esprimeva un’apertura mentale e una curiosità per apporti diversi che destano meraviglia pensando a quello che è avvenuto dopo.

Come è stato possibile che una casa comune si sia trasformata in un teatro di scontri che nascondevano male personalismi, istinti di carriera, distribuzioni di quote di potere interne ed esterne?

Rispondo citando il sopraggiungere di una generazione più moderna ma meno solida, la caduta rovinosa del Socialismo reale, l’avvento della politica remunerata che fece passare il concetto che la politica potesse essere un mestiere, anche in seconda e terza fila.

Il passaggio dal PCI al PDS fu un passaggio obbligato per ragioni storiche, ma determinò un indebolimento delle ragioni della sinistra. Perfino una rimozione della propria identità politica. Ho incontrato molti compagni, non solo Veltroni che lo dichiarò sui giornali, che mi dicevano: ‘Ma io non ero comunista, ero cattolico’, ‘Sì, ero membro del PCI ma ero repubblicano azionista’, ‘Io non ero comunista, ma un socialista di quelli buoni’.

Cosa mi rimane del partito comunista? Il fascino delle civiltà scomparse. Mi rimane da capire come un partito che è riuscito a compiere una rottura così benefica nella storia dell’Umanità al pari della Rivoluzione francese, sia scomparso improvvisamente, come tutte le grandi civiltà.

La storia del Partito Comunista Italiano è stata una storia, certo, di un fallimento politico ma di un grande riscatto umano che deve essere raccontata ai giovani”. AM