Il congresso provinciale, non le primarie, determinerà il nuovo equilibrio del Pd di Parma (di Andrea Marsiletti)

Lombatti

Cosa cambia nel Pd di Parma dopo l’elezione di Elly Schlein a segretaria nazionale del Pd?

Cambia poco, o niente.

In questi anni ne ho viste di elezioni primarie e di leader che venivano subito incensati come fenomeni per poi, dopo un paio d’anni, essere liquidati e cacciati come incapaci e perdenti. Questa è la fine statisticamente più probabile pure per Schlein, determinata dall’essere segretaria del Pd, a prescindere dalle sue idee. Ciò detto, mi attendo nel breve un balzo in avanti dei dem, rilevante (immagino un Pd che possa tornare al 25%), inglobando Articolo Uno, sottraendo voti a M5S, Verdi, Sinistra Italiana e raccogliendo nel non voto. Ci saranno, per contro, una fuoriuscita di elettori moderati oggi difficile da quantificare e una rottura definitiva con il Terzo Polo che, se è vero che fa godere il popolo delle primarie, è penalizzante nella competizione con il centrodestra.

Di certo la prima linea schleineriana Caterina Bonetti, Francesco De Vanna e Manuel Marsico fanno un passo in avanti dentro al partito di Parma, sebbene nessuno di loro fosse un outsider, con la prima assessora comunale e la seconda più votata alle ultime comunali, il secondo assessore comunale con deleghe importantissime e tra i più votati, il terzo consigliere comunale e sul podio delle preferenze. Erano già figure tre apicali del Pd, a prescindere che Schelin a Parma abbia vinto con il 50,27% contro il 49,73% di Bonaccini.



A livello locale, più che l’appartenenza alle correnti nazionali, contano la credibilità delle persone, le loro relazioni dentro al partito che poi diventano vittorie ai congressi e, soprattutto, i voti alle elezioni vere espressi dai cittadini. Altrimenti non si spiegherebbe perchè negli ultimi anni, sotto i vari segretari nazionali che si sono succeduti, le persone più rappresentative e autorevoli del centrosinistra locale siano sempre state Giorgio Pagliari e Lorenzo Lavagetto. Lo sono stati quando il segretario era Bersani, con Renzi, poi con Martina, quindi Zingaretti, infine con Letta, e lo saranno anche con Schlein.

Evidenzio che il popolo delle primarie di Parma ha voltato le spalle a Bonaccini che ha contribuito alla scelta della candidatura che ha riportato il Pd al governo della città dopo 25 anni.

Nelle settimane scorse il sindaco di Parma Guerra aveva annunciato il suo voto per Bonaccini. Al suo posto non lo avrei fatto, non tanto per Bonaccini o perchè fosse chiaro che alle primarie la sua esposizione non avrebbe spostato un voto, ma perchè qualche mese fa si era presentato come candidato civico e terzo rispetto a Pd ed Effetto Parma, posizionamento che avrei mantenuto invariato.

Ma alla fine non cambia nulla neppure per Guerra il cui operato sarà giudicato dai parmigiani sui risultati raggiunti e che oggi stravincerebbe di nuovo le elezioni perchè il “brand Guerra” è ancora luminoso, nonostante a San Lazzaro e Molinetto Schlein abbia preso 100 voti in più sul 3% di elettori aventi diritto.

La vera sfida dentro il Pd sarà quella del congresso provinciale tra qualche mese.

Sono organismi che in apparenza non contano nulla, però poi sono quelli che prendono le decisioni sulle candidature o, alla peggio, quelli che devono tirare fuori i numeri per confermarle.

Lì si giocheranno i nuovi equilibri del Pd di Parma.

E alle primarie tra gli iscritti ha vinto Bonaccini con il 50% contro il 30% di Schlein.

Dopodichè tutto si può ribaltare. Non sarebbe una novità.

Andrea Marsiletti