In processione per un selfie con il nuovo profeta Matteo Salvini

Venerdì ho partecipato alla festa della Lega Emilia a Fontevivo con Matteo Salvini, qualche anno fa alla festa regionale del Pd a Villalunga con Matteo Renzi.

Stesse condizioni ambientali, con i due leader all’apice del consenso e l’Italia ai loro piedi, stessa ressa entusiasta, stessa camicia bianca, stessi jeans, stessa rivelazione che “qui sta nascendo qualcosa di grande“, stessa invocazione “Matteo, Matteo, Matteo!

I contenuti erano tutti diversi, naturalmente. Ma la diversità non stava solo nei migranti, nell’articolo 18, nella Fornero.

Finito il comizio, tra il tripudio della gente, Renzi si allontanò dal palco e, circondato dai maggiorenti del partito, si appartò per ricevere gli imprenditori che contano, le associazioni di categoria, i sindacati, le Fondazioni bancarie.

Salvini, invece, è rimasto lì, sul palco.

No, a guardarlo bene non sembrava il Satana della copertina di Famiglia Cristiana. Con quella tunica bianca sembrava piuttosto un profeta, che aveva appena annunciato il suo Vangelo, il Vangelo secondo Matteo. No, non lo hanno scalfito. Neppure preti, teologi, vescovi e cardinali sono riusciti a sradicare la religione dal cuore degli uomini. C’è chi deve guarire i lebbrosi o farsi perforare i palmi delle mani per diventare Santo, a lui è bastato chiudere i porti alle ONG. Oggi corre alla velocità della luce, l’opposizione alla velocità del buio, pesto.

A un certo punto è partita un’organizzazione perfetta, la sicurezza ha riposizionato le transenne. Salvini ha preso il microfono: “Chi vuole fare la foto con me si sposti da questa parte.

Sotto i miei occhi si è materializzato qualcosa a cui non avevo mai assistito, un fenomeno di costume politico e popolare incredibile. Un miracolo, in tempi di antipolitica dilagante: mille persone si sono messe in fila per quello scatto, in comunione, in silenzio, in un’attesa che stimolava la preghiera e prolungava il piacere, perchè l’attesa del piacere è essa stessa piacere.

Tenete pronti e già accesi i cellulari. La foto la scatterà uno di noi” si raccomandavano i chierichetti della sicurezza, impegnati a garantire lo scorrere veloce della processione. Quegli smartphone brillavano nelle mani dei fedeli come dei crocefissi. Gli occhi fissavano la luce, qualcuno cadeva preoccupato sulle tacche della carica della batteria.

Uno, due, tre gradini… le persone salivano una alla volta sull’altare.

In mezzo alla scena c’era lui, affiancato dal sindaco di Fontevivo, il ministrante che officiava gli scatti.

Salvini invitava la gente ad avvicinarsi con un sorriso benevolo e un gesto placido della mano. Ai ragazzi toccava i capelli, dalle ragazze riceveva il bacio. Gli altri lo volevano abbracciare, quella mano che ha toccato Matteo e che non sarebbe più stata lavata.

Pochi secondi di estasi. E’ il clic della vita.

La luce del flash era il segnale di doversi allontanare senza indugio, sebbene il braccio fosse ancora proteso verso di lui per negare la separazione. Una pacca sulla spalla, e via! (guarda video sotto!) Bisognava lasciare il posto a un altro, perchè tutti hanno diritto a una possibilità. Tutti gli italiani, ovviamente.

Guardando la fila ho chiesto a una guardia della sicurezza: “Ma è sempre così?

” mi ha risposto con la voce affaticata di chi ha tante ore di sonno arretrate da recuperare.

Verso mezzanotte il serpentone di mille anime si è esaurito.

Tutto è stato compiuto. Tutti sono stati accontentati.

Lui è rimasto lì fino all’ultimo selfie, per più di due ore. Aveva la faccia stanca ma compiaciuta di chi sa di stare dalla parte del bene e di essere entrato nel cuore della gente, che posterà la foto e propagherà il suo verbo e alimenterà il suo culto.

Quindi scende dall’altare.

Nessun notabile ad attenderlo, intorno a lui ancora e solo Popolo. Del resto gli ultimi saranno i primi.

Sparisce nell’oscurità circondato dagli angeli custodi della Digos.

Più scura la notte, più luminose le stelle, più vicino è Dio!

Amen.

Andrea Marsiletti