Due volti diversi del civismo: perchè Guerra non è Pizzarotti (di Andrea Marsiletti)

Lombatti
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Nonostante il tema della “continuità” e della “discontinuità” abbia tenuto banco per mesi nel dibattito politico della campagna elettorale cittadina, si era capito fin da subito, ed era pure inevitabile che così fosse trattandosi di due persone e di due coalizioni diverse, che Michele Guerra rappresentasse un profilo molto diverso da Federico Pizzarotti.

Non tanto e non solo nel merito di alcuni rilevanti temi amministrativi (penso, a esempio, ai cargo e al nuovo stadio Tardini) ma anche della modalità di intendere e interpretare il civismo al cui campo entrambi si ascrivono.

Quello di Pizzarotti è stato un civismo militante, schierato, al punto che egli arruolò se stesso pubblicamente all’armata di Bonaccini per bloccare sul fronte emiliano-romagnolo, come lui stesso la definì, l’invasione del salvinismo che identificò come la battaglia finale, la madre di tutte le battaglie. Pizzarotti invitò perfino Salvini in visita a Parma a tornarsene a casa. Negli anni la polemica tra Pizzarotti e il centrodestra è stata convinta e costante, e culminò con l’obbligo di professione di antifascismo nella modulistica per accedere ad alcuni servizi comunali.

Anche pochi giorni fa Pizzarotti si è tuffato subito nella polemica contro le elezioni di La Russa e Fontana. Scrive: “Ignazio la Russa, in politica da sempre e in parlamento da 30 anni, e ora presidente del senato. Sarebbe troppo facile citare statue del duce e saluti fascisti, preferisco sottolineare la poca efficacia nella politica reale… in 30 anni sfido chiunque di voi a ricordare ‘battaglie’ per obiettivi o leggi per migliorare il paese. Lorenzo Fontana, ora presidente della Camera, volto ultraconservatore della Lega, con posizioni di chiusura verso molti dei diritti conquistati dal nostro Paese negli ultimi anni… oltre a essere contro le sanzioni alla Russia.”

Giudizi che possono essere condivisi o non, di certo tanto legittimi quanto di parte.

Ben diverso, stando alle dichiarazioni di inizio mandato, è l’approccio del civismo di Guerra che qualche giorno fa ha pubblicato sulla sua pagina Facebook: “Questo Governo nasce in un momento difficile e avrà bisogno della collaborazione degli enti locali e di garantire ai cittadini una vicinanza che dovrà per forza di cose passare dai Comuni. Da parte nostra la collaborazione non mancherà, così come speriamo non manchi nei nostri confronti, con una forte attenzione alle richieste che faremo per affrontare la morsa della crisi e ridurre al minimo la crescita di nuove povertà. Saranno mesi duri e mai come ora abbiamo il dovere istituzionale di rimanere uniti. Auguro un buon lavoro al nuovo Governo del Paese.

Un post che ha suscitato l’approvazione pubblica del capogruppo di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi, che così ha commentato la dichiarazione del sindaco: “Parole non banali e che ti fanno onore. Sono certo che così sarà.



E’ la differenza tra chi (Pizzarotti) al ballottaggio raccoglieva il favore della destra, che non lo apprezzava ma lo votava in massa pur di sconfiggere la sinistra, e chi (Guerra) i voti di una parte del centrodestra locale li ha conquistati fin dal primo turno.

Sono due civismi diversi: uno sanguigno e divisivo, dei “noi” e degli “altri”, che si alimenta e accredita anche attraverso lo scontro di schieramento politico, uno invece che compie una scelta al momento delle elezioni e poi si concentra sull’amministrazione della città con l’obiettivo di unirla e, per quanto possibile, rappresentarla tutta.

In vista del 2027 fossi in Priamo Bocchi non avrei dubbi su quale civismo temere di più.

Andrea Marsiletti

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