Da Lavagetto a Lavagetto: la sinistra torna al governo della città. INTERVISTA

Lombatti
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Lorenzo Lavagetto

Lorenzo Lavagetto, come capolista e consigliere comunale più votato con 1.153 preferenze, ha guidato il Pd di Parma alla vittoria alle comunali di giugno, a distanza di venticinque anni dall’ultima affermazione della sinistra, quella di suo padre Stefano nel 1994.

Il mensile cartaceo 0521 Mag lo ha intervistato nella pubblicazione di luglio uscita in questi giorni (scarica la pubblicazione completa).

Che giunta era quella di suo padre? Perchè venne sconfitta?

Mio padre fu eletto sindaco nel 1994 e nominò una giunta davvero civica (molto più di tutte quelle successive), con assessori provenienti dalla cosiddetta società civile, con le eccezioni della socialista Rosa Agnetti e di Luigi Gandolfi del PDS.

Alle elezioni del 1998 perse in primis a causa della rottura di una parte importante della sinistra con a capo Mario Tommasini che si staccò e corse da sola. La ricostruzione civica di Elvio Ubaldi riuscì meglio a interpretare i cambiamenti in atto, così come i desideri di espansione della città, alcuni di essi rivelatesi molto discutibili. Aggiungo che, a mio giudizio, la città di Parma non è tradizionalmente orientata a sinistra come tanti sostengono: c’è un elettorato mobile che ragiona con la sua testa e sceglie volta per volta.

Nel 2002 Ubaldi sconfisse la candidata del centrosinistra Albertina Soliani. Che sinistra è stata quella del decennio ubaldiano?

Un pò indecisa. In città non fummo in grado di riorganizzare un pensiero proprio e vivemmo in una condizione di subalternità rispetto alla forza che esprimeva l’amministrazione Ubaldi. Le divisioni, i personalismi e la decrescita della partecipazione e del consenso dei corpi intermedi fecero perdere la bussola alla sinistra. Avrebbe dovuto essere più presente nella rappresentazione di un’alternativa.

Arriviamo al mando di Pietro Vignali che nel 2007 superò Alfredo Peri.

Sì, in quegli anni l’opposizione fu forte ma si arrivò al 2012 ancora con dei conflitti interni, gestiti non bene, dopo delle primarie complesse. Purtroppo il risultato fu la prima vittoria di Federico Pizzarotti, trainata dal Movimento 5 Stelle al culmine della sua ascesa con le TV internazionali che vennero a Parma a riprendere questo fenomeno politico.

Quindi i dieci anni di Pizzarotti… perchè il centrosinistra perse un’altra volta contro di lui nel con Paolo Scarpa nel 2017?

Quella quota di elettorato mobile trovò in Pizzarotti la persona che, a suo modo, poteva battere la sinistra e lo sostenne. La destra si identificò facilmente in lui. Ricordo che Pizzarotti è diventato sindaco sempre battendo il Pd. Anche nel 2017 fummo attraversati da fenomeni divisivi, questa volta giustificabili solo in parte, collegati troppo a rapporti personali e non all’interesse generale.

E arriviamo al 2022, quando abbiamo compiuto scelte che guardavano all’interesse generale.

Quali sono stati i motivi della svolta, in positivo, del 2022?

Sono cambiati gli interpreti. Pure in questa occasione si sarebbe potuto configurare uno scenario di rottura ma, e qui ci sono i meriti o demeriti miei, ho deciso di non andare allo scontro e di costruire l’unità nelle condizioni date. Un’unità che abbiamo realizzato su presupposti politici precisi, tenendo conto che un’opposizione, nel bene e nel male, c’era stata ed era stata il tratto identitario del Pd. La nostra azione aveva corrisposto alle aspettative dei cittadino, così come ha dimostrato il 25% dei voti ottenuto dal Pd alle comunali di giugno.



Cosa avete più apprezzato di Guerra in quella fase?

Innanzitutto pose come condizione per la sua candidatura che ci fossimo anche noi. Ciò ha responsabilizzato sia lui che noi. Poi la sua disponibilità a rivedere molti progetti dell’Amministrazione Pizzarotti e a prendere impegni precisi nella direzione del cambiamento, tant’è che lui stesso parlò di “progetto radicalmente nuovo”, di fatto contenendo la posizione politica espressa il gruppo Pd. Durante la campagna elettorale ha dato seguito a questa impostazione su aeroporto cargo, stadio Tardini, welfare e relazioni politiche con i partiti.

Come cambierà il Pd che torna al governo della città?

E’ naturale che la giunta e il consiglio comunale diventeranno il fulcro dell’azione del Pd. Dovremo dimostrare di essere classe dirigente e di governo. La partecipazione fa parte del patrimonio della sinistra. La sfida che abbiamo davanti è riavvicinare le persone che si sono molto allontanate dall’Amministrazione pubblica. Non sarà facile, ma ci proveremo.

Andrea Marsiletti

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