Il centrosinistra di Parma tiri fuori delle idee. Imbarazzanti quei pilastri programmatici

Carbognani
Lombatti

Diciamolo subito: chi non fa nulla di certo non si espone a critiche.

A volte è apprezzabile anche solo l’impegno.

I pilastri programmatici presentati sabato scorso dal centrosinistra (LEGGI) hanno superato di gran lunga il livello di genericità temuto ma rappresentano pur sempre lo sforzo di costruire, se non un progetto di città, quantomeno una coalizione politica.

Ciò premesso il risultato di un lavoro di 3-4 mesi di riunioni merita rispetto e una riflessione, non di passare subito nel dimenticatoio in attesa degli annunciati dettagli (primarie permettendo).

La conferenza stampa al Cubo è stata più un atto politico che amministrativo, un buttare la palla in avanti, un escamotage comunicativo, un segnare il campo e piantare una recinzione protettiva per impedire ulteriori fibrillazioni del tavolo, nel convincimento che tanto i programmi non li legge nessuno e quindi basta annunciare sui giornali che ce l’hai.

L’essenza del documento si capisce subito dalla premessa: “L’idea di una società da costruire insieme che, partendo dalle fondamenta della nostra identità, sia capace di guardare al futuro coniugando sviluppo e sostenibilità ambientale, colmando disparità sociali, territoriali e di genere, immaginando una comunità solidale attenta ai beni comuni, che metta la cultura, la transizione ecologica, il lavoro, il benessere, la sicurezza e le eccellenze del nostro territorio al primo posto.” Una frase ineccepibile di propositi per tutte le stagioni, una sommatoria di parole ovvie buone per essere condivise dalle tante sigle del tavolo ma che non esprime nulla.

Le dieci pagine di programma potrebbero essere applicate a qualsiasi città italiana. Il testo è privo di ogni riferimento a Parma, a interventi e a servizi specifici ai cittadini, con tre sole eccezioni, anch’esse generiche, che elenco: “Occorre quindi investire ulteriormente su nuove polarità socio-culturali – Ospedale Vecchio e San Paolo in particolare, rispettando le loro vocazioni – e sui luoghi per grandi eventi – Tardini e Palasport – rinnovando le strutture esistenti e riportando a nuova vita i complessi storico-monumentali ed ex industriali, all’interno di una strategia complessiva e con un’attenta pianificazione delle attività e dei servizi culturali ed eventistici offerti, con l’obiettivo di contribuire alla rivitalizzazione del centro storico e delle periferie, puntando sempre di più sul turismo di qualità, rilanciando il piccolo commercio e promuovendo la qualità delle relazioni tra i cittadini, la consapevolezza civica e la sicurezza dei nostri quartieri.” Cosa vuole dire una frase del genere? Poco, forse niente.

La seconda frase riconducibile a Parma è “intendiamo avvicinare al centro la sede della Polizia municipale collocandola nell’ex scalo merci di viale Fratti, favorendone l’attività“. Va bè…

Infine l’equivoco passaggio sull’aeroporto Verdi sulla rilevate questione dei cargo presentata in conferenza stampa come no cargo per tenere insieme alcune sigle (ma subito criticata dal Comitato No Cargo Parma come ambigua): “Consideriamo importante il rilancio dell’aeroporto attraverso un progetto sostenibile, sia dal punto di vista infrastrutturale che economico, che eviti ulteriore consumo di suolo e punti sul trasporto passeggeri. La coalizione che si candida a guidare Parma ritiene infatti che l’infrastruttura aeroportuale sia strategica per rafforzare la vocazione turistica e culturale della città. Pertanto auspichiamo la presentazione da parte del soggetto gestore di un piano industriale finalizzato a valorizzare lo scalo cittadino, inserendo l’offerta di Parma nel contesto regionale e nazionale, immaginando possibili sinergie con i principali aeroporti vicini.” E’ una posizione che punta sui passeggeri, questo è chiaro, ma è “no cargo”, ovvero è contraria all’atterraggio di aerei cargo? L’allungamento della pista propedeutica e indispensabile per far arrivare i cargo viene annullato? No. Semplicemente il tema divisivo dei cargo viene accantonato, viene occultato con le parole e, nella sostanza, la posizione rimane quella dell’Amministrazione comunale uscente di un aeroporto a vocazione passeggeri con i voli cargo residuali per consentire la sostenibilità economica dell’infrastruttura.

Vedremo se gli sviluppi di questo lavoro del centrosinistra riusciranno a produrre proposte concrete.

L’impressione è che quel tavolo denoti un deficit di competenze, con l’eccezione dell’assessore Michele Alinovi.

La fortuna del centrosinistra è che a oggi i suoi avversari non provano neppure a fare un programma.

Al centrosinistra serve un cambio di passo e deve iniziare a tirare fuori delle idee per diventare credibile. Con un progetto serio è anche più facile costruire un’alleanza e compattarsi su un candidato sindaco.

Non giudico le persone dai loro errori, ma dalla loro voglia di rimediare” diceva Bob Marley.

Nulla è perduto.

Di irrimediabile c’è solo la morte.

Andrea Marsiletti