Immacolata concezione di Maria, concepimento virginale di Gesù, verginità perpetua di Maria… facciamo un pò di chiarezza dogmatica (di Andrea Marsiletti)

Lombatti
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Sarà per l’affinità terminologica, per la vicinanza delle due festività (8 dicembre e 25 dicembre), per legittimo disinteresse che tanti (i più) ignorano o confondono i concetti di immacolata concezione e di concepimento virginale di Gesù.

Com’è avvenuta la nascita di Gesù che festeggiamo a Natale?

La questione non è di poco conto, visto che nel 381 i vescovi riuniti nel primo Concilio di Costantinopoli arrivarono a postulare a riguardo un dogma di fede, quello della verginità perfetta di Maria.

Il Vangelo di Matteo scrive che Gesù nacque in modo miracoloso senza che Maria e Giuseppe “si conoscessero“. Per la Chiesa cattolica Maria concepì Gesù per opera dello Spirito Santo, senza quindi l’unione carnale con un uomo. Se si parte dall’assunto di fede che Dio possa intervenire direttamente sulla materia, come richiamato da Joseph Ratzinger in riferimento alla concezione virginale, tale fatto è spiegabile e non può sorprendere.

Il dogma del concepimento verginale di Gesù è distinto da quello della “verginità perpetua di Maria”, secondo il quale Maria restò vergine anche durante e dopo il parto, pertanto non è la madre dei “fratelli” di Gesù citati in alcuni passi del Nuovo Testamento.

Ed è ancora più distinto dal dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854 con la bolla “Ineffabilis Deus”, che non riguarda neppure il concepimento di Gesù, ma di Maria che è stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Nel XI secolo il teologo Anselmo d’Aosta aveva però teorizzato altro, ovvero che Maria fosse stata concepita, come tutti gli esseri umani, nel peccato originale, ma fosse stata redenta anticipatamente dal Signore, prima della nascita di Cristo. Da qui la tesi della”redenzione anticipata” sostenuta poi da pesi massimi della teologia cattolica come Bernardo di Chiaravalle e Tommaso d’Aquino.



Due secoli dopo Giovanni Duns Scoto propose una teoria alternativa (poi, come anticipato, prevalente) che superava il concetto di “redenzione anticipata” con quello di “redenzione preventiva: Maria non era stata concepita nel peccato originale e successivamente redenta, ma concepita all’origine senza il peccato originale, unica eccezione tra gli esseri umani, perchè per lei Dio aveva stabilito un progetto speciale, quello di custodire nel suo grembo il figlio di Dio incarnato.

Scoppiò un’accesissima controversia teologica che durò per secoli: i Macolisti, soprattutto domenicani, seguivano la versione di Anselmo d’Aosta mentre i gli Immacolisti, per lo più francescani, quella di Giovanni Duns Scoto.

Nonostante le reciproche minacce di eresia e richieste di scomunica non si giunse mai all’utilizzo della Sacra Inquisizione per dirimere la disputa, sebbene delicatissima sulla purezza originaria di Maria.

I tribunali dell’Inquisizione, formati proprio da esponenti degli ordini mendicanti domenicano e francescano, dimostrarono meno disponibilità al contraddittorio dialettico nei confronti di altri ordini mendicanti i cui predicatori furono sovente accompagnati al rogo.

Ne sa qualcosa il parmigiano Gherardo Segarello, fondatore dell’ordine pauperistico degli Apostolici, bruciato vivo in piazza Ghiaia nel 1300 per aver messo in discussione le ricchezze della Chiesa, mai un dogma di fede.

Chissà cosa avrebbero fatto a quel poveretto se si fosse avventurato in valutazione cristologiche o mariologiche…

Andrea Marsiletti

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