I lasciti di Stefano Lavagetto, Ubaldi, Vignali e Pizzarotti. Le sfide di Guerra per entrare nella storia della città (di Andrea Marsiletti)

Provate a chiedere ai vostri amici chi ha vinto la Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. Quasi tutti vi risponderanno Atene, sebbene la guerra l’abbia vinta Sparta.

Perchè?

Perchè di Atene è rimasta la meraviglia dell’Acropoli e del Partenone, di Sparta non è rimasto nulla.

Le testimonianza fisiche sono decisive nella percezione della grandezza del passato, financo nella determinazione del passato stesso.

Così come la capacità di intestarsi le opere.

A mio giudizio il più importante intervento urbanistico fin qui realizzato in città è stato voluto negli anni ’90 dal sindaco Stefano Lavagetto che convertì in un prato il mega parcheggio intorno alla Pilotta.

Sempre di Stefano Lavagetto fu il progetto di trasformazione del vecchio zuccherificio dell’area ex Eridania nell’Auditorium Paganini di Renzo Piano.

Ma per i più Stefano Lavagetto rimane quello che “non fece nulla”; per limiti comunicativi della sua Amministrazione non è riuscito a intestarsi nulla, se non la perdita della fermata AV MedioPadana.

Viceversa il sindaco Elvio Ubaldi è stato tanto bravo nella progettazione quanto nella comunicazione di opere che si sono scolpite nell’immaginario collettivo della città: il completamento della tangenziale togliendo i semafori e il restauro del giardino ducale. Poi il Duc e la cassa di espansione del torrente Parma. Le opere lasciano un segno indelebile anche in negativo: è di Ubaldi l’idea del Ponte a Nord, che magari un domani diventerà il nuovo Ponte Vecchio ma oggi è la ferita della città.

Pietro Vignali svolse il ruolo di sindaco per pochi anni, a lui si devono l’idea e la realizzazione del Palazzo del Governatore come centro per l’arte contemporanea, le progettazioni e realizzazioni delle sedi Efsa e Scuola Europea.

Il decennio di Federico Pizzarotti lascia la riqualificazione di alcuni luoghi iconici abbandonati della città tra cui il Chiostro della fontana di San Paolo, il sottopasso del Ponte Romano, il recupero della grande crociera e sottocrociera dell’Ospedale Vecchio, il centro culturale Wopa. A ciò si aggiunge la cassa di espansione del Baganza. Un parmigiano su 1.000 saprebbe elencare queste opere di Pizzarotti, a dimostrazione di una comunicazione evidentemente inadeguata.

Come già previsto nella programmazione delle opere pubbliche, l’Amministrazione di Michele Guerra non realizzerà opere proprie che lasceranno il segno. Ma è chiamata ad accompagnare e determinare quelle che potrebbero essere le più importanti e strategiche dal dopoguerra: il nuovo stadio Tardini e il nuovo aeroporto Verdi in primis. Non solo: il passaggio di treni AV nella stazione di Parma attraverso l’interconnessione ottenuta da Stefano Lavagetto e realizzata da Ubaldi, la pedonalizzazione del centro storico.

Solo la pedonalizzazione è nelle sue mani, per il resto dovrà indirizzare o concorrere alle scelte del Parma Calcio, dei privati canadesi e degli industriali di Parma, delle Ferrovie dello Stato e Italo.

A Guerra serviranno idee chiare, autorevolezza e diplomazia.

E’ il minimo per entrare nella storia della città.

Andrea Marsiletti