Covid, Occhi e Rainieri (Lega): “Troppi bandi, la sanità pubblica recluta infermieri lasciando le CRA senza personale. Stop al trasferimento”

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“L’emergenza Covid mette in crisi le strutture private che si trovano a fare i conti con la mancanza di personale e crea un grave problema per tutti gli utenti che necessitano di cure infermieristiche”.

La denuncia arriva dai consiglieri regionali della Lega ER Emiliano Occhi e Fabio Rainieri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa, che hanno presentato un’interrogazione per sapere se la Giunta intenda seguire la strada della Regione Piemonte che, per fare fronte alla carenza di personale sanitario, ha disposto la continuità assistenziale da parte dell’operatore sanitario nel qual caso in cui la struttura in cui opera il soggetto si trovi in stato di reale necessità.

“La Pubblica Amministrazione sta promuovendo con una frequenza mai registrata prima continui concorsi pubblici per reclutare più personale possibile a discapito delle strutture private. Ma la scarsità di operatori sanitari qualificati ha come conseguenza diretta l’esposizione del personale a turni estenuanti” hanno spiegato gli esponenti del Carroccio. “Ecco perché il Piemonte, per ovviare a questo grave problema, ha disposto che la risorsa possa essere assunta dal pubblico ma continuare a proseguire il proprio lavoro e lasciare la struttura solo al termine dell’emergenza. La Regione Emilia Romagna ha intenzione di fare lo stesso?” hanno aggiunto.

“Inoltre abbiamo chiesto all’esecutivo di viale Aldo Moro se ritenga opportuno avviare un tavolo di confronto con tutti gli attori che operano all’interno dei servizi alla persona quali ad esempio i responsabili della medicina territoriale, l’assistenza domiciliare integrata e i responsabili del sistema infermieristico affinché si possa trovare una soluzione comune che vada a sostegno di tutte le categorie che operano all’interno dei diversi ambiti di servizio alla persona oltre a valutare l’inserimento e l’assunzione degli studenti che si trovano all’ultimo anno di studio ma che sono comunque già ben formati e pronti per la professione sanitaria” hanno concluso Occhi e Rainieri.