Effetto Getto (di Andrea Marsiletti)

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Lorenzo Lavagetto

Il Pd di Parma tiene, per ora.

E’ noto che al suo interno ci siano valutazioni diverse sulle prossime comunali di Parma ma finora il filo tra le varie anime del partito non si è spezzato.

L’equilibrio non terrà però in ogni scenario.

L’intero gruppo consiliare del Pd guidato da Lorenzo Lavagetto, che da cinque anni sta all’opposizione, ha chiesto a più riprese discontinuità rispetto ai dieci anni dell’Amministrazione Pizzarotti (leggi), nei confronti dei quali ha assunto posizioni critiche, talvolta molto critiche. La stessa discontinuità in città la chiedono comitati, movimenti civici quali Parma Protagonista e Parma Unita, il M5S (leggi), partiti di sinistra e di centro, da ultimo Italia Viva (leggi). In dieci anni mai nè il Pd cittadino nè il Pd provinciale hanno espresso una sola valutazione positiva sull’Amministrazione Pizzarotti. Anzi, nel 2017 hanno condotto una campagna elettorale durissima contro, fin esagerata a giudicare dalla qualità del progetto alternativo presentato.

Chi non ha mai nascosto di apprezzare le giunta Pizzarotti è stato il Presidente della Regione Bonaccini, determinando con le sue recenti esternazioni da un lato di nuovo la statutaria quanto legittima richiesta di primarie da parte di Lavagetto perchè siano gli elettori di centrosinistra a pronunciarsi sull’annunciata svolta (leggi), dall’altro la richiesta orgogliosa quanto legittima di continuità da parte del sindaco Pizzarotti (leggi).

Se il candidato di PD ed EP sarà un assessore uscente della giunta sarà ardito proporre e illusorio ritenere che il capogruppo del Pd Lorenzo Lavagetto potrà appoggiarlo, senza che l’alleanza esca da una discussione pubblica e democratica quale quella delle primarie. Direi impossibile.

Ma le primarie, che sono la regola del Pd, alla fine non saranno concesse perchè esse non sono la panacea di tutti i mali ed è lo stesso statuto a prevedere la deroga, ovvero che i 3/5 del Comitato cittadino votino contro la loro convocazione.

A quel punto Lavagetto avrà davanti a sè due strade: o ritirarsi dalla partita o andare per conto suo come candidato di una “coalizione del cambiamento” che comprenda una parte del Pd, il M5S, ambientalisti, sinistra, civici ma sopratutto i cittadini che chiedono una svolta in città e non si riconosco nel centrodestra.

In questi giorni circola sempre di più tra gli addetti ai lavori l’ipotesi di una lista Lavagetto (chi scrive precisa che non lo ha mai sentito dal diretto interessato).

Solo fantasie elettorali?

Forse sì. Forse no.

Di certo la spaccatura del centrosinistra nel nome del cambiamento porterebbe inevitabilmente a schiacciare l’alleanza EP-PD, nel dibattito e nell’opinione pubblici, sulla continuità, il Pd sparirebbe dalla campagna elettorale e si introdurrebbe nei fatti un referendum pro o contro questi dieci anni di Pizzarotti. Uno scenario rischiosissimo, a prescindere dal merito locale, perchè, e lo sa bene, ad esempio, Renzi, quando si fanno dei referendum si dà il pretesto agli altri per mettersi tutti insieme e batterti.

Il risultato elettorale dell’ipotetica lista Lavagetto non dipenderà dalle sigle che questi riuscirà a sommare (potrebbe, tra l’altro, essere una lista civica senza simboli) ma da come saprà comunicare le sue motivazioni e le sue proposte, e da quanti scontenti e voglia di cambiamento ci sono in città e nell’elettorato di centrosinistra. Di certo, impedendo le primarie e determinando un cambio di campo a 180°, gli altri gli stanno facendo un regalo. Anche la logica della legge elettorale con ballottaggio faciliterebbe Lavagetto, che presenterà il primo turno elettorale come le primarie che gli sono state negate.

Se invece Lavagetto si allineerà o defilerà, nascerà comunque una lista per la discontinuità (come sembra potrebbe nascerne una al centro) ma sarebbe la solita lista di sinistra (non marxista), più o meno colorata, più o meno a conoscenza dei problemi, più o meno velleitaria.

Senza Lavagetto non ci sarà nel centrosinistra una lista competitiva con quella della “continuità”.

E’ il fattore G.

E’ l’Effetto Getto.

Andrea Marsiletti