Il Pd merita più rispetto (di Andrea Marsiletti)

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Chi scrive non ha mai lesinato critiche al Pd, tanto a livello nazionale che locale, così come esplicitato meriti quando andavano riconosciuti.

Sono fuori da ogni sospetto di partigianeria o pregiudizio.

Trovo insopportabile e ingiusto il dileggio a cui il Pd è sottoposto in questi giorni.

Mi ha irritato vedere Beppe Grillo mettere questo partito al pubblico ludibrio proponendosi, tra il cabaret e lo sciacallaggio, come suo “segretario elevato”. Pure uno come lui, appena reduce da una scissione e dal record storico di essere il leader di un partito, il M5S, che in tre anni è passato dal 32% dei consensi all’8% (ovvero ha perso 3 voti su 4), si sente titolato a prendere per i fondelli i dem e a dare loro lezioni.

Ieri 4-5 sardine hanno colto la palla al balzo per tornare sui giornali inscenando la minaccia di insediarsi con i sacchi a pelo nella sede del Pd per imprimere chissà quale svolta… immagino quella di Mattia Sartori che ha fondato un movimento fallito dopo pochi mesi per sua stessa ammissione ed è riuscito a diventare uno dei personaggi più antipatici d’Italia (a proposito, Sartori è di Bologna, con quale motivazione ha infranto i divieti anti-covid di spostamento tra regioni per recarsi a Roma?).

Su tutti i media i commenti beffardi e caricaturali si sprecano.

Il Pd, per il contributo di valori e di sangue che i suoi predecessori hanno dato alla nostra Repubblica e anche per le cose buone che ha fatto al Governo e soprattutto in tantissimi Comuni, merita più rispetto di quello che gli riservano gli avvoltoi che gli svolazzano attorno vedendolo steso a terra. Salvini e la Meloni lo stanno rispettando di più.

Certo i democratici, come al solito, ci hanno messo del loro per cacciarsi nei guai.

Le dimissioni di Zingaretti, motivate con accuse mediaticamente devastanti (a maggior ragione perchè pronunciate dallo stesso segretario nazionale) come la caccia permanente alle poltrone dei suoi dirigenti e le infinite lotte intestine, sono incomprensibili.

Già, incomprensibili. Perchè fino a qualche giorno fa il Pd stava vivendo un periodo di pace dei sensi.

Il recente dibattito interno appariva un bisticcio tra bambini che si contendono la merenda al cioccolato rispetto allo scontro sanguinario, quotidianamente portato sui media, che la stessa parte del partito che sostiene Zingaretti fece contro l’allora segretario Matteo Renzi. E’ nulla in confronto alle coltellate che i dalemiani diedero a Prodi e poi a Veltroni, nulla di paragonabile a quello che fece Renzi per sabotare Bersani e Letta.

Zingaretti deve piuttosto prendersela con se stesso.

Quando giuri “Mai con i 5S” e una settimana dopo ci fai un governo insieme e un anno dopo teorizzi “la coalizione strategica con i 5S”…

Quando scolpisci sulla pietra “Conte o morte” e due giorni dopo aderisci al Governo Draghi…

Quando incoroni Giuseppe Conte leader del centrosinistra e lo assurgi a “Il Migliore”… poi non ti devi stupire se, quando l’ex Premier accetta di fare il Capo del M5S, l’ultimo sondaggio SWG dà il Pd di Zingaretti ai minimi storici (14%) con un’emorragia di consensi proprio a favore del M5S di Conte.

Non è colpa di nessuno se il Pd di Zingaretti non è riuscito a produrre un’idea o una proposta nuovi, al di là di andare dietro oggi a Greta, Carola e Casarini, Sardine, 5S, Conte, Draghi, e domani al prossimo che per un mese si autoproclamerà interprete del popolo smarrito del centrosinistra.

Se le dimissioni di Zingaretti saranno confermate e non si riveleranno l’ennesima rovinosa retromarcia e il prossimo segretario nazionale del Pd sarà una persona seria e credibile, con un pensiero autonomo, come Stefano Bonaccini, la data delle dimissioni di Zingaretti dovrà essere ricordata come una giornata di svolta, che il popolo del Pd festeggerà più del 25 aprile.

“Non c’è notte tanto lunga da non permettere al Sole di risorgere il giorno dopo”.

Ci ho ripensato, Jim Morrison segretario del Pd!

Andrea Marsiletti