Economia di Parma: valori positivi in tutti i settori

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Lombatti

Secondo l’analisi dell’ufficio Informazione economica della Camera di commercio di Parma, sulla base dei risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale, nel secondo trimestre 2021 si è registrato un aumento della produzione industriale dell’11,5% (regionale +20,1%), rispetto al medesimo periodo del 2020, di pari passo ad un rialzo del fatturato a +12,7% (regionale +23,1%) e fatturato estero +13,9% (regionale +23%). Rialzo anche del +9,8% e +14,1% per gli ordini esteri (regionale +21% e +20,2%) e 13,3 settimane medie di produzione, contro un regionale di 11,9. Il grado di utilizzo degli impianti ormai viaggia su una media del 76,1%, con il minimo di 70,5% nel tessile e il massimo di 89,5% in prodotti di minerali non metalliferi (vetro, ceramica ed edilizia).

Valori tutti in crescita, ma inferiori rispetto alla media regionale e ai valori delle altre province dell’Emilia-Romagna. Parma infatti, nonostante i valori positivi e il trend in crescita, risulta in questo secondo trimestre ultima in classifica per produzione, fatturato totale e fatturato estero.

Il fatturato del secondo trimestre 2021 dell’industria in senso stretto continua a salire e, in ordine decrescente, la variazione registrata per settore è stata: +32,6% per prodotti di minerali non metalliferi quali vetro – ceramica e prodotti edilizi (34,7% fatturato estero), +18,6% legno e mobile (+1% fatturato estero), +16,6% metallurgia e prodotti di metallo (+19,2% fatturato estero), +15,8% altre industrie manifatturiere (+19% fatturato estero), +11,5% meccaniche – elettriche e mezzi di trasporto (+7,4% fatturato estero), +8,8% alimentari e bevande (+13,7% fatturato estero), +4,1% tessile – abbigliamento – pelle e calzature (+17,3% fatturato estero).

La produzione industriale parmense, analizzata nei vari settori, continua a salire trainata da un +28% del comparto prodotti di minerali non metalliferi (vetro, ceramica, materiale edilizio) con 89,5% di grado di utilizzo degli impianti, con ordinativi a +33,9% e +41,7% sull’estero, con 24,2 settimane programmate di produzione. La metallurgia e i prodotti in metallo con produzione a +19,7%, 80,7% di grado di utilizzo degli impianti, con ordinativi a +17,3% e +19,6% sull’estero e 7 settimane di produzione. Il legno e mobile con produzione a +16,3%, con 78,1% di grado di utilizzo degli impianti, con ordinativi a +17,7% e +7,7% sull’estero e 6,6 settimane di produzione. Le imprese meccaniche – elettriche e mezzi di trasporto con produzione a +11,5%, 74,7% di grado di utilizzo degli impianti, ordinativi a +4,8% +11,6% sull’estero, con 6,6 settimane di produzione. Altre industrie manifatturiere con produzione a +9,9%, 74,6% di grado di utilizzo degli impianti, ordinativi a +13,8% +20,4% sull’estero, con 7,5 settimane di produzione. L’industria alimentare e delle bevande con produzione a +5,8%, 74,8% di grado di utilizzo degli impianti, ordinativi a +6,6% +8,5% sull’estero, con 17,4 settimane di produzione. L’industria della moda con produzione attuale a +1,9% recupera bene e registra un 70,5% di grado attuale di utilizzo degli impianti, ordinativi a +4,9% +16,7% sull’estero, con 6,1 settimane di produzione.

Con l’aumento della produzione generalizzata in tutti i settori dell’economia parmense, il maggior beneficio in termini di crescita percentuale di fatturato si è registrato nelle imprese piccole (10-49 dipendenti) con +15,7% e +15,1 sull’estero, +12,1% di produzione, 78,6% di grado di utilizzo degli impianti, ordinativi a +9,4% e +16,2% quelli sull’estero e 12,3 settimane di produzione. Seguono le imprese medie (50-499 dipendenti) che registrano fatturato a +11,3% e +13,2% sull’estero, +12,3% di produzione, 77,2% di grado di utilizzo degli impianti, ordinativi a +10,2% e +13,7% sull’estero, con 16,1 settimane di produzione programmata. Infine le imprese minori (1-9 dipendenti) con fatturato a +10,5% e +14,5% sull’estero, +7,7% di produzione, 67,7% di grado di utilizzo degli impianti, ordinativi a +9,6% e +8,1% sull’estero, con 7,5 settimane di produzione programmata.

Relativamente alle previsioni di fatturato nel terzo trimestre 2021 c’è cauto ottimismo: il 37% delle imprese intervistate è convinto vi sia uno sviluppo positivo, il 52% è per la stabilità e l’11% per un peggioramento; cauto ottimismo anche sulle previsioni sugli ordinativi nazionali ed esteri, secondo cui il 37% è per un aumento dei valori, il 53% per la stabilità e il 10% per un peggioramento. Un ottimismo più marcato si registra sulle previsioni di ordinativi esteri, secondo cui il 56% degli intervistati è propenso per un aumento dei valori; il 36% per una stabilità e l’8% per un peggioramento.

Relativamente alla capacità di adempiere, nei primi 6 mesi del 2021, agli impegni finanziari assunti con le banche: il 94% delle imprese parmensi oggetto dell’indagine ha risposto di esser sempre riuscita a far fronte agli impegni in essere con le banche (2^ posizione in regione). Relativamente alla richiesta da parte delle imprese di crediti garantiti dallo Stato ed esiti della richiesta, il 39% delle imprese non ha fatto richiesta perché non necessaria; il 14% non ne ha fatto richiesta (senza specifiche); il 37% ha richiesto il credito e questo è stato concesso in toto; il 4% l’ha richiesto ed è stato concesso in parte; nessuna richiesta è stata respinta. Infine, relativamente al giudizio espresso dalle imprese sull’accesso al credito presso le banche che operano nel territorio regionale, è risultato adeguato: per il 90% delle imprese intervistate la quantità del credito disponibile/erogato; per l’88% la tipologia di strumenti finanziari offerti; per l’83% i tempi di accettazione delle richieste; per l’81% il tasso applicato; per il 76% le garanzie richieste; per il 79% il costo complessivo del finanziamento richiesto.

Infine per quanto riguarda la valutazione delle imprese su problemi di approvvigionamento e aumento dei prezzi delle materie prime, nei primi 6 mesi del 2021, il 23% ha registrato un aumento prezzi di oltre il 25,1%; il 21% ha registrato problemi di approvvigionamento delle materie prime; il 18% ha registrato un aumento prezzi fra il 5,1% ed il 10%; il 19% ha registrato un aumento prezzi fra il 2,1% ed il 5%; il 16% non ha registrato aumenti di prezzi. Relativamente alla valutazione delle imprese su problemi di approvvigionamento e aumento dei prezzi dei semilavorati, nei primi 6 mesi del 2021, il 28% non ha registrato aumenti; il 21% ha registrato un aumento prezzi fra il 2,1% ed il 5%; il 16% ha registrato problemi di approvvigionamento delle materie prime; il 15% ha registrato un aumento prezzi delle materie prime fra il 10,1% ed il 25%; l’11% ha registrato un aumento prezzi delle materie prime di oltre il 25,1%.

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