Commento alla XXIII giornata di serie A (di Gianni Bandiera)

Finisce una giornata strana e piena di colpi inaspettati. Cadono alcune dee, altre tremano e poi vincono, e altre si confermano ai vertici a dispetto dei pronostici e delle Cassandre.

Andiamo con (dis)ordine partendo dalla coda.

L’Inter era alle corde suonato da un Milan che per 50 minuti arremba come mai fino ad ora. I milanisti pressano alti e soffocano l’Inter. Sembrava lei il serpente alla gola dell’avversario. Il due a zero arrivato al gong del primo tempo ha permesso agli interisti di guardarsi in faccia e rientrare dallo spogliatoio con piglio diverso. In due minuti il derby è tornato in equilibrio e il calo fisico di Ibra ha segnato la linea della resa dei rossoneri. Il 4-2 finale è dato dalla rosa più ampia e dal crollo degli avversari.

L’Inter così torna dopo diverso tempo in vetta complice una Juve che ha preso sottogamba il Verona nella partita del sabato sera. La sconfitta potrebbe essere una lezione per chi si crede invincibile. Non è la prima volta che accade. Il processo di crescita ha delle cadute inaspettate più nella modalità che nel risultato. Avere tanti campioni può rappresentare un problema se si perde di vita l’idea di gioco. Il Verona pressava altissimo e metteva in crisi l’inizio della manovra bianconera. Immaginare che giocatori di alto livello si mettano a disposizione delle idee di un allenatore è la vera sfida, cosa che nelle squadre provinciali ben allenate e con idee condivise è relativamente più semplice. Vecchia questione che la Juve deve assolutamente risolvere per evitare che il giocattolo si sfaldi. La Juve ha perso già il primo trofeo e da quelle parti non sono ammesse altri errori. La stagione sta entrando nel vivo. In settimana si giocheranno le semifinali della Coppa Italia e fra due settimane torneranno i tornei europei. Sarri deve dimostrare di meritare la fiducia che la società gli ha dato dandogli una macchina rodata e abituata alle vittorie.

A un punto dalla coppia di testa la Lazio conferma la propria solidità. È vero, a Parma ha sofferto e ha giocato più di rimessa che imponendo il proprio gioco. Impazza la polemica VAR e torniamo a chiedere umilmente i motivi per cui alcuni arbitri non vengono chiamati al VAR o di contro evitano di andarci per evitare di perdere la propria autorità. Mistero. A noi la trattenuta su Cornelius sembra netta e meritevole di un rigore.

Così come a Napoli che perde male contro il Lecce ma al fallo su Milik una occhiatina in tv l’avremmo data. Unico errore dell’attaccante polacco quella di avere accentuato oltre modo la caduta. Il Napoli torna a mostrare i limiti già espressi per lunghe fasi del torneo e questi limiti sono di carattere mentale perché non è possibile che molti abbiano perso le proprie caratteristiche tecniche.

Scendendo in classifica troviamo la Roma pazza di questo periodo. Perde malamente in casa contro il Bologna e dimostra che senza le sue menti pensanti – Pellegrini e Zaniolo – la vita è più dura.

In basso la Spal perde ancora ed esonera Semplici chiamando l’esperto Di Biagio. È un anno strano con un numero di esoneri che non si vedeva da anni.

In coda i giochi sono apertissimi. Dal Torino, in caduta libera, fino al Brescia e alla SPAL tutte devono stare all’occhio.

La prossima giornata vedrà Juve Brescia, il derby emiliano Sassuolo Parma e soprattutto il big match di domenica sera Lazio Inter. Alcuni anni fa partita fatale per i neroazzurri. Come sanno i tifosi neroazzurri era un 5 maggio e fu lì che persero un titolo quasi vinto, le analogie sono poche perché mancano troppe partite prima di arrivare alla parola fine di un campionato che è tornato incerto come non succedeva da anni e che sta riproponendo le vecchie polemiche sugli arbitraggi tipiche delle nostre latitudini.

Alla prossima,

Gianni Bandiera