Dopo aver “spiegato” ai parmigiani i decreti del Governo, adesso guarda alla Fase 2 e 3… INTERVISTA al sindaco di Fidenza Andrea Massari

Intervista al sindaco di Fidenza Andrea Massari

Diciamolo, Andrea Massari non è mai stato popolare in provincia di Parma come per i suoi “spiegoni” dei decreti di questa fase 1 dell’emergenza sanitaria. La tua pagina Facebook è stata più seguito di quella del Ministro della Sanità Roberto Speranza, e di quasi tutti i ministri italiani (leggi: Sono tempi di Coronavirus, sono tempi che cambiano: i sindaci Pizzarotti, Massari e Stocchi più seguiti su Facebook dei Ministri della Repubblica). Come te lo “spieghi”?

Semplicemente, è un servizio che è risultato utile alla gente.
Per due mesi, e anche ora, con alcuni provvedimenti siamo stati bombardati da fiumi di norme che dovevano essere di semplice comprensione per essere applicate e, invece, così come erano formulate, lasciavano troppi punti di domanda.

Ecco perché sono nati gli “spiegoni” espressi che hanno smontato e riassemblato tutti i provvedimenti, spiegando ai cittadini il vero significato delle norme, con esempi semplici e un servizio di assistenza praticamente h24 in messaggeria diretta, che ha risolto a parecchie persone, anche i casi più particolari.

Guarda, è stato un lavoro enorme perché ci siamo presi dei rischi quando le cose non erano chiare, ma lo abbiamo fatto incrociando sempre le nostre interpretazioni con la Prefettura e le Forze dell’Ordine, che ringrazio.

Qualche esempio di domande?

Pesco tra le più semplici: se dici che gli anziani è meglio che stiano in casa, un secondo dopo il telefono diventa rovente perché la gente giustamente chiede: chi è l’anziano? Quanti anni deve avere? E allora abbiamo preso la definizione classica della Società Italiana di Geriatria che sancisce: anziano è chi ha dai 65 anni in su. E su quel parametro abbiamo settato la nostra azione.

Se dici che non puoi fare attività se non in prossimità della tua casa, nel mondo reale uno che abita in centro e ha gli spazi risicati si chiede cosa sia la prossimità e vuole una quantificazione. Siamo usciti battezzandola su 100 max 200 metri utilizzando i criteri urbanistici.

Cosa voglio spiegarti, Direttore? Che nel Paese ideale se il Governo va in tv a presentare dei provvedimenti mi aspetto che mentre vengono illustrati in conferenza stampa siano già disponibili sul sito ufficiale con una serie di faq esplicative.

Qui si è agito al contrario: prima la presentazione, poi le bozze dei provvedimenti spesso arrivate a notte fonda (non sai quante volte abbiamo fatto l’alba a leggere quei documenti per tradurli in cose comprensibili) e dopo qualche giorno le faq e poi circolari a raffica.

Certo, c’è un “però” che è grande come una casa: è arrivata un’emergenza enorme, servivano decisioni immediate e penso che aver sigillato il Paese sia stata la scelta migliore. Tutto si può fare meglio ma alla fine quelle decisioni sono servite, nonostante la guerriglia permanente di molte Regioni e i limiti di un sistema sanitario troppo diversificato da una regione all’altra. Quando ci sarà tempo per farlo, credo che una riflessione profonda sull’autonomia differenziata non sia un esercizio intellettuale inutile.
Nel frattempo se Premier e Regioni marciassero insieme non sarebbe un difetto. Al limite ci sono sempre i nostri “spiegoni”.

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L’Ospedale di Vaio ha vissuto giorni drammatici. Hai mai avuto paura che il Sistema sanitario non reggesse?

L’arrivo delle ambulanze covid (50 al giorno!) che riversavano continuamente contagiati dentro all’Ospedale è una delle scene che cammineranno per sempre con me e con tutti coloro che, a maggior ragione nel mondo sanitario, del volontariato e delle Istituzioni, hanno vissuto da vicino l’emergenza. Non ho mai avuto un dubbio sulla tenuta del lavoro nella galassia Ospedale – dai primari fino al personale della ambulanze o delle pulizie, anch’essi protagonisti di un’opera essenziale –. Il dubbio era sulle dotazioni materiali perché continuavano ad arrivare malati su malati. E quando il punto di rottura stava per essere raggiunto, era già stata predisposta la riconversione di Vaio a Ospedale 100% covid, che ha portato la capienza a 300 posti letto. Quando diciamo che Vaio è stata una fortezza e uno dei tre pilastri dello scudo difensivo aperto su Parma e provincia non lo diciamo per fare uno slogan, insomma.

Come la città di Fidenza ha reagito all’emergenza?

Con grande compostezza ma soprattutto con grande fiducia e collaborazione. Come ho detto nel discorso del 25 aprile, Fidenza ha dato prova di un senso civico fuori dal comune. Ovunque fosse necessario: nell’Ospedale, nelle farmacie, nelle famiglie, sulle ambulanze, nelle imprese e nei luoghi dove la gente andava a fare spesa, funzionanti grazie al personale che ha lavorato con la paura addosso senza mollare.

Diciamola meglio: tutti abbiamo avuto paura ma la forza del sentirsi Comunità è venuta fuori. Pensa che in un momento come questo, dove la crisi economica sta già mostrando il suo volto, sul conto corrente aperto dal Comune per l’emergenza alimentare sono arrivati in pochi giorni oltre 36.000 euro di donazioni, per aiutare chi ha meno. Per non dire della grande quantità di fondi raccolti per il nostro Ospedale. Tutte cose che se conosci Fidenza confermano la generosità dei borghigiani, ma che comunque lasciano a bocca aperta e mi rendono orgoglioso di guidare una Città così.

Certo, non dimentico nemmeno che se già il 23 febbraio la Gazzetta titolava “Caccia a chi crea panico – Fidenza focolaio delle fake news”. A sole 48 ore da Codogno, anche noi ci siamo misurati con una fioritura di balle buttate in rete che ha fatto perdere tempo per verificarle, ha creato disorientamento ma ha anche spiegato alla gente la differenza tra le Istituzioni serie e gli speculatori. Non tutto il male viene per nuocere, alla fine.

Siamo nel pieno della Fase 2. Cosa credi si aspettino adesso i cittadini dal loro sindaco? Come è cambiata o cambierà la tua comunicazione anche in vista della riapertura generale?

I fidentini sono certo che si aspettano chiarezza. Nelle decisioni, nei provvedimenti, nel rapporto con la gente come con le istituzioni che stanno sopra di noi. Non mi sentirai mai difendere un provvedimento perché arriva da una parte politica vicino alla nostra. Se una misura funziona, lo dico. Se non va, faccio altrettanto perché ho imparato a farmi sentire. Con tutti gli strumenti del caso. Il civismo penso sia questo.

Mi chiedi della comunicazione? Anch’essa non prescinderà dalla chiarezza e della capillarità. Penso che pochi Comuni come il nostro abbiano un dialogo così con i cittadini, per qualcuno che mi detesta sono trattato da prezzemolino ma ne importa il giusto: ora l’obiettivo è rendere i nostri canali di comunicazione ancora di più lo strumento per avere tutte le informazioni che accompagneranno 27.300 fidentini verso la ripartenza generalizzata.

Nella fase 1 dovevamo illustrare il funzionamento delle regole, nella fase 2 il tema è non far scemare l’attenzione e il rispetto delle norme antivirus.

Nella fase 3 ci giocheremo tutto sull’economia e la ripresa, perché è evidente che via via che si affievolisce la paura sanitaria viene fuori quella dell’arrivare a fine mese o di salvare la propria attività.

A tutte le attività economiche della Città abbiamo detto che il Comune c’è e farà la sua parte, perché siamo un Comune sano che può attivare misure importanti. Ad esempio, da noi la tassa di occupazione del suolo è stata cancellata (non spostata avanti) per tutto il 2020 e daremo gratis nuove superfici a negozi, bar, ristoranti. Non è solo una questione di metri quadrati in più, ma un passo importante che parla di semplificazione e di innovazione. Il virus scomparirà, le buone idee di rigenerazione degli spazi pubblici resteranno.

Abbiamo altre novità economiche e fiscali, le andremo a mettere sul tavolo con ordine. Ma tutto ciò funziona se si va a parlare con Bologna e Roma perché quello che viene deciso non sia da correggere un secondo dopo, ma tenga presente a monte cosa serve ai Comuni e che ruolo dovranno avere nella ricostruzione.

Diciamo che il covid ha messo a nudo in modo feroce ma non inutile tutto quello che non funziona in questo Paese, ed ora la polvere infilata sotto al tappeto è lì, visibile a tutti.

Non funziona più continuare a considerare i Comuni il luogo in cui scaricare responsabilità. Si prendono le decisioni altrove e poi si dice: le applichino i sindaci come meglio riescono. Deve essere vero il contrario: date ai sindaci poteri di intervento veri, con le giuste risorse. Ascoltateli quando vi dicono che non possiamo avere una sanità che si concentra solo sull’emergenza e si sposa poco con il sociale. O date ai Comuni gli strumenti per gestire il sostegno alle famiglie che sono le grandi dimenticate da ogni provvedimento.

La ripresa dei contagi è un rischio molto concreto nella fase 2. Al tempo stesso la ripresa delle attività produttive e commerciali pare non più procrastinabile per non far saltare per aria l’economia del Paese. Cosa ti convince e cosa non ti convince dell’ultimo decreto di Conte?

C’è una spinta enorme per la riapertura generalizzata. Governo e Regioni controllano i dati dei contagi e si dicono ottimisti. Mentre ti scrivo leggo dell’intesa che sarebbe stata raggiunta ma mi chiedo: si può aprire tutto se Federfarma avvisa che stiamo restando senza mascherine? Vedremo.
Quel che è certo è ora stiamo tutti aspettando il decreto liquidità. La partita vera adesso è lì. E’ evidente da almeno tre Dpcm e soprattutto dal Dl di marzo che Conte non si fida troppo delle Regioni o, almeno, di molte loro richieste. E qui, ancora una volta, mi chiedo perché il nostro Paese non riesca a parlare con una voce sola e soprattutto condivisa. Siamo tutti dalla stessa parte.

In assoluto mi preoccupa molto questa idea di bonus sparsi qua e là, quando le direttrici della ripresa dovrebbero essere tre: le imprese (dal negozio fino alla super fabbrica), le famiglie e lo sviluppo dei due più grandi servizi pubblici universali: scuola e sanità. Sanità dove dovremo pur fare due conti sul perché i tedeschi avessero ad inizio pandemia 28.000 posti letto in intensiva e qui da noi poco più di 5.000. O perché loro viaggiassero a 350.000 tamponi a settimana (in media). Abbiamo competenze nella scuola e nella sanità che sono straordinarie, non possiamo però chiedere sempre i miracoli nella penuria di materiali.

Le attività economiche hanno bisogno di accesso al credito subito, in alcuni settori anche con leve a fondo perduto, il tema degli affitti nel piccolo commercio è devastante. L’azione delle banche non si sta dimostrando all’altezza, questo emerge chiaramente ed è drammatico se pensi che la produzione industriale a marzo è crollata di oltre il 28%. I soldi per le casse integrazioni, sono urgenti, c’è gente che non vede un euro da marzo e vive sostenuta da parenti e amici. Il famoso Mes è poca roba in questa situazione e quindi o concentri sulla ripartenza tutto quello che hai, battezzando delle priorità e tagliando gli sprechi, o altrimenti il pannicello caldo non servirà a molto.

Le famiglie sono un altro nodo enorme, perché ora come ora devono avere l’album Panini dei bonus da collezionare, mentre sarebbe più opportuno un atteggiamento omnibus che metta nelle loro tasche i soldi e i servizi essenziali per tenere i figli. Chi non ha i nonni o chi non li vuole mettere a rischio, è giusto che investa uno stipendio per pagare i centri estivi? Ammesso che in casa si possa avere il lusso di destinare un salario intero a questo. Le bollette di acqua, luce e gas sono un tabù oppure il governo può chiamare al tavolo le multiutility e aprire una discussione vera? L’affitto anche per le famiglie è un altro tema letteralmente vitale. Aspettiamo il decreto, ormai ci siamo.

All’assessore regionale alla Sanità che sta leggendo la tua intervista, quali proposte ti senti di suggerirgli?

Il virus ha messo a nudo che abbiamo bisogno di lavorare su un modello integrato tra sanità ospedaliera e sistema del sociale. Ma anche senza aspettare il virus, diciamo che l’invecchiamento della popolazione rende inderogabile la costruzione di sistemi diversi da quelli attuali. In un futuro che ti colloco da qui ai prossimi 20 anni non ci sarà posto per tutti nelle classiche case protette e nemmeno le rette di oggi saranno sostenibili per una generazione di contribuenti più precari di quelli odierni.

Sempre più dovremo porci il tema della cure intermedie e di forme di intervento territoriale che agiscano sulla domiciliarità, anziché sullo spostamento del malato verso l’ospedale.

L’Emilia-Romagna ha la forza per aprire un cantiere di questo tipo e mi aspetto che lo faccia.

Il secondo suggerimento è semplice: in autunno tutti gli esperti si aspettano un ritorno del virus. Prepariamo i Comuni e la popolazione a questa evenienza, soprattutto lavoriamo a un piano di gestione che non ci colga impreparati. Mi riferisco a campagna di test di massa, a un sistema di tracciamento veloce, a protocolli funzionanti per la gestione dei luoghi sensibili e continuo a pensare che l’Emilia-Romagna abbia la forza per diventare autosufficiente nella produzione di Dpi.

Andrea Marsiletti

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