Dario Costi: l’uomo delle sliding doors alla prova del voto (di Lorenzo Lasagna)

Carbognani
Lombatti
Lorenzo Lasagna

Caro Direttore,

siamo dunque giunti al termine che sancisce l’avvio della campagna elettorale propriamente detta: la presentazione delle candidature. Possiamo così finalmente archiviare la lunga fase dei posizionamenti, un rito di passaggio che dopo tutti questi anni, a un razionalista insofferente come me, sembra sempre più un momento altamente dispersivo e un trionfo di illogicità.

Ai blocchi di partenza vanno sistemandosi dodici candidati: e già registriamo un piccolo record di quantità, in attesa di capire quale sarà la reale consistenza dei progetti rivolti ad un elettorato sin qui poco partecipe (e ancor meno reattivo). Ma torniamo alla domanda cruciale: la partita è decisa o contendibile? E che ruolo potranno giocare di qui al 12 giugno i diversi candidati? Prima che altri sondaggi riducano il margine d’incertezza, mi piacerebbe provare a ragionare liberamente, come si conviene a noi appassionati – nonostante tutto – di politica.

Inizierei allora dal primo candidato in ordine di apparizione, quel Dario Costi che sulla scena politica aveva già mosso qualche passo (nel 2017 partecipò alle primarie di coalizione del centrosinistra), ma conserva intatta l’allure del candidato, come si diceva un tempo, della “società civile”. Che partita lo attende, nella rincorsa ai due candidati di schieramento, Guerra e Vignali?

Comincerei col dire che Costi si conferma uomo delle sliding doors. Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se cinque anni fa avesse battuto Paolo Scarpa alle primarie, magari chiudendo un accordo con il civico Luigi Alfieri e affrontando Pizzarotti da una posizione moderata e ragionevolmente attrattiva per l’elettorato di centrodestra. Chissà… E cosa sarebbe successo due mesi fa, se Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia avessero puntato su uomini di partito come Pietro Lunardi? Indubbiamente, la candidatura di Vignali ha finito col restringere drasticamente i suoi margini di manovra, costringendolo – almeno in questa prima fase – al ruolo di terzo incomodo. Ma si tratta davvero di un destino ineluttabile, o Costi ha invece qualche chance di sorprendere?

Indico tre fattori che secondo me possono tenerlo in piena corsa.

Il primo: Costi è – o appare credibilmente – più ‘amministratore’ di Michele Guerra, e risulta meno legato di Vignali a stagioni politiche già trascorse. Non che possa vantare chissà quali esperienze all’attivo, ma certo il suo ambito di competenza riconosciuta – l’urbanistica – è più baricentrico rispetto a quello dell’Assessore alla Cultura uscente. E se pure il suo nome è già apparso su una scheda elettorale, nessuno potrebbe seriamente accusarlo di cercare rivincite o seconde giovinezze.

Il secondo fattore a suo vantaggio è non avere azionisti ingombranti alle proprie spalle. Guerra e Vignali, in modi differenti, sono scesi in campo solo dopo aver ricevuto un’investitura politica. Nessuno dei due avrebbe passato il Rubicone prima di ottenerla nero su bianco. Avere forze organizzate alle spalle è sicuramente un bel vantaggio in termini di dote elettorale, ma costringe a compromessi e può togliere smalto ad un candidato che non abbia grande e strutturata personalità. Costi – la cui leadership è tutta da dimostrare – ha quantomeno l’autorevolezza che deriva dall’essere un candidato provvisto di liste, e non un candidato espresso da liste.

Infine, il terzo elemento che può tornare a vantaggio di Costi è la sua centralità rispetto al tanto bistrattato ma sempre condizionante continuum destra-sinistra. La sua candidatura costituisce un’opzione per gli elettori di entrambi gli schieramenti.

Si capisce bene, però, che tutti e tre i fattori elencati sono fortemente ambivalenti, e possono funzionare solo a fronte di una campagna elettorale che dimostri al di là di ogni dubbio l’autorevolezza e il carisma personale del candidato. In caso contrario, si rovesceranno in altrettanti elementi di debolezza: novità sì, ma non abbastanza, competenza sì, ma non abbastanza, minore consenso assicurato dai partiti e dagli schieramenti…

Toccherà dunque a Dario Costi, in prima persona, dimostrare che le sliding doors, come possono chiudersi, a dispetto di tutte le previsioni possono anche aprirsi.

Lorenzo Lasagna