Erreà, Roberto Gandolfi racconta la storia di un marchio di successo mondiale

Quasi Parmigiani giunge alla dodicesima puntata. Grande ospite del programma in onda su RadiorEvolution e condotto da Andrea Coppola e Fabio Manis, il vicepresidente del noto brand di abbigliamento sportivo Erreà, Roberto Gandolfi.

Grande appassionato di rock ed imprenditore tessile discendente da una famiglia di successo, racconta la sua vita trascorsa attorno un marchio ormai conosciuto a livello mondiale.

Le storie vanno raccontate dall’inizio, e così Gandolfi racconta della nascita del brand: “Erreà nasce nel 1988, è stata fondata dai miei genitori. ’R’ e ‘A’ stanno per Roberto e Annalisa, mia sorella, oppure Rosanna e Angelo, i miei genitori. Decisero di inserire la mia iniziale nel nome del marchio, giusto per non mettermi pressione (ride, ndr)”.

Ma se credete che, essendo il figlio del proprietario, sia stato trattato in maniera privilegiata, vi sbagliate, continua Gandolfi: “La mia prima mansione fu quella di magazziniere, lavoravo con i muletti e devo dire che ero anche molto bravo, anche se ho fatto qualche danno. Il rapporto fra dirigenza e lavoratore era comunque molto diretto, Erreà è come una grande famiglia. Certo, siamo tanti (150 solo a Parma) e non è facile mantenere il giusto equilibrio, però devo dire che abbiamo degli ottimi collaboratori.”

Un successo, come detto prima, mondiale che ha portato il brand a vestire squadre di ogni sport e in ogni paese, come nel caso della nazionale islandese di calcio, ben nota negli ultimi anni con il grande risultato ottenuto agli europei 2016 dei quarti di finale e la qualificazione ai mondiali 2018 in Russia. “Quando iniziammo la collaborazione con loro, nel 2002, non avevano praticamente nulla a livello calcistico. Nessuna struttura adatta a giocare e nessun coperto. Io andai lì nel 2004 quando ci fu l’amichevole con l’Italia, l’Islanda vinse e ci fu festa nel paese per due giorni. Però ci ha portato fortuna, dal momento che poi noi abbiamo vinto il mondiale due anni dopo”.

Da lì si arriva al risultato più alto mai raggiunto dalla nazionale islandese, con le prime qualificazioni internazionali della sua storia. “L’europeo di tre anni fa fu davvero bellissimo. È stata una cassa di risonanza mediatica incredibile, mi intervistarono tantissime tv straniere. Anche ai mondiali abbiamo fatto la nostra bella figura, nonostante l’uscita ai gironi. Io andai alla partita con l’Argentina, ricordo che abbiamo bevuto tantissimo perché faceva molto caldo.”

Ma il calcio non è l’unico sport in cui il brand parmigiano ha note collaborazioni. Grandi risultati sono stati raggiunti anche nel mondo del volley, uno su tutti quello con l’Italvolley, ovvero la squadra della nazionale italiana. “Grande soddisfazione, ci sono stati i mondiali sia maschili che femminili e le donne non sono riuscite a vincere l’oro per un soffio, un gran peccato.” Tante, comunque, le squadre nazionali di pallavolo che vestono Erreà: la Francia, il Belgio, la Bulgaria, l’Olanda. Anche una più ‘curiosa’, nel campo dell’atletica leggera: l’Athletica Vaticana, la prima associazione sportiva di Città del Vaticano.

Erreà non si lascia scappare nessuno sport, e si butta a capofitto nel rugby, tra l’altro molto praticato in tutta l’Emilia-Romagna. “Fra le squadre che sponsorizziamo ci sono la Benetton e le Zebre. Sono dell’idea che dopo tanti anni in cui si lavora con costanza, i propri sforzi vengano ripagati e vieni apprezzato. Credo che è un risultato che ci siamo meritati. Ovviamente come in tutte le altre discipline c’è un investimento a monte sullo sport. Certo, io ho giocato a rugby, è uno sport che ho davvero a cuore. Però l’azienda è comunque un’altra cosa.”

Roberto Gandolfi racconta anche delle sue tante passioni. “La musica è una passione che ho fin da bambino, ricordo che quando comprai il mio primo disco andavo ancora alle elementari. La mia intera libreria musicale è composta da almeno 2000 dischi. Non ne ho di più perché poi corro il rischio di non aver abbastanza tempo per ascoltarli tutti. Poi, ho una grande passione per i cani e sono un felicissimo possessore di Alaskan Malamute. La mia è una femmina di nome Luna ed è davvero molto bella. Mi piacciono anche le auto, perché secondo me sono la massima espressione del design, anche in Italia, e ne apprezzo particolarmente il ‘sound’.”

Alla prossima puntata di Quasi Parmigiani

Daniele Gippetto