Giovani Comunisti: “Fuori la Nato dall’Università di Parma”

Nella classifica delle spese militari a livello mondiale l’Italia è al nono posto, con l’1,3% del Pil dedicato esclusivamente alle forze armate. Questi soldi pubblici potrebbero essere destinate alla creazione di nuovi posti di lavoro, alla sanità, ai servizi e all’istruzione. Su quest’ultimo punto la dirigenza dell’Università di Parma pare non rendersene conto siglando un accordo di partnership con la Nato (clicca qui), l’alleanza militare principale causa di tale sottrazione di fondi pubblici in favore di armamenti, investimento assurdo in un Paese che per costituzione non dovrebbe fare guerre in giro per il mondo.

Troppo difficile per chi oggi ha il compito di educare gli studenti protestare contro tali spese e chiedere più fondi all’università, più facile invece corteggiare i generali nella speranza di ottenere qualche briciola di fondi per andare avanti. In cambio si mettono a disposizione dei militari per studi di natura strategica i giovani, educandoli a gestire scenari di crisi quali l’invasione di paesi colpevoli di ostacolare le politiche economiche degli Stati Uniti d’America, leader incontrastato dell’alleanza.

Forse sarebbe meglio ricordare la nostra Costituzione agli studenti nonché le 6000 bombe sganciate dagli Usa nel solo 2016, i soldi dei contribuenti italiani buttati nell’acquisto degli F-35, gli almeno 12 scenari di guerra nati grazie alla Nato in giro per il mondo e tanti altri dati che ben motivano sia dal punto di vista economico che culturale perché una università, luogo preposto allo studio, non debba ridursi a struttura di consulenza di qualche esaltato in uniforme.

Chiediamo al rettore la revoca dell’accordo ed invitiamo la cittadinanza a partecipare alla campagna lanciata ad aprile di uscita dell’Italia dalla Nato firmando l’apposita petizione sul sito gc.prcparma.it.

Il Coordinamento provinciale dei/delle Giovani Comunisti/e Parma